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Valute legate alle materie prime: può ancora avere senso?

di La redazione di Soldionline 6 lug 2006 ore 10:04
mercoledì 4 gennaio 2006

La salita dei prezzi delle materie prime (non solo del petrolio) sembra continuare senza soste; i prezzi di oro, argento, platino, nickel, alluminio, ecc. sono tutti vicini a nuovi massimi storici.
Le aspettative di medio periodo sono per una continuazione di questa tendenza, sostenuta dalla sempre maggiore domanda di Cina e India, mano a mano che la crescita economica consentirà a decine di milioni (o forse centinaia) di 'nuovi consumatori' di acquistare automobili, elettrodomestici, servizi essenziali (come luce, gas, telefono, ecc.). Potrebbe quindi avere senso investire in titoli obbligazionari denominati in valute tradizionalmente legate all'andamento delle materie prime

Certo la crescita dei prezzi delle materie prime è stata molto forte negli ultimi due anni, l'idea quindi di puntare ancora sulle materie prime anche se in maniera indiretta, potrebbe sembrare ormai tardiva.
Tuttavia se si osserva l'andamento a lunghissimo termine (si veda il grafico sottostante dell'indice CRB), si può osservare come gli attuali livelli siano uguali ai massimi storici raggiunti nel 1980. Se si considera il valore finanziario del tempo degli ultimi 25 anni, l'attuale livello dei prezzi delle materie prime risulta in termini reali molto meno elevato rispetto a tutti gli anni '80 e a buona parte degli anni '90.




Se la crescita economica di Cina e India continuerà a ritmi sufficienti, potremmo quindi assistere ad una lievitazione dei prezzi delle materie prime anche nei prossimi anni. Se si condivide questo punto di vista, può quindi ancora avere senso investire in quelle valute che maggiormente possono beneficiare di una crescita dei prezzi; in particolare Dollaro Australiano e Dollaro Canadese.

Dollaro Australiano
I fondamentali dell'economia australiana sono abbastanza buoni; la crescita del PIL è superiore al 2,5% e sufficientemente stabile, la disoccupazione vicina al 5% e in costante calo, il Deficit Commerciale (la differenza tra esportazioni ed importazioni) è inferiore al 0,5% del PIL e si sta progressivamente riducendo. Meno positivi i dati sull'inflazione che è in crescita oltre il 3%.
L'elemento che, da un punto di vista fondamentale, è più preoccupante è legato al mercato immobiliare (secondo certi indicatori il più sopravvalutato al mondo), si teme un ripiegamento dei prezzi che potrebbe pesare non poco sull'economia.
L'aumento dei prezzi delle materie prime sta comunque aiutando l'economia australiana, grazie alle esportazioni di carbone, metalli ferrosi, alluminio, oro, petrolio, rame, nickel, gas naturale.

Nel 2005 la valuta australiana ha avuto un andamento tutto sommato poco brillante, rivalutandosi contro Euro in misura assai minore rispetto al Dollaro USA. Il motivo di questo andamento deludente può essere spiegato con prospettive economiche non particolarmente positive.
Negli ultimi quattro anni, a fronte di un'ascesa dei prezzi delle materie prime dell'80% (sempre secondo l'indice CRB) l'AUD si è rivalutato contro Euro di solo l'8%.





Come accennavamo in precedenza, si teme soprattutto un ripiegamento del mercato mobiliare, che potrebbe ridurre la domanda interna di beni e servizi (cioè i consumi) e quindi la crescita economica. La curva dei tassi sta già anticipando questo scenario, con una forma decisamente piatta (simile a quella inglese) con livelli molto simili per tutte le scadenze tra 5,60% e 5,65%.

In conclusione, le prospettive per un investimento obbligazionario in Dollari Australiani sono contrastanti; da un lato il livello dei tassi di interesse è più elevato rispetto ai bond in Euro e potrebbe in futuro ridursi (facendo salire i prezzi dei titoli). Il AUD inoltre si è rivalutato decisamente poco negli ultimi 12 mesi ignorando di fatto la crescita dei prezzi delle materie prime, il che potrebbe rappresentare un'opportunità.
Gli aspetti più problematici sono legati ad un possibile calo della domanda interna e ad un calo dei tassi di interesse, che potrebbe indebolire la valuta australiana.
Nel complesso, solo se dovesse continuare la crescita dei prezzi delle materie prime l'investimento in bond in AUD potrà dare rendimenti interessanti; il rischio di ritorni negativi, se si realizzeranno scenari meno positivi, è comunque a nostro parere abbastanza elevato.

Dollaro Canadese
I fondamentali dell'economia canadese sono in deciso miglioramento; la crescita del PIL è stabilmente sopra il 3%, la disoccupazione in progressivo calo sotto il 6,5%, il Surplus Commerciale (la differenza tra esportazioni ed importazioni) è superiore al 1% del PIL e in costante aumento. L'inflazione che è stabile attorno al 2%.
In effetti, non sembrano esserci in questo momento aspetti particolarmente preoccupanti per l'economia canadese, che anche grazie all'aumento dei prezzi delle materie prime sta costantemente migliorando i propri fondamentali. Il Canada esporta soprattutto petrolio, gas naturale, metalli ferrosi, oro e nickel.

Nel 2005 la salute dell'economia canadese è stata premiata dai mercati valutari, con rivalutazioni significative contro tutte le principali divise (incluso il USD). Contro Euro la rivalutazione è stata del 14% da maggio 2005.
Osservando l'andamento più nel lungo periodo tuttavia, le quotazioni del Dollaro Canadese sono di fatto tornate su livelli di inizio 2002, quando l'indice CRB delle materie prime era dell'80% più basso.





I tassi di interesse sono in progressiva salita, con la Banca Centrale che sta operando una serie di rialzi (sulla scia della FED). Attualmente i tassi a breve termine sono al 3,50% e quelli a lungo termine al 4,60%. Le obbligazioni con scadenze superiori ai 3 anni tuttavia, sembrano aver già raggiunto un livello di rendimento che dovrebbe consentire una sufficiente stabilità dei prezzi nei prossimi 6-12 mesi.

In conclusione, non ci sono aspetti fondamentali che sconsiglino l'investimento in bond denominati in Dollari Canadesi. Il rischio maggiore, vista l'entità della rivalutazione della valuta negli ultimi mesi, è una correzione di natura tecnica innescata da prese di profitto o da un calo dei prezzi delle materie prime.
Su correzioni di una certa entità (4% - 6%) tuttavia, l'investimento in obbligazioni denominate in Dollari Canadesi potrebbe rappresentare un'opportunità molto interessante per investitori basati in Euro.




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