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Investire in obbligazioni nel 2007: un’analisi di quanto potrà rendere in termini reali

Ci sembra interessante calcolare con esattezza, quale potrà essere il beneficio (in termini molto pratici di incremento della liquidità sul conto corrente) di investire in varie tipologie di obbligazioni. Per effettuare i calcoli abbiamo ipotizzato di acquistare i titoli in data odierna e detenerli fino alla fine del 2007.

di La redazione di Soldionline 22 nov 2006 ore 18:34


mercoledì 22 novembre 2006

Il 2007 si preannuncia un anno non semplice per chi vuole investire in obbligazioni; tra le varie problematiche possiamo citare:
· la più volte citata 'piattezza' della curva dei tassi, che rende di fatto quasi indifferente (in termini di rendimento) investire in obbligazioni a breve o lunga scadenza;
· la relativa 'compressione' degli 'spread' (il differenziale tra i rendimenti delle obbligazioni emesse da società private e i tassi interbancari di pari scadenza), che riduce il vantaggio di rendimento delle obbligazioni 'Corporate' rispetto ai titoli di stato;
· infine gli investitori dovranno anche fare i conti con il nuovo regime fiscale (in fase di approvazione in Parlamento), che dovrebbe equiparare tutte le rendite finanziarie applicando un'aliquota unica del 20%, sfavorendo così le obbligazioni con scadenza superiore ai 18 mesi e favorendo gli investimenti in liquidità e sul mercato monetario.

Alla luce di questi molteplici aspetti, ci sembra interessante calcolare con esattezza, quale potrà essere il beneficio (in termini molto pratici di incremento della liquidità sul conto corrente) di investire in varie tipologie di obbligazioni. Per effettuare i calcoli abbiamo ipotizzato di acquistare i titoli in data odierna e detenerli fino alla fine del 2007.

Per i calcoli abbiamo ipotizzato uno scenario di tassi stabili. Sottolineiamo che questo scenario è coerente con un aumento dei tassi di riferimento da parte della BCE dello 0,50% entro marzo 2007 (ormai del tutto scontato) per poi passare ad una fase di stabilità. Se questo sarà il comportamento della BCE e il tasso di inflazione resterà vicino al 2%, è probabile che i rendimenti delle obbligazioni si mantengano vicini ai valori attuali.
Ovviamente nel corso del 2007 gli scenari ritenuti oggi più probabili potrebbero non avverarsi e i rendimenti delle obbligazioni potrebbero aumentare o diminuire; per dare un ulteriore strumento di valutazione ai nostri lettori quindi, abbiamo abbinato una tabella che mostra il rendimento e il flusso di cassa a fine 2007 nel caso di aumento o diminuzione dei rendimenti dello 0,5%.

Vediamo quindi le tabelle suddivise per tre tipologie:
· titoli a tasso variabile;
· titoli di stato a tasso fisso
· titoli 'Corporate' a tasso fisso con rating Tripla B (Baa2/BBB)

Titoli a tasso Variabile
Abbiamo considerato quattro titoli con scadenze simili ma emittenti con diverso merito di credito (Rating). Date le loro caratteristiche, per i titoli a tasso variabile è stato considerato solo lo scenario di tassi stabili.



Titoli di stato a tasso fisso
Abbiamo considerato i BTP di quattro scadenze : 1, 3, 5 e 10 anni.



Emerge ovviamente un vantaggio (anche se piuttosto limitato) ad investire in BTP con scadenze a 10 anni. Tale vantaggio tuttavia va ponderato rispetto al rischio che, se i tassi di interesse dovessero salire, il maggiore rendimento del BTP decennale sarebbe eroso dalla discesa del prezzo dell'obbligazione (e ovviamente viceversa).
La tabella sottostante paragona i rendimenti e gli incassi di liquidità nel caso di uno spostamento dei tassi di mezzo punto percentuale (sia a rialzo che a ribasso).





Titoli 'Corporate' a tasso fisso con rating Tripla B (Baa2/BBB)
Abbiamo considerato emittenti con caratteristiche simili (oltre al Rating); come per i BTP le scadenze considerate sono 1, 3, 5 e 10 anni




La differenza a livello di rendimento e di incasso finale è abbastanza significativa soprattutto per le scadenze a 5 e 10 anni. Va comunque considerato che gli emittenti dei titoli di questa tabella hanno un merito di credito decisamente inferiore rispetto ai Titoli di Stato. Da questo punto di vista, oltre al rischio di aumento dei tassi (evidenziato nella tabella successiva), i possessori di queste obbligazioni dovranno anche sostenere il rischio (più che concreto) di un peggioramento del merito di credito degli emittenti.



Per concludere, invitiamo a considerare le tabelle proposte in questa analisi come un semplice supporto alle decisioni di investimento in obbligazioni per il 2007. Sono ovviamente innumerevoli i fattori che potrebbero mutarne i risultati, resta tuttavia a nostro parere un dato abbastanza oggettivo; nell'ipotesi di stabilità dei tassi la differenza tra l'investimento più difensivo e quello più aggressivo è di poco più di un punto percentuale, che si traduce in poco più di 1.100 Euro di maggiore incasso.

A fronte di maggiore incasso piuttosto esiguo tuttavia i rischi da correre ci sembrano decisamente elevati; non saremmo stupiti quindi se i risparmiatori tornassero a prediligere nel 2007 gli strumenti meno speculativi: come le obbligazioni a tasso variabile e quelle a tasso fisso con scadenza non superiore a 2-3 anni e di emittenti con Rating elevato



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