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Strategie equity: anticipare i mercati con i dati macroeconomici

di La redazione di Soldionline 6 ott 2006 ore 09:14

5 ottobre,

Il punto fermo dei nostri reports, indipendentemente dall'argomento, è cercare di interpretare le principali variabili in gioco.
Individuando correttamente tali variabili, sia che si tratti di inquadrare un indice azionario, un settore o una singola società, è possibile poi inquadrare il catalyst che successivamente influenzerà il prezzo di mercato.
I catalyst ovviamente possono essere diversi, e possono cambiare sempre anche per la medesima asset class. Soprattutto, non è mai possibile prevedere la tempistica degli eventi che si rileveranno successivamente price-sensitive.
Il compito di un buon analista è quello di riuscire in un arco temporale accettabile a capire l'importanza dell'evento in questione una volta manifestatasi e, quindi, il suo impatto sul prezzo.
Nondimeno in mancanza di eventi catalizzanti forti, le asset class non sono abbandonate a se stesse, ma seguono i fondamentali.
Ragione per cui è comunque importante tenere sotto controllo e in modo corretto i principali dati macroeconomici, oltre a quelli che a seconda della fase di mercato possono rivelarsi maggiormente sensibili.


Dati rilevanti e non rilevanti

I dati macroeconomici come per le altre asset class sono una guida anche per il comparto azionario.
Soprattutto sono price sensitive il livello dei tassi a lungo termine (perché influenza i modelli di valutazione) e la stagione degli utili.
La seconda è determinante sia nel breve che nel lungo termine (dove per lungo termine possiamo considerare l'anno ovvero tre o quattro earning seasons consecutive).
Nel breve una earning season buona o cattiva influenza in media l'andamento dei prezzi per tre mesi, ovvero fino a quella successiva.
Al contrario, due o tre earning seasons dello stesso tenore, possono determinare un trend di fondo che, al di la di brevi fasi contrarie, potrebbe durare anche alcuni anni.

Tornando ai dati macroeconomici non ha senso a nostro avviso fare una classificazione per importanza, posto che si parli sempre di quelli statunitensi, perché pur identificando facilmente quelli storicamente più rilevanti (indice ISM, inflazione al consumo esclusa la componente alimentare ed energetica, i nuovi occupati non agricoli, oltre a tutti i comunicati della FED), a seconda delle fasi di mercato ve ne sono alcuni che il mercato guarda momentaneamente con maggiore attenzione.


La congiuntura economica e gli indici azionari oggi

Cercare di Interpretare correttamente la situazione attuale, non è a nostro avviso un esercizio puramente teorico.
E' al contrario estremamente pratico, perché permette di capire quali rischi o quali ricompense possano esserci a seconda del prevalere di uno scenario o di un altro.
Con tutte le conseguenze immaginabili sul proprio portafoglio.
Attualmente, da una crescita a livello mondiale prevista alcuni mesi fa dal Fondo Monetario Internazionale al 4,9% (il Nirvana dei mercati), siamo passati a timori di recessione, a causa del petrolio e di buona parte delle altre materie prime, arrivate mediamente a prezzi insostenibili per le imprese e i consumatori.
Investitori, analisti e osservatori dei mercati in genere, sono quindi in questa fase più che mai equamente divisi tra ottimisti e pessimisti.
Posto che quasi nessuno ritiene che le materie prime non avranno un qualche tipo di impatto negativo sulla crescita, i primi credono prevarrà un rallentamento morbido (soft landing), i secondi prevedono un atterraggio duro (hard landing).

Pur non entrando in questa precisa occasione nel merito (anche se le attuali condizioni assegnano sicuramente maggiori probabilità al soft landing) evidenziamo alcuni dati (ovviamente negli Stati Uniti) che a nostro avviso ha senso monitorare molto attentamente nei prossimi mesi.
I tre dati sono nell'ordine: la Consumer Confidence Index, le nuove case vendute e le nuove automobili vendute.
Il legame tra i dati è ovvio.
I consumi sono in media la componente più rilevante del Pil, quindi è importante che la fiducia tenga per capire quanto sia serio o meno il rischio di una recessione.
Ma in questa fase oltre al costo della benzina e della bolletta energetica, che cosa potrebbe influenzare negativamente le decisioni di acquisto dei consumatori?
A nostro avviso l'elemento chiave è il mercato immobiliare che negli Stati Uniti restituisce liquidità al sistema famiglie nel momento in cui i prezzi salgono e la ritira (per il reintegro del valore del mutuo) nel momento in cui i prezzi dovessero scendere.
Da un lato il mercato immobiliare viene ritenuto storicamente caro, dall'altro vi sono dei dubbi su quanto mediamente possa scendere.
Tale dinamica ovviamente è importantissima e viene evidenziata dalle nuove case vendute.
Infine un altro modo indiretto per misurare l'umore dei consumatori deriva dalle automobili vendute.
E' vero che il caro-benzina impatta negativamente, ma è altresì importante che vi sia una certa stabilità in termini di automobili vendute. Altrimenti le sorti di marchi come GM e Ford già in difficoltà finanziarie con i rispettivi fondi pensione, potrebbero ulteriormente peggiorare.
Una crisi conclamata dei marchi storici, oltre all'impatto sul loro indotto e sull'occupazione, potrebbero infatti causare una momentanea sfiducia nel Sistema America e nel suo sistema previdenziale, con un impatto potenzialmente catastrofico sulla congiuntura.



Partiamo dal Consumer Confidence Index dato istituito nel 1985 con base 100.
Il dato è costruito su un campione di 5000 famiglie.
La correlazione con l'S&P non è elevata, perchè si arriva a venti anni a 0,12 e, ad un più rassicurante 0,226 a cinque.
In questa fase il dato, per le ragioni suddette, diviene a nostro avviso ancora più significativo per spiegare il futuro comportamento degli indici azionari.



Il New Home Sales Index è espresso in migliaia ed è stato istituito nel 1963.
La correlazione con l'S&P in realtà in passato è stata bassa, con 0,085 a venti anni e 0,067a cinque.
In questa fase è importante per capire la dinamica del mercato immobiliare.





Infine i New Motor Vehicle sales dato mensile istituito nel 1976, ed espresso nel dato annualizzato in milioni di autovetture.
Il dato viene spaccato nel totale e nella componente domestica, che include solo i marchi nordamericani.
Importante nella fase attuale per verificare il reale impatto del caro-benzina sulle abitudini dei consumatori e per cercare di prevedere le sorti di Ford e GM.
La correlazione con l'S&P è negativa, come dire che nel medio periodo il dato non spiega per nulla il suo comportamento.





Infine riepiloghiamo le tutte le correlazioni e mettiamo i diversi dati a confronto con l'S&P.


Correlazione dal 1986 (m)S&P 500Consumer ConfidenceCase venduteAuto Vendute
S&P 5001,0000,1200,085-0,049
Consumer Confidence0,1201,0000,0820,072
Nuove case vendute0,0850,0821,0000,171
Nuove auto vendute-0,0490,0720,1711,000
Correlazione dal 2000 (m)S&P 500Consumer ConfidenceCase venduteAuto Vendute
S&P 5001,0000,2260,067-0,015
Consumer Confidence0,2261,0000,011-0,065
Nuove case vendute0,0670,0111,0000,084
Nuove auto vendute-0,015-0,0650,0841,000


Conclusioni

In una fase confusa come quella attuale è a nostro avviso importante focalizzarsi sui dati maggiormente price-sensitive.
Dopo avere monitorato attentamente il livello dei tassi a breve termine e soprattutto a lungo termine, il mercato torna ora a focalizzarsi sul consumatore e sulla tenuta dei consumi.
Il Consumer Confidence Index un dato storicamente non particolarmente correlato con l'S&P, diviene così estremamente rilevante.
E' possibile anticipare il comportamento di questo dato?
La risposta è a nostro avviso positiva e un attento monitoraggio delle nuove case e delle auto vendute, potrebbe aiutare allo scopo
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