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Importanza del market sentiment ed esempi pratici

di La redazione di Soldionline 4 ago 2006 ore 12:12

4 agosto,

La performance sui mercati finanziari può essere funzione di un numero anche estremamente elevato di variabili.
Si può operare con diversi stili di investimento e su diversi periodi temporali (timeframes). Soprattutto si possono ottenere risultati positivi sia con l'analisi fondamentale che con l'analisi tecnica. Meglio di tutto probabilmente un misto tra le due, che permette di acquistare asset potenzialmente sottovalutati rispettando anche un buon timing.
In qualsiasi condizione di mercato e a fronte di qualunque strategia di investimento, particolare importanza racchiude a nostro avviso una buona comprensione del sentiment di mercato.
Una sua corretta interpretazione, anticipando/posticipando vendite o acquisti a seconda dei casi, potrebbe permettere nel lungo periodo un sorprendente miglioramento nella performance del proprio portafoglio.


importanza del market sentiment ed esempi pratici

Per sentimento di mercato possiamo intendere l'umore prevalente e/o il tono di un determinato mercato.
Il sentiment prevalente tende a guidare la direzione dei prezzi oppure volendo essere meno deterministici, un sentiment si forma a seconda del movimento prevalente nei prezzi.
Nel breve periodo il sentimento prevalente può avere ragione anche dei fondamentali, creando apparentemente una distonia tra l'andamento più prevedibile dei prezzi e quello effettivo.
In un arco temporale più lungo (di norma 1 mese), il sentiment tende poi ad essere maggiormente coerente con la dinamica dei fondamentali.
Anche se possono esserci alcuni indicatori tecnici interessanti (pensiamo alla letteratura sulla 'Investor Intelligence' e sulle teorie 'contrarian'), il sentiment prevalente di mercato per il singolo investitore, per quanto oggettivamente osservabile, è frutto soprattutto di sensazioni e misurabile perciò in relazione alla sua esperienza e alla sua capacità di osservare le dinamiche a breve termine del mercato.
Infine non dobbiamo confondere il market timing (che indica un momento tecnicamente corretto nell'acquisto/vendita di un asset) e il market sentiment, anche se in alcune fasi di mercato i due potrebbero sovrapporsi.

Alcuni esempi pratici posso essere fatti partendo dal 2000 e dovrebbero permettere di capire più a fondo l'importanza di tale indicatore (puramente intangibile) e il suo peso sulla performance.
Il 2000 è a nostro avviso importante perché il sentiment prevalente non riguardava l'intero mercato azionario o l'indice di un singolo paese, ma addirittura era completamente differente per diverse tipologie di società.
L'anno era infatti cominciato con una crescita stellare di tutto ciò legato alla tecnologia e con le società rappresentative della cosiddetta 'economia più tradizionale' che continuavano a toccare nuovi minimi.
Il contesto macroeconomico indicava una crescita poderosa dell'economia, ma tassi di interesse elevati e un eccesso di investimenti e quindi di capacità produttiva in alcuni settori avrebbero dovuto preoccupare maggiormente gli investitori.
Il sentiment di mercato era quindi assai lontano dai fondamentali, in quanto ancora estremamente positivo su società eccessivamente 'tirate' sui fondamentali ed estremamente negativo su settori che comunque beneficiavano della crescita economica e dell'aumento della produttività in atto.
Per quasi tre mesi (senza considerare gli strascichi del 1999) quegli investitori che non hanno rispettato il prevalente sentiment di mercato, pur avendo avuto successivamente ragione, hanno perso numerose opportunità e hanno acquistato probabilmente troppo presto la corretta tipologia di società da avere in portafoglio.
La strategia corretta a posteriori sarebbe stata quella di vendere (ma senza eccessiva fretta) le società considerate 'growth', per concentrarsi (accumulando) sul 'value' maggiormente sottovalutato.
In quella fase molti investitori hanno sbagliato in modo rilevante: chi non ha interpretato bene il sentiment abbandonando prematuramente una certa tipologia di investimenti, poi al contrario chi la ha abbandonata in ritardo.
Successivamente il sentiment è rapidamente cambiato, andando addirittura ad anticipare i fondamentali che a fronte di una politica monetaria restrittiva sarebbero poi peggiorati.
Nel 2001, prima del terribile 11 settembre, si è verificata un'altra fase in cui sentiment e fondamentali hanno avuto un andamento distonico.
Dopo molti mesi di generalizzato andamento negativo degli indici azionari, diversi indicatori macroeconomici stavano dando importanti segnali di miglioramento.
I fondamentalisti, in modo apparentemente corretto, avrebbero dovuto aumentare il rischio di portafoglio. Nondimeno i prezzi continuavano a scendere e il sentiment rimaneva estremamente negativo.
L'11 settembre ha poi messo le carte in tavola.
Probabilmente qualcuno sapeva cosa sarebbe accaduto e ha continuato ad aprire posizioni 'corte' sugli indici azionari, riuscendo così ad influenzare ulteriormente i prezzi già indeboliti da una propensione al rischio ai minimi da parte degli investitori.
Il sentiment in questo caso a posteriori ha palesemente avuto 'ragione' e la strategia corretta, anche se non avrebbe impedito l'assunzione di un peso maggiore di azioni nel portafoglio, perlomeno avrebbe potuto imporre maggiore cautela riducendo gli effetti negativi sulla performance.
Successivamente, alcuni indici hanno cominciato a rimbalzare dalla fine del 2002 (indici statunitensi), altri da inizio 2003 (Europa).
In questo caso il mercato era estremamente difficile da interpretare e una corretta analisi del sentiment avrebbe potuto fare la differenza tra performences estremamente positive e performences negative.
Da un lato c'erano i fondamentali e in particolare gli indicatori macroeconomici ancora estremamente incerti, tali da consigliare ancora prudenza.
Dall'altro i prezzi avevano cominciato a rimbalzare dai minimi negli Stati Uniti, mentre continuavano a scendere in Europa.
Ancora una volta una attenta interpretazione del sentiment avrebbe consigliato un leggero aumento della componente azionaria, in un primo momento soprattutto sull'S&P, in un secondo momento (a distanza di 5/6 mesi) anche sull'Europa, che avrebbe poi nettamente sovraperformato.
Il Nikkey ha latitato in termini di performance ancora per diversi mesi, per poi imporsi nel 2005.

Tornando a fasi di mercato più recenti, possiamo riconsiderare quanto avvenuto lo scorso ottobre e poi cercare di analizzare anche la situazione attuale.
Lo scorso ottobre il mercato è arrivato a perdere per alcuni indici oltre il 7% in un mese. Improvvisamente il sentiment è peggiorato e il comportamento degli operatori (corretto nel breve ma tendenzialmente sbagliato nel lungo termine) è stato quello di vendere tutto ciò non era ancora sceso, indipendentemente dalle valutazioni.
I fondamentali tranne il naturale peggioramento di qualche dato erano rimasti buoni e, soprattutto stava per partire una earning season (terzo trimestre 2005) rivelatasi poi soddisfacente. Nel giro di un mese i prezzi si sono rapidamente riformattati sui fondamentali, andando a segnare nuovi massimi di periodo.

Infine la situazione attuale, che possiamo fare partire dal calo di inizio maggio.
Tale calo è cominciato subito in modo violento, evidenziando sin dall'inizio un rapido deterioramento del sentiment di mercato.
In questo caso non possiamo dire che il cambio di sentiment sia in contrasto con i fondamentali, perché ci troviamo in una situazione estremamente imprevedibile sul fronte delle pressioni inflazionistiche e con la situazione geo-politica in progressivo deterioramento.
Nondimeno il peggioramento del sentiment forse in un primo momento è stato addirittura eccessivo.
Tra i diversi indici notiamo un sentiment migliore negli Stati Uniti, ad eccezione del Nasdaq e delle componente tecnologica.
In questa fase converrebbe perciò continuare a preferire l'S&P, rimanendo cauti su tecnologia ed Europa. Deboli i mercati emergenti, ad eccezione della Cina.
Nondimeno un cambio di sentiment portebbe esserci ed essere anche violento, soprattutto perché come abbiamo ripetutamente sottolineato, un sentiment può essere momentaneo e non necessariamente rispecchiare correttamente i fondamentali delle attività sottostanti.
La strategia corretta, ancora più che lo scorso ottobre, in questa fase ci sembra quella di aumentare la componente liquida e osservare attentamente i mercati.
Ancora per un pò, non sappiamo ovviamente per quanto, il sentiment generale dovrebbe rimanere negativo (visto che anche una earning season positiva non ha sortito effetti) e mercati maggiormente difensivi come l'S&P o il nostro Mibtel sembrerebbero poter performare meglio in termini relativi, anche se è difficile ipotizzare brillanti performance in termini assoluti.
Tuttavia a fronte di un eventuale alleggerimento dei rischi geo-politici e/o su minori timori sul lato dei tassi di interesse, anche a fronte di dati macroeconomici incerti il mercato potrebbe rigirarsi migliorando il sentiment. Tornando quindi a salire e a puntare su Europa (Dax e Cac in particolare), Nasdaq e Nikkey.
Il principale elemento negativo nella fase attuale è una elevata correlazione tra fondamentali in peggioramento e sentiment, che potrebbero prolungare il trend in corso.
Fino alla rimozione di uno o più variabili negative e/o all'addolcimento dell'attuale sentiment.



conclusioni

Il sentiment di mercato, ovvero il tono prevalente in una determinata fase, ha a nostro avviso importanza sia che coincida o meno con gli indicatori fondamentali del momento.
Interpretare correttamente il market sentiment sembra essere un' arte, perché sovente se contrario ai fondamentali prevalenti, può portare ad errori strategici di non poco conto.
Tuttavia al contrario talvolta può anticipare una nuova dinamica dei fondamentali e rivelarsi estremamente corretto, oltre che anticipatore del nuovo trend.
Tra i benefici di riuscire ad interpretare correttamente il market sentiment (abilità che dovrebbe migliorare progressivamente con l'esperienza), dovrebbe quindi esserci una notevole operatività di tipo tattico (contro quella strategica di più lungo periodo), che finisca per ridurre la volatilità del portafoglio e quindi il draw-down nei periodi negativi.
Nondimeno è fondamentale per l'investitore almeno una parziale individuazione del sentiment di mercato del momento, perché anche se contrario a quelli che ritiene siano i giusti fondamentali, potrebbe permettere nei diversi periodi e a fronte dei trend di mercato, un riaggiustamento del portafoglio molto più profittevole.

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