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Un focus sull'Islanda

Sui problemi della Corona islandese abbiamo già parlato diffusamente in passato (l’ultima nostra analisi risale al 21 maggio scorso). Le criticità di questo piccolo paese sono essenzialmente due; da un lato il forte deficit di Bilancia Commerciale (la differenza tra esportazioni ed importazioni) degli ultimi anni ha creato i presupposti...

di La redazione di Soldionline 19 giu 2008 ore 15:05

Le criticità di questo piccolo paese sono essenzialmente due; da un lato il forte deficit di Bilancia Commerciale (la differenza tra esportazioni ed importazioni) degli ultimi anni ha creato i presupposti per una massiccia svalutazione della valuta, ciò a sua volta ha messo in difficoltà le principali banche del paese che avevano finanziato la forte crescita attraverso operazioni di indebitamento in valuta.
L'Islanda quindi (che fino a poche settimane fa manteneva un Rating di Aaa/AAA), si è trovata e continua a trovarsi in una situazione di estrema difficoltà, con la fuga degli investitori esteri che rischia di mettere in crisi il sistema bancario nazionale.
Questa situazione di crisi con motivazioni del tutto specifiche, si è ulteriormente acuita nelle ultime settimane a causa della generale incertezza dei mercati che sembra essere tornata sui livelli massimi di fine marzo.

Le contromisure delle autorità islandesi, che inizialmente avevano cercato di frenare il tracollo della Corona alzando i tassi di interesse, sembrano ora indirizzarsi verso una direzione dai noi ipotizzata tempo fa, cioè la possibilità di ricorrere all'indebitamento. A livello di nazione infatti l'Islanda ha un debito molto ridotto ed è quindi questa una delle poche leve disponibili per arginare la situazione.
Dopo aver annunciato un accordo con altre Banche Centrali del Nord Europa (in particolare Norvegia, Svezia e Danimarca) per acquistare sul mercato Corone Islandesi fino a 1,5 miliardi di Euro in controvalore, il Governo Islandese ha approvato un legge che consentirà di emettere obbligazioni in valuta fino ad un massimo di circa 7 miliardi di Euro.
Questa possibilità, se come sembra sarà sfruttata, consentirà al piccolo paese nordico di triplicare le riserve valutarie, consentendo quindi di fronteggiare con molte maggiori possibilità finanziarie, sia la crisi della valuta, sia la potenziale crisi dei maggiori istituti bancari domestici (che potrebbero aver bisogno di questa disponibilità in valuta per rimborsare i propri prestiti).
In pratica quindi si va delineando una scenario (che ipotizzavamo già alcuni mesi fa), nel quale lo Stato Islandese, finora estremamente "virtuoso" sul fronte del debito, si sostituirà (o almeno garantirà) le banche islandesi, che invece negli ultimi anni hanno adottato politiche di indebitamento in valuta certamente eccessive.
E' evidente che il "prezzo" che l'Islanda dovrà pagare se questo scenario si verificherà, sarà quello di avere un debito pubblico assai maggiore di quello attuale (si potrà arrivare a circa il 40% del PIL), per contro verrà forse evitato il collasso del sistema finanziario domestico.
In quest'ottica, la strada che sembrano aver intrapreso la Banca Centrale ed il Governo islandese dovrebbe quantomeno attenuare il nervosismo sulla valuta e sui titoli sia azionari che obbligazionari delle banche islandesi.

 

In effetti, almeno per il momento, così non è stato e dopo un breve e parziale recupero sia la Corona Islandese che i titoli delle banche sono tornati vicino ai minimi assoluti.
L'impressione è che in questo momento stia prevalendo la generale sfiducia e nervosismo dei mercati sugli aspetti più specifici. Questa considerazione ci sembra confermata anche dal fatto che sui due aspetti fondamentali che dovrebbero influenzare le decisioni degli investitori, le ultime settimane hanno comunque registrato un miglioramento della situazione.
Da un lato, il dato sulla Bilancia Commerciale ha registrato un netto miglioramento rispetto al mese precedente, ed ha soprattutto confermato la tendenza alla riduzione degli ultimi mesi. Questo dovrebbe mettere (almeno teoricamente) meno pressione a ribasso sulla valuta islandese.

Dall'altro lato, le riserve valutarie della Banca Centrale Islandese sono decisamente aumentate (probabilmente anche grazie all'accordo con le altre Banche Centrali del Nord Europa), dando quindi maggiori garanzie che in caso di crisi di liquidità del sistema bancario domestico le Istituzioni saranno in grado di intervenire.

In conclusione, i provvedimenti già attuati e quelli in corso di attuazione dovrebbero dare maggior tranquillità agli investitori, consentendo un recupero sia della valuta, sia delle obbligazioni bancarie islandesi. Data la generale situazione di mercato però, non sembra esserci alcuna certezza che ciò si possa verificare in tempi brevi. Per gli investitori su questi strumenti (come su tanti altri), non rimane che attendere con pazienza una fase meno caotica ed emotiva, oppure decidere di sopportare forti minusvalenze e chiudere le posizioni

 

a cura di JC&Associati

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