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BEI: quali garanzie per l’investitore?

Analizziamo in dettaglio la struttura che garantisce gli investitori del diffusissimo emittente europeo

di Redazione Soldionline 28 nov 2011 ore 10:36

Articolo a cura di JCAssociati.it

Il flusso di notizie negative negli ultimi tempi pare non intenda arrestarsi. Sebbene la crisi del debito abbia colpito l’Europa ormai due anni orsono, l’evoluzione negativa degli eventi sta accelerando la propria corsa, durante l’estate anche Italia e Spagna sono entrate nell’occhio del ciclone, sulla precedente scia di Grecia, Irlanda e Portogallo. Nelle ultime settimane anche i baluardi della solidità economica europea sono stati presi di mira dalla sfiducia del mercato, come dimostrato dall’allargamento degli spread di rendimento di Francia ed Austria e le forti oscillazioni dello stesso Bund tedesco.
Come già approfondito nella precedente nota (“Se le vendite colpiscono anche le obbligazioni BEI”), nel corso dell’ultima settimana anche le obbligazioni BEI (Banca Europea degli Investimenti), hanno iniziato a perdere quota, dando dimostrazione della generalizzata sfiducia del mercato anche nei confronti delle istituzioni considerate sicure per definizione. La sensazione è proprio quella di una sfiducia generalizzata verso l’Area Euro nel suo complesso.
Ponendo attenzione all’andamento dell’economia nel corso degli ultimi tre anni è possibile rendersi conto di come la crisi finanziaria del 2008, partita dal sistema bancario, si sia trasferita agli stati andando ad aumentare il loro livello di indebitamento, e producendo un vero e proprio effetto domino che potrebbe terminare con il coinvolgimento delle istituzioni sovrannazionali, garanti a loro volta degli stati stessi.

Cogliamo quindi l’occasione per approfondire le caratteristiche tecniche delle garanzie di questi operatori del mercato, soffermandoci in particolare sull’istituzione che attualmente sembra maggiormente coinvolta nella crisi: la BEI.

La Banca Europea degli Investimenti è stata istituita nel gennaio 1958, attraverso il Trattato di Roma, con l’obiettivo di finanziare progetti che mirassero allo sviluppo dell’intera area tramite la concessione di prestiti e garanzie, senza però perseguire uno scopo di lucro.
Partecipano al capitale della BEI tutti i 27 paesi membri dell’Unione Europea, ciascuno sottoscrivendo una quota di capitale proporzionale alle dimensioni della propria economia, per un ammontare totale pari a 232.392.989.000,00 Euro.

 

Capitale Sottoscritto

Capitale Versato

Capitale Richiamabile

Germania

        37.578.019.000,00

    1.878.900.950,00

         35.699.118.050,00

Francia

        37.578.019.000,00

    1.878.900.950,00

         35.699.118.050,00

Italia

        37.578.019.000,00

    1.878.900.950,00

         35.699.118.050,00

Regno Unito

        37.578.019.000,00

    1.878.900.950,00

         35.699.118.050,00

Spagna

        22.546.811.500,00

    1.127.340.575,00

         21.419.470.925,00

Belgio

        10.416.365.500,00

       520.818.275,00

           9.895.547.225,00

Paesi Bassi

        10.416.365.500,00

       520.818.275,00

           9.895.547.225,00

Svezia

         6.910.226.000,00

       345.511.300,00

           6.564.714.700,00

Danimarca

         5.274.105.000,00

       263.705.250,00

           5.010.399.750,00

Austria

         5.170.732.500,00

       258.536.625,00

           4.912.195.875,00

Polonia

         4.810.160.500,00

       240.508.025,00

           4.569.652.475,00

Finlandia

         2.970.783.000,00

       148.539.150,00

           2.822.243.850,00

Grecia

         2.825.416.500,00

       141.270.825,00

           2.684.145.675,00

Portogallo

         1.820.820.000,00

         91.041.000,00

           1.729.779.000,00

Repubblica Ceca

         1.774.990.500,00

         88.749.525,00

           1.686.240.975,00

Ungheria

         1.679.222.000,00

         83.961.100,00

           1.595.260.900,00

Irlanda

         1.318.525.000,00

         65.926.250,00

           1.252.598.750,00

Romania

         1.217.626.000,00

         60.881.300,00

           1.156.744.700,00

Slovacchia

            604.206.500,00

         30.210.325,00

              573.996.175,00

Slovenia

            560.951.500,00

         28.047.575,00

              532.903.925,00

Bulgaria

            410.217.500,00

         20.510.875,00

              389.706.625,00

Lituania

            351.981.000,00

         17.599.050,00

              334.381.950,00

Lussemburgo

            263.707.000,00

         13.185.350,00

              250.521.650,00

Cipro

            258.583.500,00

         12.929.175,00

              245.654.325,00

Lettonia

            214.805.000,00

         10.740.250,00

              204.064.750,00

Estonia

            165.882.000,00

           8.294.100,00

              157.587.900,00

Malta

              98.429.500,00

           4.921.475,00

                93.508.025,00

 

 

 

 

Totale

      232.392.989.000,00

   11.619.649.450,00

        220.773.339.550,00

Fonte: Statuto BEI

Ciò che è importante sottolineare è che, come previsto dall’articolo 5 dello Statuto, ciascuno stato membro sino a questo momento ha versato solo il 5% del totale della quota sottoscritta, per un totale di 11.619.649.450,00 Euro.


Per volontà del Consiglio di amministrazione gli stati possono essere chiamati al versamento del saldo del capitale sottoscritto. La situazione aggiornata al 31 dicembre 2010 rileva che il capitale proprio e le riserve a disposizione della Banca ammontano a 40,185.819 miliardi di Euro.

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Fonte: BEI

I dati a disposizione su Bloomberg riportano che, in termini di debito outstanding (principal e interessi da pagare) il debito totale della BEI è attualmente pari a circa 465 miliardi di Euro.

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Fonte: Bloomberg

Il totale degli impegni derivanti dai prestiti e dalle garanzie non deve essere superiore al 250% del capitale sottoscritto, degli accantonamenti non assegnati e dell’eccedenza del conto profitti e perdite, il tutto al netto delle partecipazioni assunte dalla Banca.

Nonostante i livelli massimi di leva non siano stati superati, la discrepanza tra il capitale attualmente versato e gli impegni sottoscritti dalla BEI è notevole.

È importante quindi sottolineare che lo Statuto della BEI prevede che gli stati membri siano responsabili fino a concorrenza della loro quota di capitale sottoscritto e non versato. Da questo si deduce che, a fronte della richiesta di un aumento di capitale, ciascuno stato interverrà depositando la percentuale richiesta in proporzione alla propria quota sottoscritta. La situazione che lo Statuto non prende in considerazione è l’eventuale impossibilità di uno stato membro di partecipare all’aumento di capitale. Cosa succederebbe in tal caso? A differenza di quanto avviene nel caso dell’EFSF, non è previsto che gli altri stati intervengano, in proporzione alla propria quota, versando la quota dello stato insolvente.
Resta però l’impegno non derogabile dei singoli stati a prescindere dal comportamento degli altri. In pratica quindi, se uno stato decidesse di non onorare gli impegni, questo rappresenterebbe un possibile evento di insolvenza. Da questo punto di vista, dovrebbe essere elevato l’incentivo a versare il capitale sottoscritto (a meno ovviamente di evidenti casi di impossibilità come la Grecia).

A questo punto abbiamo deciso di suddividere il gruppo dei 27 paesi membri in 3 sottogruppi a seconda della probabilità (bassa, media e alta) di incorrere in difficoltà a fronte di un’eventuale aumento di capitale della BEI. Il primo gruppo prende in considerazione i paesi più solidi, ovvero le economie “core” che non dovrebbero aver difficoltà a versare il capitale sottoscritto; ne fanno parte Germania, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Austria, Finlandia e Lussemburgo. Al gruppo dei paesi mediamente affidabili appartengono Italia, Spagna, Belgio, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania, Slovacchia, Slovenia, Bulgaria, Lituania, Lettonia, Estonia e Malta. Mentre del gruppo dei non affidabili fanno parte Grecia, Portogallo, Irlanda e Cipro.
Nel migliore degli scenari, ovvero quello in cui tutti i 27 membri possano sottoscrivere l’aumento del capitale versando per intero la quota sottoscritta, la solidità patrimoniale della BEI, calcolata in maniera grezza rapportando il capitale sottoscritto al livello totale del debito (comprensivo degli interessi), sarebbe elevata. Il rapporto risulta pari infatti al 50%. Qualora invece i paesi attualmente meno affidabili venissero meno ai loro oneri, lo stesso “ratio” si ridurrebbe al 48%. Nel peggiore degli scenari, ovvero quello in cui potrebbero sottoscrivere per intero l’aumento di capitale esclusivamente le economie “core”, lo stesso rapporto si ridurrebbe al 32% circa, comunque elevato se lo si rapporta p.es. al “Core TIer I Ratio” delle banche europee (normalmente tra il 6% e il 10%).

In conclusione si evidenzia che nonostante la crisi in atto, la solidità patrimoniale della Banca Europea degli Investimenti, soprattutto qualora decidesse di “sollecitare” il versamento di capitale per tranquillizzare gli investitori, non dovrebbe subire forti contraccolpi ma dovrebbe continuare a rappresentare una opportunità di investimento sicura.
Le incertezze che riguardano questa istituzione, riguardano semmai eventuali comportamenti “politici” dei vertici della BEI, che per non mettere in ulteriore difficoltà gli stati membri potrebbero scegliere di non richiedere il versamento del capitale, mettendo potenzialmente in pericolo la solidità di questo emittente molto popolare e diffuso tra gli investitori europei.

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