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Oggi compero un certificato

Mentre la mia personalità di investitore prendeva forma, sorgevano nuove curiosità. E l’unico modo per soddisfarle è stato quello di indagare, soprattutto attraverso chi ne sapeva più di me

di Marco Delugan 29 ago 2008 ore 15:03

Ben conscio del fatto che il metodo che adottavo si sarebbe evoluto e progressivamente modellato alle mie caratteristiche emotive, capii che anche il mezzo attraverso il quale cercavo di esprimere i miei innumerevoli sforzi “tradaioli” assumeva una rilevanza sempre più fondamentale.

Mi misi come già detto alla ricerca di qualcosa che mi permettesse di operare sia al rialzo che al ribasso senza dover necessariamente pagare una percentuale di interessi alle società di intermediazione mobiliare in virtù del prestito di titoli allo scoperto, o che non avesse il problema dei margini a garanzia, quasi sempre molto onerosi, come solitamente accade per i future.

Avevo poi deciso di astenermi ed evitare coefficienti di sensibilità, volatilità ed affini, la mia preparazione era ancora troppo superficiale nonostante la voglia di fare, e il rischio di ingarbugliarsi era piuttosto elevato.

Dopo qualche chiacchierata con il mio mentore di fiducia ecco quindi che ci fu il fatidico incontro: i certificati.

Vi confesso che prima di capire bene come funzionassero per me a completo digiuno di derivati e “limitrofi”, ci volle qualche giorno di full immersion, e come sempre tanta fatica ripagata però dalla gratifica enorme della conoscenza.

I certificati di investimento sono strumenti derivati emessi da banche (Abn amro, Deutsche bank, Banca Aletti sono solo alcune delle diverse emittenti) che ricoprono anche il ruolo di market maker, garantendo in ogni istante durante l’orario di contrattazione liquidità ai prodotti stessi, posizionandosi costantemente a mercato con una proposta in denaro e una proposta in lettera.

Negoziati sul mercato Sedex, permettono di operare su sottostanti come indici, future, tassi di cambio, tassi di interesse e materie prime.

Generalmente quando il sottostante è un future, di questo si considera il più prossimo alla scadenza e per applicarsi ad un investimento in certificati a lungo termine non si può non considerare il rollover spread, cioè il valore pari alla differenza tra il livello del sottostante corrente e quello con nuova scadenza sul quale si appoggerà il certificato, fenomeno che a volte può presentare insidie.

I certificati vengono considerati lineari, nel senso che si muovono seguendo passo per passo il sottostante rappresentandone il prezzo e questo è uno degli aspetti più interessanti, oltre a spread denaro-lettera commestibili.

Permettono la diversificazione del portafoglio e la creazione di posizioni complesse, e a differenza dei covered warrant non sono soggetti a volatilità o declino temporale (Il famoso Theta), e la loro struttura può essere equiparata a call deep in the money.

I certificati si dividono in:

 

  1. investment certificates
  2. leverage certificates


I primi costituiscono una vera e propria alternativa all’investimento del sottostante, mentre i secondi, con il loro effetto leva possono essere sia long che short (Sul sito di Borsaitaliana vengono anche chiamati bull e bear).

Il mio interesse da subito cadde sui certificati con leva, i quali per loro natura meglio si prestano ad operazioni speculative, anche di breve e medio termine.

Scoprii così che i certificati con leva hanno:

  1. uno strike price o current strike, che è il prezzo base del certifcato e rappresenta la parte di capitale risparmiato rispetto ad un investimento diretto sul sottostante;
  2. uno stop loss determinato dall’emittente, oltre al quale il derivato cessa di esistere;
  3. un indice di parità o multiplo, indicante la quantità di sottostante controllata con 1 certificato;
  4. una scadenza, quella del prodotto stesso, che generalmente varia dai 6 mesi ai 2 anni.

 

Generalmente l’attenzione dei più si focalizza sui certificati con l’effetto leva maggiore, che si incrementa generalmente all’avvicinarsi dello stop loss del prodotto.

E’ di fondamentale importanza ricordare che i certificati con leva hanno caratteristiche ben determinate a seconda dell’emittente e possono essere raggruppati in:

  1. Wave
  2. Turbo e short
  3. Minifuture long e short

 

Le prime operazioni fatte mi fecero comprendere immediatamente che per la mia operatività di medio termine non era necessario andare a ricercare una leva esagerata, per potermi permettere di rimanere più a mercato con stop loss più ampi (Intendo quelli determinati dal mio trading system da non confondere con gli stop del prodotto).

Ricordo di un’operazione fatta sul minifuture Dax, una delle non poche sbagliate, nella quale fui costretto ad interrompere l’operatività per evitare il raggiungimento del livello di stop, un piccolo disastro…

E’ stato grazie anche alle sezioni didattiche nel sito del simpatico e competente Pierpaolo Scandurra (www.certificatiederivati.it), che ho potuto conoscere i certificati, e a Pierpaolo porgo un sentito ringraziamento per la disponibilità assoluta dedicatami nelle prime contrattazioni.

Ed è al suo interessante ed esauriente sito che vi rimando se il vostro desiderio di conoscenza è tutt’altro che superficiale.

E come sempre……alla prossima


Matteo Brunelli
mat.brun@alice.it

 

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