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Strategie di investimento: i metalli preziosi

In alcuni recenti report ci siamo già ampiamente occupati di diversi interessanti aspetti di investimento sulle principali categorie di materie prime. Abbiamo analizzato i diversi elementi che ne contraddistinguono le dinamiche di prezzo, la correlazione con variabili chiave quali l’inflazione e gli indici azionari...

di La redazione di Soldionline 26 ott 2007 ore 13:00






...le implicazioni di carattere strategico, i pro e i contro di un loro impiego nella gestione di portafoglio.
Vogliamo ora soffermarci su una categoria di commodities che sembra, in quest ultimo periodo, essere tornata
in auge tra gli investitori: i metalli preziosi.

I metalli preziosi

Il Platino

Si tratta di un metallo che è possibile trovare allo stato nativo, oppure può essere prodotto industrialmente della lavorazione dei minerali di nickel.
Il platino è usato in gioielleria, nella realizzazione di attrezzi da laboratorio, di contatti elettrici, in odontoiatria e nella realizzazione dei dispositivi anti-inquinamento delle automobili.


Fonte: Bloomberg

L'oro

L'oro è un metallo molto tenero, che per poter essere lavorato normalmente ha spesso bisogno di essere legato ad altri metalli, rame e argento sopra tutti.
L'oro e le sue leghe sono usati in gioielleria, nel coniare monete e sono uno standard di cambio valutario per molte nazioni. Grazie sua resistenza alla corrosione ed alle sue notevoli proprietà elettriche, sta trovando sempre più spazio anche in applicazioni industriali.


Fonte: Bloomberg

Il Palladio

È un metallo pesante raro, di aspetto bianco-argenteo, del gruppo del platino a cui somiglia anche chimicamente: viene estratto principalmente da alcuni minerali di rame e nichel. I suoi usi più comuni sono nell'industria del petrolio, come catalizzatore, e in gioielleria.


Fonte: Bloomberg

L'argento

L'argento è il migliore conduttore di elettricità e di calore tra tutti i metalli. Anch'esso trova svariate applicazioni industriali, soprattutto in fotografia, gioielleria e nella monetazione.


Fonte: Bloomberg

Due sono le considerazione che possiamo fare a proposito di questi quattro metalli.
La prima e più immediata è che negli ultimi 12 mesi il loro prezzo è aumentato considerevolmente, segnalando un chiaro trend rialzista che sembra al momento lontano dall'esaurirsi.
La seconda, a nostro avviso molto importante, è legata all'elemento fondamentale che distingue l'oro dagli altri metalli preziosi.
Il primo è, tra tutti, quello più abbondantemente presente in natura e probabilmente il meno impiegato, per ovvie ragioni di prezzo, nei processi industriali.
Platino, Palladio e Argento, invece, sono presenti in natura soltanto in piccole quantità, mentre vengono in gran parte estratti come sottoprodotti di altri minerali. Al tempo stesso, il loro impiego nei processi industriali, soprattutto da parte dell'industria tecnologica, diventa sempre maggiore.
La scarsa elasticità del processo produttivo di questi metalli, unita alla crescente domanda, potrebbe dunque innescare nel futuro un trend rialzista che li renderebbe in prospettiva anche più interessanti rispetto all'oro, la cui domanda è legata essenzialmente a settori specifici come l'oreficieria.

Le correlazioni con gli indici e con il dollaro

Abbiamo condotto un'analisi delle correlazioni tra le quotazioni spot degli ultimi 14 anni e due variabili : l'indice S&P 500 ed il dollar index.
Il primo è l'indice azionario di riferimento negli Stati Uniti. Il secondo è un indice che riassume l'andamento del dollaro rispetto alle principali valute del mondo, rappresentate ognuna con un peso proporzionale alla propria importanza relativa: Euro, Yen, Sterlina, Dollaro Canadese, Franco Svizzero,Corona Svedese.

I risultati sono riassunti nei grafici che seguono.

Tutti i metalli presentano una correlazione negativa con il dollar index, correlazione particolarmente accentuata nel caso dell'oro (-0,41). Questo dato si spiega agevolmente con il fatto che il dollaro è la valuta di denominazione di tali commodities. Si conferma dunque un andamento inverso del loro prezzo rispetto alla quotazione del dollaro.



La correlazione con l' S&P 500, come già visto in un report precedente a proposito dell'oro, si conferma piuttosto bassa anche per gli altri metalli preziosi, anche se non esattamente nulla come nel caso dell'oro. Quest'ultimo si conferma dunque un bene rifugio, mentre il dato di palladio e argento, pari rispettivamente a 0,12 e 0,15, sembrerebbe confermare la loro particolare natura.
La loro domanda appare cioè maggiormente legata rispetto all'oro al ciclo economico e, attraverso questo, agli indici di borsa.
Anche il dato della volatilità annualizzata risulta per questi due metalli peculiare rispetto agli altri. Mentre il platino e l'oro presentano infatti una volatilità piuttosto contenuta e in linea con quella dell' S&P 500, argento e palladio presentano un valore particolarmente elevato, pari rispettivamente al 24,36% e al 34,80%.



Concludendo, dall'analisi dei dati emergono delle indicazioni potenzialmente interessanti per chi volesse investire in questa categoria di commodities.
Il trend rialzista che questi metalli stanno sperimentando sembra particolarmente interessante soprattutto per argento e palladio. Le dinamiche della domanda sembrano infatti più strettamente legate alle esigenze del sistema produttivo, mentre il sistema di offerta appare tendenzialmente piuttosto rigido.
Tutto ciò potrebbe in teoria scaricarsi sui prezzi di questi due metalli. Le stesse considerazioni si possono applicare, in misura minore, anche al platino.
L'oro appare invece maggiormente scollegato rispetto a tali dinamiche, e legato all'andamento del dollaro, rispetto al quale mostra una correlazione negativa molto elevata. Il suo trend in gran parte continuerà quindi a dipendere dalla valuta statunitense (cui potremmo in minima parte aggiungere la tradizionale ma oramai ridotta funzione di bene-rifugio), il cui indebolimento negli ultimi 12 mesi ne ha notevolmente penalizzato la performance netta in euro.
A differenza dell'oro, gli altri metalli preziosi hanno una più limitata correlazione inversa con il dollaro (soprattutto il palladio), per cui non è assolutamente detto che ad un eventuale riapprezzamento della valuta statunitense debbano scendere proporzionalmente, vanificando per l'investitore in euro il possibile recupero di un dollaro a nostro avviso sempre più sottovalutato.
Argento, palladio, in misura minore il platino (a seguito della recente performance) e in misura ancora minore l'oro (a seguito dello stretto legame con il dollaro), ci sembrano perciò un interessante mix tra ciclo economico, dinamiche di mercato, bene rifugio. Con la possibilità che l'attuale trend rialzista possa continuare in futuro anche indipendentemente dall'andamento del dollaro (con qualche riserva nel caso dell'oro).
Il loro utilizzo in un portafoglio azionario, soprattutto a fronte di future possibili fasi di consolidamento, in un'ottica di riduzione del rischio della componente azionaria ci sembra perciò potenzialmente ancora interessante.


    a cura di JC&Associati

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