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La crisi delle ultime settimane non sembra vicina ad una soluzione

La crisi che ha coinvolto tutti i mercati finanziari è direttamente legata a specifici prodotti di tipo obbligazionario (le famigerate cartolarizzazioni dei mutui sub-prime). Anche per questo motivo il mercato obbligazionario e dei tassi è a nostro parere molto importante per i segnali che può dare (rilevanti anche per gli altri mercati), riguardo ad una possibile soluzione della crisi in atto o viceversa, ad un peggioramento della situazione generale.

di La redazione di Soldionline 13 set 2007 ore 10:30

Più che le oscillazioni dei mercati azionari quindi, a nostro parere è importante analizzare alcuni aspetti critici del settore obbligazionario e dei tassi, verificando soprattutto l'andamento nel corso di queste settimane.
A questo proposito purtroppo, i segnali non sembrano essere molto rassicuranti; vediamo quindi punto per punto le problematiche e i fattori di maggior importanza.

Andamento del tasso Euribor e Libor
I tassi a brevissimo termine (come spieghiamo dettagliatamente nel nostro report di settimana scorsa), sono normalmente per lo più influenzati dalle decisioni delle Banche Centrali. Di solito gli istituti di credito e le società finanziarie si prestano reciprocamente ingenti somme di denaro a breve scadenza, a tassi poco superiori rispetto a quelli di riferimento indicati dalle Banche centrali.
Da quando è scoppiata la crisi invece, sia in Europa che in USA la crisi di fiducia sta innescando comportamenti molto conservativi, per cui le banche con eccesso di liquidità preferiscono non prestarla ad altri istituti ma investirla in titoli di stato.
Per questo motivo i tassi Euribor e USD Libor hanno continuato ad aumentare mentre i rendimenti dei titoli di stato sono scesi (vedi grafici sottostanti).
Nonostante le massicce immissioni di liquidità nel sistema da parte delle Banche Centrali, i tassi a brevissimo termine non accennano a diminuire, segno che le Banche stesse temono che la situazione possa deteriorarsi ulteriormente (e in fondo chi meglio di loro è nella situazione di poter valutare i problemi ancora irrisolti e le conseguenze della crisi dei sub-prime?).


Euro USD





Rendimento delle obbligazioni bancarie
Anche questo argomento è stato trattato in uno dei nostri report precedenti (nostro pezzo del 22 agosto).
Il rendimento dei titoli obbligazionari di molti istituti bancari è aumentato moltissimo immediatamente dopo l'inizio della crisi. In particolare sono stati colpiti gli istituti statunitensi, con aumenti di rendimento da 0,50% a 2,5%. Nel caso di una rapida soluzione della crisi ci saremmo aspettati un rientro almeno parziale di questo movimento, ciò però non è successo e i titoli emessi dalle banche USA continuano a trattare vicino ai livelli massimi di rendimento. La situazione inoltre sembra deteriorarsi anche in Europa con alcuni istituti tedeschi costretti a finanziarsi a tassi molto elevati (come dimostra una recente emissione di Deutsche Bank emessa a un rendimento di +0,65% su Euribor).
Evidentemente i mercati (e le banche stesse) temono che non siano ancora emerse tutte le cattive notizie che coinvolgono il sistema bancario internazionale (anche in questo caso una sorta di 'auto bocciatura').

I titoli delle 'cartolarizzazioni' restano 'senza prezzo'
I titoli derivanti dalle cartolarizzazioni (denominati ABS - di cui spieghiamo il funzionamento nel pezzo successivo -) sono stati il veicolo del 'contagio' della crisi dei sub-prime USA. Tutto il mondo infatti ha acquistato questi titoli garantiti dai pagamenti dei mutui in carico alle famiglie americane.
Dopo l'emergere della crisi questi titoli hanno smesso di trattare sul mercato per mancanza di acquirenti, di conseguenza anche titoli con Rating molto elevati (AAA o AA) non possono essere valutati se non a prezzi molto sotto la pari.
Certamente, soprattutto per le emissioni con molto margine di sicurezza e rating elevato, c'è una componente di 'panico' e di rifiuto a priori di analizzare i dati oggettivamente. Altrettanto certamente, molti dei titoli ABS con rating di AAA hanno garanzie tali da poter essere ritenuti decisamente sicuri. Il problema è che la complessità di queste emissioni rende estremamente difficile riuscire a valutare correttamente i relativi rischi.
Tuttavia il rifiuto 'a priori' di valutare ed eventualmente acquistare questa tipologia di titoli denuncia ancora una volta la totale mancanza di fiducia delle banche nei confronti di loro stesse. Altrimenti non si spiegherebbe la totale assenza di acquirenti per titoli con rating AAA che in molti casi trattano oggi 20-30 punti percentuali sotto il valore di poche settimane fa.

In conclusione, se il comportamento delle banche sul mercato dei tassi e delle obbligazioni può essere considerato un indicatore della gravità della situazione attuale, purtroppo i segnali non sembrano molto incoraggianti. Manteniamo comunque alta l'attenzione sperando di poter rilevare segnali più positivi nelle prossime settimane.

a cura di JC&Associati


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