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Sono realistici i timori di bolla speculativa per gli indici azionari?

Negli ultimi mesi il principale interrogativo di alcuni investitori e di una parte della stampa specializzata, a proposito dell’andamento dei mercati azionari e dei forti rialzi messi a segno dagli stessi nell’ultimo quinquennio, era se fossimo tornati o meno a ridosso di una “bolla speculativa”.

di La redazione di Soldionline 24 ago 2007 ore 18:06






Con i principali indici borsistici tornati sui livelli del marzo 2000, o addirittura su nuovi massimi, si è paventato infatti da più parti che potesse ripetersi quanto accadde in quella fase di mercato, in cui i mercati azionari, dopo aver toccato valori massimi, subirono un vero e proprio tracollo, seguito da una fase ribassista piuttosto lunga (anche a causa di eventi contingenti come gli attacchi terroristici dell'11 settembre).
Al di là di ragioni puramente tecniche (doppio massimo 2000-2007), nella fase attuale la situazione micro e macroeconomica è sostanzialmente diversa, anche se permangono alcune variabili a rischio, come un eccesso di leva finanziaria nel sistema.
Osservandole attentamente, infatti, le due fasi di mercato appaiono molto diverse dal punto di vista dei fondamentali aziendali ed economici.
Nel 2000, infatti, si arrivava da una fase di espansione dei multipli, con l' S&P 500 ed il FTSE 100 che quotavano, rispettivamente, 33 e 30 volte gli utili a fine anno, dopo avere toccato valori molto più elevati nella fase di picco dei primi mesi dell'anno.
Gli utili societari non giustificavano, dunque, le quotazioni raggiunte nel 2000, circostanza che spinse in seguito molti analisti (la maggiore parte solo a posteriori...) a dipingere la situazione creatasi appunto come una 'bolla speculativa'.
Dopo l'esaurirsi della fase ribassista seguita agli eventi del 2000, i corsi azionari hanno vissuto una lunga fase rialzista, mettendo a segno, nel quinquennio 2002-2007 performance significative (l'Europa aveva toccato il minimo solo nel marzo 2003, a differenza degli indici statunitensi che avevano già cominciato una fase di rimbalzo).

La successiva tabella ci offre un riepilogo degli incrementi realizzati dai più importanti indici dei principali paesi industrializzati nel periodo in oggetto (2002-2007).


    Negli ultimi 5 anni (agosto 2002/agosto 2007), i principali indici dei paesi occidentali hanno conseguito una performance media intorno al 50%, l'indice Giapponese Topix è cresciuto del 60% circa, mentre la parte del leone l'ha fatta la Cina, con gli indici Hang Seng China Affiliates (A-Shares) e China Enterprise (H-Shares) cresciuti, rispettivamente, del 264% e del 533%.
    Ovviamente a seconda del giorno, per non dire della settimana o del mese che si considera, la performance può essere molto diversa, considerando che non tutti gli indici hanno toccato i minimi nello stesso momento.
    L'Europa ad esempio aveva continuato a scendere fino al successivo 11 marzo 2003, per cui la performance ad oggi sarebbe molto più consistente a partire da quella data, anziché dai 5 anni presi come riferimento.

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