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Novità dai Tango Bond

Per l’ennesima volta, fioriscono le indiscrezioni circa un possibile scambio che l’Argentina potrebbe presto proporre per i Tango Bond

di Redazione Soldionline 25 set 2009 ore 14:13
Articolo a cura di Nicola Pegoraro

Titoli di stato


Anche se i tassi di interesse sulle obbligazioni governative tedesche, il riferimento per tutta l’area Euro, non sono molto diversi rispetto al mese di luglio, la situazione del mercato finanziario è ormai parecchio migliorata rispetto all’inizio dell’estate. I titoli del debito pubblico italiano (ma anche quelli greci e portoghesi, tanto per citare due paesi del Sud Europa) hanno ormai rendimenti decisamente più ridotti, soprattutto grazie alla notevole riduzione del premio per il rischio implicito richiesto dal mercato.
Sul mercato italiano, questo fenomeno ha investito principalmente  i BTP ed i CCT, ma molto meno i Buoni del Tesoro legati all’inflazione, tanto che gli investitori istituzionali che sono in grado di porre in essere contratti di interest rate swap su questo tipo di carta ottengono, proprio attraverso uno swap di copertura, rendimenti anche di 50 centesimi superiori a quelli dei BTP a cedola fissa di pari durata.
Questo lascerebbe pensare che i BTPi (così vengono definiti i BTP legati all’inflazione) abbiano margine per apprezzarsi, per lo meno grazie al restringersi di tali differenziali.   

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Corporate

La situazione delle ultime settimane conferma le attese di chi vede il peggio della crisi ormai alle nostre spalle. Si potrebbe quasi dire che il mercato del debito societario di qualità sia stato contagiato da un entusiasmo senza precedenti.

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Un po’ tutti i segmenti ne stanno beneficiando, ma un segmento più di altri sta vivendo una fase di particolare attenzione da parte degli investitori istituzionali, quello dei covered bond o obbligazioni bancarie garantite. Si tratta di uno strumento assai consueto ed importante per i volumi di emissione in paesi come la Germania e la Danimarca, ma certamente meno comune in Italia, dove la legislazione che lo ha istituito data del 2005 e pochissime sono state le emissioni, almeno fino ad oggi. In sostanza, un covered bond è un bond bancario assistito da una specifica garanzia costituita da prestiti ipotecari o da finanziamenti ad enti pubblici. Chi detiene queste obbligazioni sa di poter contare sia sul merito creditizio dell’emittente bancario, sia sulla garanzia costituita dai prestiti. In questo modo, anche in caso di insolvenza dell’emittente, il portatore può rivalersi sui beni impegnati in garanzia (inaccessibili agli altri creditori) e ridurre al minimo o azzerare le perdite anche in scenari estremamente negativi, come quelli legati all’insolvenza dell’emittente. Siccome il rischio di credito è ridottissimo, questo genere di emissione gode spesso del massimo rating possibile da parte delle tre maggiori agenzie di rating, AAA/Aaa/AAA. Le ultime emissioni, per lo più riservate agli investitori  istituzionali, stanno incontrando un travolgente successo, dopo mesi in cui il comparto era stato quasi inerte e non era stato facile portare nuove operazioni sul mercato.

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High Yield

Si stanno leggermente riprendendo le quotazioni dei bond in default emessi dalle banche islandesi, specie quelli di Glitnir, mentre quelli di Landsbanki, la banca che sembra più difficile da ristrutturare, sono rimasti indietro.Ecco qualche quotazione indicativa per obbligazioni in euro non subordinate:

KAUPTHING          21
GLITNIR        24   
LANDSBANKI     5,5

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Emergenti

Notevolissima la ripresa messa a segno nelle ultime settimane dai bond argentini ristrutturati, come i par ed i discount.

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Per l’ennesima volta, fioriscono le indiscrezioni circa un possibile scambio che l’Argentina potrebbe presto proporre ai cosiddetti “hold-outs”, ossia quegli investitori che, non avendo accettato la ristrutturazione del 2005, sono rimasti esclusi dai pagamenti assicurati dal paese sudamericano a chi, invece, aveva accettato quell’offerta.
L’autorevole Wall Street Journal, il 20 settembre, ha rilanciato voci non del tutto nuove circa una proposta, a cui avrebbe lavorato l’inglese Barclays e che prevederebbe termini non dissimili dalla ristrutturazione del 2005. Si parla, infatti, di uno scambio dei vecchi bond con nuovi  bond ristrutturati e con Warrant che danno diritto a ricevere pagamenti qualora il Pil del paese cresca a ritmo sostenuto.
Il giornale riferisce che quasi il 40% degli hold-outs avrebbe dato un assenso di massima.

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