NAVIGA IL SITO

Small cap vs Big Cap

La classificazione dei titoli azionari in base alla loro capitalizzazione di mercato, porta tradizionalmente a suddividerli in grandi capitalizzazioni (oltre i 10 miliardi di dollari), mid cap (tra i 2 e i 10 miliardi), small cap (tra 300 milioni e 2 miliardi) e micro cap (tra 50 e 300 milioni).

di La redazione di Soldionline 28 set 2007 ore 10:14






        Si tratta di una classificazione che è variata e probabilmente varierà ancora nel corso del tempo.
        Nei primi anni '80, ad esempio, un'azienda con una capitalizzazione di mercato di 1 miliardo era considerata una big cap, mentre oggi potrebbe tranquillamente rientrare tra le small.
        Al di là dell'elemento dimensionale, le big cap sono le società che per diverse e comprensibili ragioni catturano maggiormente l'attenzione del mercato, anche per via del fatto che è a loro che si rivolge, in massima parte, l'offerta di servizi dell'industria dell'investment banking.
        Ciò nonostante, in termini numerici, le grandi capitalizzazioni rappresentano solo una piccola parte del totale delle azioni quotate sui listini.
        La maggior parte di esse, infatti, sono piccole e medie capitalizzazioni.
        In questo report analizziamo le performance relative di queste due categorie di azioni su diversi orizzonti temporali e in diversi mercati, cercando di interpretare questi risultati alla luce delle indicazioni della teoria economica, da cui vogliamo partire.

        Quest'ultima ci suggerisce, infatti, che nel medio-lungo periodo le piccole capitalizzazioni possono dare maggiori rendimenti all'investitore rispetto alle grandi, rivalutandosi in maniera più consistente.



        Dietro a performances così differenti ci sono almeno due considerazioni rilevanti.
        La prima è senza dubbio legata ad un tasso di crescita degli utili superiore.
        Le grandi aziende possono infatti difficilmente sostenere dei tassi di crescita degli utili elevati, ed è fisiologico che nel lungo periodo vadano incontro ad un 'appiattimento' degli stessi.
        Le aziende più piccole, al contrario, si caratterizzano per una crescita rapida del fatturato, che nelle storie di successo si traduce, nel giro di alcuni anni, in un flusso di utili robusto.
        La seconda ragione è legata al Capital Asset Pricing Model, il quale ci suggerisce che la maggiore rischiosità dell'investimento in small cap (rappresentata da un maggiore valore del coefficiente beta), deve necessariamente tradursi in un maggior rendimento di medio-lungo periodo, pur essendo probabili delle forti oscillazioni di prezzo nel breve termine. Considerato infatti che nella maggiore parte dei casi il flottante delle small cap è basso, questi titoli possono patire una forte volatilità, oltre a risultare relativamente poco liquidi.

        Il grafico di fonte Bloomberg riportato in alto conferma le considerazioni svolte.
        L' S&P 500 è un indice pesato per capitalizzazione, nel quale sono rappresentati tutti i principali settori dell'attività economica.
        L'S&P 600 small cap index è un indice, anch'esso pesato per capitalizzazione, che misura la performance di 600 aziende di piccola capitalizzazione.
        Su un arco temporale di 10 anni, l'S&P 600 small cap index ha sovra-performato l' S&P 500 del 66,20%, con una performance annualizzata del 9,94%, contro il 6,74%.

        Il comportamento di queste due categorie di azioni può risultare poi molto diverso nelle differenti fasi di mercato.
        Nelle fasi rialziste, infatti, le small cap tendono a sovraperformare, mentre nelle fasi di consolidamento/correzione le piccole capitalizzazioni soffrono il beta mediamente più elevato, la minore liquidità e, soprattutto, la minore propensione al rischio del mercato. Ed avviene il cosiddetto 'fly to quality, in cui i grandi investitori istituzionali tendono a preferire le società a grande capitalizzazione rispetto alle piccole, indipendentemente dalle prospettive.
        Esattamente ciò che è accaduto negli ultimi due mesi, in cui l'indice Star della borsa di Milano ha pagato il 7,50% in termini di minore performance rispetto all'indice delle blue chips, il Mib 30, come si può vedere dal grafico sottostante.


      Fonte: Bloomberg

          Le small cap statunitensi, tuttavia, pur sperimentando una dinamica simile, hanno già visto rientrare questo differenziale di rendimento tra le due dimensioni aziendali, come si può vedere dal grafico n°3.
          La differenza di performance negli ultimi due mesi tra S&P 500 ed S&P 600 small cap è infatti pari ad appena lo 0,86%.

          Possiamo perciò ipotizzare che, nei prossimi mesi, anche in Italia le piccole capitalizzazioni possano sovra-performare le grandi.

          Al riguardo va detto, tuttavia, che le nostre small cap partivano da valutazioni relative più elevate in termini di rapporto price/earning.
          Il P/E dell'indice Star è infatti pari, dopo questa fase di storno, a circa 25,92x gli utili stimati per l'anno in corso, contro il 23,61x dell' S&P 600 dopo il rimbalzo.

        Fonte: Bloomberg
          Questa circostanza quindi potrebbe aver contribuito ad un differenziale così ampio, anche se la chiave di lettura che preferiamo, è semplicemente una minore propensione al rischio degli investitori istituzionali sul nostro mercato, rispetto agli Stati uniti o ad altre aree geografiche (Asia).
          E' lecito dunque per i prossimi mesi attendersi sul nostro listino, qualora lo scenario macroeconomico dovesse almeno in parte rasserenarsi, una performance delle piccole capitalizzazioni (con le debite differenze in proporzione alle aspettative), superiore a quella delle grandi capitalizzazioni.

a cura di JC&Associati

    Leggi gli Articoli precedenti


    Per ulteriori analisi e commenti registrati gratis cliccando qui



    JC Investimenti è un servizio di consulenza on-line rivolto a investitori privati e istituzionali realizzato da analisti indipendenti di provata professionalità ed esperienza. I principali obiettivi di JC Investimenti sono:
    " fornire analisi e commenti indipendenti sui mercati finanziari, attraverso Report periodici e interpretazioni in tempo reale dei principali avvenimenti economici;
    " segnalare corrette strategie di investimento attraverso "Portafogli Consigliati" aggiornati in tempo reale. Per corrette strategie di investimento si intende un insieme di scelte che consentano un'adeguata distribuzione dei rischi e diano la possibilità di ottenere rendimenti superiori alla media del mercato;
    " contribuire ad una maggiore consapevolezza degli investitori sulle opportunità, i rischi, gli errori e i casi di disinformazione più frequenti del mondo del risparmio;
    " aggiornare gli abbonati sui principali temi normativi, legali e fiscali legati al mondo del risparmio.
    Il servizio JC Investimenti non promette rendimenti favolosi ma mette in condizione gli iscritti di effettuare le scelte di investimento con maggiore cognizione di causa, evitando situazioni che potrebbero mettere a rischio la consistenza del proprio patrimonio.
    Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.

    Guide Lavoro

    Fattura elettronica, chi ha l'obbligo di emetterla e come deve adempiervi

    La fattura elettronica è il documento fiscale telematico che deve essere emesso per la cessione di un bene o la prestazione di un servizio. Tutto quello da sapere

    da

    ABCRisparmio

    Bonus bebè 2020: come fare domanda, requisiti e importi

    Bonus bebè 2020: come fare domanda, requisiti e importi

    Dal 2020 possono usufruire dell’assegno mensile di sostentamento, meglio noto come “Bonus Bebè”, tutte le famiglie senza limiti reddituali Continua »