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Il petrolio continuerà a salire?

In una fase di mercato in cui è quasi miracoloso trovare asset class che non performino negativamente, il petrolio continua a raggiungere nuovi massimi. Soprattutto sembra esserci un quasi unanime consenso sulla congruità dei prezzi attuali.

di La redazione di Soldionline 20 giu 2008 ore 10:29

Molte case di investimento, autorevoli membri dell'Opec, esponenti di società petrolifere prevedono in futuro addirittura prezzi sensibilmente più elevati di quelli attuali.
La nostra sensazione al contrario è che i prezzi del greggio, al di là degli innegabili fondamentali, siano spinti in parte anche dalla componente speculativa e che per diverse ragioni siano al contrario destinati a rientrare.
Osservando i multipli delle grandi società petrolifere integrate, questo è in realtà quello che, almeno una parte dei grandi investitori sembra pensare.
In un'ottica di investimento tuttavia ci si può posizionare anche mantenendo un atteggiamento molto prudenziale.
Le grandi compagnie integrate infatti nonostante il prezzo della materie prima in salita sono rimaste sostanzialmente ferme.
Al contrario le loro riserve provate, probabili o possibili continuano ad avere un valore attuale e prospettico sempre più elevato.
Se da un lato quindi saremmo molto cauti e prudenti su una materia prima che beneficia di numerosi fattori estremamente favorevoli che potrebbero venire meno in futuro, ci sono società petrolifere integrate a grande capitalizzazione contraddistinte da un interessante rapporto rischio-rendimento.
Il rischio per gli investitori è che una elevata correlazione storica tra società petrolifere e materia prima che in questa fase di mercato è venuta meno (penalizzando le società petrolifere), possa a fronte di una possibile discesa del petrolio tornare a funzionare.
Aumentando così il rischio per società che, nel lungo termine dovrebbero comunque avere un ritorno superiore agli indici generali.
Nella presente nota includiamo una serie di fattori il cui peso determina a nostro avviso il delicato rapporto di forza tra domanda e offerta.

Fattori pro-petrolio

Numerosi sono i fattori pro-petrolio.  

Allarmismo: il primo motivo portato avanti dai fautori di un prezzo del petrolio strutturalmente molto elevato è la possibilità che il picco della produzione sia vicino. A fronte di una domanda stimata in futuro in costante crescita, avremmo perciò un limite nell'offerta.

Rischio geopolitico: è cominciato nel 2000 con la nuova intifada tra Israele e palestinesi. Attualmente desta preoccupazione l'atteggiamento intransigente sul nucleare dell'Iran e l'avversione di alcuni paesi produttori (Venezuela) all'attuale Amministrazione statunitense.
Prospetticamente vi sono alcuni segnali positivi (Libano, Corea del Nord), ma il rischio politico è mediamente  molto più elevato rispetto agli anni '90.
Molto ambiguo il ruolo dell'OPEC che in passato, a differenza della fase attuale, ha sovente cercato di calmierare i prezzi.

Scorte: la consistenza delle scorte sono una preoccupazione per il mercato. Ci sono al momento strozzature nell'offerta (trasporto, raffinazione, produzione in Irak..) che rischiano di provocare numeri deludenti sulle scorte settimanali e mensili.
Questi dati nella fase attuale hanno più rilevanza che in passato.

Vincolo all'offerta: è strutturale. I rapporti di forza negli ultimi 20 anni sono cambiati.
I grandi giacimenti sono controllati dalle National Companies che non investono a sufficienza. Le multinazionali che al contrario avrebbero le risorse per investire, non hanno giacimenti a sufficienza.
Questo disequilibrio potrebbe richiedere anni per essere sanato.

Domanda paesi emergenti: la domanda aggiuntiva deriva dai paesi emergenti. Dovessero continuare a crescere ad un tasso molto elevato, ci sarebbe una conseguente ulteriore necessità di prodotti petroliferi.  

Dollaro debole: la correlazione inversa dollaro-petrolio è molto elevata. E' difficile dire quale sia la variabile guida.
In ogni caso fino a che il dollaro rimarrà debole, è difficile ipotizzare un calo strutturale del petrolio.

Finanziarizzazione materie prime: il calo degli indici azionari nel periodo 2000-2003 ha spinto numerosi investitori, incluso i fondi pensione, a cercare forme di decorrelazione del portafoglio.
Da un lato quindi ci sono nuovi compratori finanziari; dall'altro la componente energetica è molto elevata all'interno degli indici di materie prime.
Di conseguenza tutti gli investitori che acquistano prodotti sulle materie prime investono una congrua parte del nominale direttamente sulla componente energetica.

Fattori negativi per il petrolio

Numerosi sono i fattori che potrebbero penalizzare il petrolio.

Innovazione tecnologia: permette uno sfruttamento sempre migliore dei giacimenti esistenti, oltre a migliorare le tecniche di esplorazione.
Dal lato delle aziende invece i processi produttivi sempre più efficienti richiedono a parità di prodotto una componente energetica sempre inferiore.
I dati sul consumo pro-capite di petrolio lo confermano.

Prodotti alternative: Il petrolio agli attuali livelli spinge verso soluzioni alternative come il nucleare, le sabbie bituminose, il waste to energy, tutte le energie rinnovabili.
Ci vuole ovviamente tempo, ma l'offerta di prodotti alternativi che diventerà strutturale è in crescita.  

Auto elettrica:  la domanda di petrolio è molto legata al trasporto. Una maggiore diffusione dell'automobile elettrica, potrebbe strutturalmente impattare negativamente sulla domanda. Al momento stanno esplodendo le domande di auto ibride (tipo la Toyota Prius), dal 2010 dovrebbero arrivare sul mercato le prime auto elettriche.  

Domanda paesi industrializzati: al contrario degli emergenti ridurranno in futuro la domanda di petrolio. Primo perché continua il processo di delocalizzazione produttiva, secondo  grazie all'innovazione dei processi produttivi.  

Congiuntura negativa: il costo dei prodotti energetici rischia di impattare negativamente sulla domanda globale. Un calo della domanda continuativo per alcuni trimestri invertirebbe strutturalmente il rapporto di forza tra domanda e offerta.  

Recupero del dollaro: il dollaro è sottovalutato.

Il possibile rialzo dei tassi negli Stati Uniti, insieme ad una politica fiscale più bilanciata da parte della nuova Amministrazione, potrebbero invertire il trend ribassista del dollaro.

Conclusioni

Essere ottimisti sul petrolio nella fase attuale di mercato è molto facile.
La congiuntura a livello mondiale è infatti ancora abbastanza sostenuta, l'iraq produce al momento solo il 10% della produzione pre-Saddam, l'Iran minaccia di rompere gli equilibri politici nell'area, l'entrata in produzione di Kashagan continua ad essere ritardata, le scorte deludono sovente le stime.
Dall'altro canto non possiamo non sottolineare che nel 2000 il petrolio prezzava circa $13, praticamente quanto ha fatto recentemente in una sola seduta di borsa.
Ad ogni shock petrolifero è seguito un contro-shock, altrettanto drammatico e di segno opposto.
Nell'attuale nota ci sono una serie di variabili sia positive che negative per il petrolio.

Il nostro spunto di riflessione è questo: in un momento in cui i tassi salgono, le valute crollano contro euro, gli indici azionari scendono, il credit crunch peggiora, può continuare a salire una commodity legata al ciclo economico, di cui non è facile individuare quale componente tra quella finanziaria e quella industriale sia oggi preponderante?
In ottica di investimento, di conseguenza, il nostro approccio sarebbe perciò di aumentare la prudenza e la cautela verso questa asset class.
L'unico investimento che ci sentiremmo di sottoscrivere, pur sapendo che nel breve termine si potrebbe soffrire a causa della correlazione con la materia prima, sono le grandi compagnie integrate che negli ultimi anni hanno beneficiato solo marginalmente del positivo trend del petrolio.

 

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