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Listini azionari e prezzi delle obbligazioni: una relazione altalenante

Alla base del principio dei "Portafogli Bilanciati" c’è la teoria che i mercati azionari e quelli obbligazionari si muovano generalmente in contro-tendenza. Al salire dei primi, si accompagnerebbe in genere un aumento dei tassi di interesse (e quindi una discesa dei prezzi delle obbligazioni) e viceversa.

di La redazione di Soldionline 12 lug 2007 ore 12:26


mercoledì 11 luglio 2007

Alla base del principio dei 'Portafogli Bilanciati' c'è la teoria che i mercati azionari e quelli obbligazionari si muovano generalmente in contro-tendenza. Al salire dei primi, si accompagnerebbe in genere un aumento dei tassi di interesse (e quindi una discesa dei prezzi delle obbligazioni) e viceversa. In questo senso, le due componenti dovrebbero tendere a 'bilanciarsi', smorzando le oscillazioni del valore complessivo del portafoglio di investimento.

La logica alla base di questo principio è che nelle fasi di crescita economica le società migliorano la propria redditività (con un conseguente aumento dei valori azionari), nel contempo i tassi di interesse salgono (e quindi i prezzi delle obbligazioni scendono) per contrastare le aspettative di aumento dell'inflazione.
Viceversa nelle fasi di rallentamento economico, il peggioramento della redditività delle società crea i presupposti per una discesa dei valori azionari, nel contempo i tassi di interesse scendono per stimolare la ripresa economica.
In una realtà sempre più legata agli aspetti finanziari tuttavia, subentrano altre logiche in netta contrapposizione con le prime. All'aumentare dei tassi di interesse infatti diminuisce il valore dei titoli azionari, in quanto gli utili futuri sono scontati a tassi più elevati, e viceversa. L'aumento dei tassi quindi può spesso andare di pari passo con la discesa dei listini azionari.

In definitiva quindi, la relazione tra listini azionari e titoli obbligazionari può mutare di periodo in periodo, rendendo il principio del 'portafoglio bilanciato' difficile da eseguire nella pratica. Il grafico sottostante, che confronta l'andamento dell'indice Eurostoxx50 con i tassi decennali tedeschi ne è la prova.




Durante il periodo 1988-1998 la relazione è stata chiaramente inversa, durante le fasi di discesa dei tassi l'Eurostoxx è chiaramente salito e viceversa, negando di fatto il principio del 'portafoglio bilanciato'. Successivamente al 1999, con un'unica breve eccezione nel 2004, sembra invece essersi innescato un periodo di chiara relazione diretta, con tassi e valori azionari che si muovono nella stessa direzione.

Anche da un punto di vista statistico/matematico i dati sono confermati con l'indice di correlazione pari a -0,78 nel primo periodo e +0,68 nel secondo (ricordiamo che un valore di -1 rappresenta il massimo di correlazione inversa e un valore di +1 rappresenta il massimo di correlazione diretta).
Da quanto sopra è evidente che il concetto di bilanciamento può essere più o meno valido a seconda delle circostanze.
Per esempio, nel decennio 1989-1999 si è assistito ad una costante e molto significativa riduzione dei tassi di interesse, che ha migliorato in maniera strutturale le prospettive economiche contribuendo quindi all'aumento dei valori azionari.
Nel periodo successivo, con livelli di tasso più normali, sono stati i mercati azionari a prendere il sopravvento, guidando prima a rialzo e poi a ribasso i tassi di interesse.

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