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Il costo di rimanere liquidi: una semplice analisi.

di La redazione di Soldionline 1 set 2005 ore 11:20
mercoledì 3 agosto 2005

Cogliendo l'occasione del periodo festivo, parliamo oggi del costo di rimanere 'liquidi', di scegliere cioè per un determinato periodo di tempo di evitare qualsiasi rischio di mercato impiegando il proprio patrimonio (o una sua parte) in attività estremamente difensive come depositi, pronti contro termine, titoli di stato a brevissima scadenza, CCT, ecc.

Per semplicità, concentreremo la nostra analisi sull'alternativa tra depositi a tempo e titoli di stato di varie scadenze.
In pratica abbiamo calcolato in termini monetari di quanto aumenterebbe il patrimonio investito nelle varie alternative dopo vari intervalli di tempo.
Ovviamente abbiamo ipotizzato che i tassi di interesse rimangano stabili nel tempo, altrimenti avremmo dovuto introdurre nell'analisi la variabile di come muteranno i tassi di interesse in futuro, perdendo la semplicità e l'immediatezza dell'analisi. Lo scopo della nostra analisi di oggi infatti non è paragonare vere e proprie strategie di investimento, ma dare una misura del costo di rimanere liquidi, al fine di permettere ai nostri lettori di valutare con maggiore consapevolezza se e quanto conviene 'affrettarsi' in investimenti obbligazionari, dei quali magari non si è troppo convinti.

Di seguito quindi esponiamo in termini monetari quanto si ottiene investendo 100.000 Euro in un deposito a sei mesi, rispetto ad acquistare dei BTP a tre, cinque o 10 anni. Per i BTP abbiamo ipotizzato che le cedole vengano via via reinvestite allo stesso rendimento iniziale (in linea con la formula dello Yield To Maturity).



Ognuno può valutare secondo le proprie opinioni se le differenze di incremento del patrimonio siano più o meno significative. Di certo da un punto di vista storico, il costo di rimanere 'liquidi' rispetto ad investire in titoli di stato non è quasi mai stato così basso. Anche se questo non significa necessariamente che sia opportuno avere una elevata percentuale del proprio patrimonio in strumenti monetari e liquidità, è tuttavia un elemento a favore.

E' evidente che a questa semplice analisi ne va affiancata un'altra, relativa ai possibili movimenti di prezzo dei BTP presi se i tassi dovessero tornare ad aumentare. Nella tabella seguente abbiamo quindi riportato quali sarebbero le perdite per ogni 100.000 Euro investiti nei tre BTP, se si verificasse un aumento dei tassi di interesse da +0,10% a +2,00%.




Confrontando le due tabelle si può mettere in relazione il costo di detenere liquidità con il rischio di minusvalenze se si decide di acquistare i BTP.
Ovviamente quest'ultima tabella può essere letta nei due sensi; il rischio di minusvalenze si può tradurre in opportunità di plusvalenze se i tassi invece che salire scendono. Tuttavia da un punto di vista dell'investitore prudenziale che non ha finalità speculative, ci sembra più sensato considerare soprattutto i rischi di perdite. Inoltre va considerato che anche la liquidità può avere costi è opportunità; se per esempio i tassi aumentano, chi ha investito in strumenti monetari non solo non soffrirà minusìvalenze ma avrà l'opportunità di investire a rendimenti più elevati in futuro.

Come abbiamo detto all'inizio, la finalità di quest'analisi non è quella di delineare quale possa essere la strategia di investimento più corretta, ma solo di fornire ai lettori un semplice strumento di confronto e analisi, che ognuno può utilizzare per raggiungere le proprie conclusioni in merito all'opportunità o meno di detenere investimenti in strumenti monetari.

Da parte nostra ci permettiamo come al solito di esplicitare la nostra opinione: con orizzonti temporali inferiori ai tre anni, i rischi di minusvalenze ci sembrano decisamente superiori al costo di detenere liquidità. In ogni caso il rapporto rischio/rendimento dei titoli di stato a medio-lunga scadenza resta abbastanza sfavorevole sia se raffrontato con i livelli storici del passato, sia se paragonato ai titoli azionari.
Per chi non è mosso da motivazioni speculative quindi, l'investimento in titoli di stato a medio-lunga scadenza ci sembra ai livelli di rendimento attuali assai poco attraente






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