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Dopo il recupero i Corporate Bond sono ancora convenienti?

Non sono solo i listini azionari ad aver messo a segno recuperi significativi negli ultimi mesi, anche le obbligazioni “corporate”

di Redazione Soldionline 6 ago 2009 ore 10:56
Articolo a cura di JCAssociati.it

Non sono solo i listini azionari ad aver messo a segno recuperi significativi negli ultimi mesi, anche le obbligazioni “corporate” (quelle cioè emesse da società private) hanno sperimentato notevoli cali di rendimento (e quindi altrettanto notevoli aumenti di valore).

Il calo dei rendimenti delle obbligazioni “corporate” è ovviamente una buona notizia per l’economia; segnalando una maggiore fiducia degli investitori, che si traduce in migliori condizioni di finanziamento per le imprese. Per gli investitori però, la velocità con la quale questo calo dei rendimenti si è verificato, può rappresentare un elemento si “spiazzamento”.

Se infatti pochi mesi fa c’era il sospetto che il mercato stesse anticipando scenari troppo pessimistici (si veda in proposito il nostro report del 12 novembre 2008), adesso il sospetto è che ci stia invece cominciando a spingere già nell’altra direzione.

Per una valutazione complessiva analizziamo l’andamento degli indici ITRAXX, che segnalano il costo medio dei CDS (in pratica un’assicurazione contro il fallimento di un determinato emittente) dei principali emittenti europei sia “investment grade” (cioè con rating uguale o superiore a tripla B), sia “high yield” (cioè con rating inferiore a tripla B).

Ricordiamo che un valore di CDS in aumento segnala un maggiore rischio di insolvenza e quindi rendimenti delle obbligazioni più elevati (e quindi prezzi più bassi) e viceversa. Il costo dei CDS quindi può essere equiparato allo “spread” di rendimento delle obbligazioni “corporate” (cioè l’extra rendimento rispetto ai titoli di stato).

I valori dei grafici sono espressi in “basis points” (bps – centesimi di punto percentuale).

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Come mostra il grafico precedente, il costo medio per assicurarsi contro il fallimento degli emittenti “investment grade” europei (e quindi anche lo “spread” di rendimento delle obbligazioni) è tornato su livelli “pre-Lehman”, più che dimezzandosi dai massimi di novembre 2008 e marzo 2009.

Un andamento simile si registra anche per l’indice degli emittenti “high yield”, con una riduzione in media di quasi sei punti percentuali in poco più di tre mesi.

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Ovviamente, guardando all’indietro, il settore delle obbligazioni “corporate” ha tutto l’aspetto di un’opportunità ormai svanita, con rendimenti ormai difficilmente ripetibili.

Puntando invece l’attenzione sulle prospettive future, i valori sono ancora sensibilmente più elevati: sia rispetto a quelli pre-crisi, sia rispetto a quelli del primo anno di crisi (metà 2007 – metà 2008).

Nei prossimi mesi, se continuerà la fase generalmente positiva dei mercati è possibile un ulteriore riduzione del costo dei CDS (e conseguentemente del rendimento delle obbligazioni), quantificabile in 30-40 “basis points” per gli emittenti “investment grade” e 150-200 “basis points” per quelli “high yield”.

Successivamente a questo (eventuale) ulteriore movimento a ribasso, anche in considerazione della difficile congiuntura economica e dell’elevato tasso di insolvenza che si sperimenterà nei prossimi 12-24 mesi, il mercato delle obbligazioni “corporate” potrebbe entrare in un territorio decisamente poco conveniente per gli investitori.

Se poi l’ottimismo di queste settimane dovesse risultare passeggero, già i prezzi attuali potrebbero rappresentare un possibile livello di disinvestimento (almeno parziale) delle posizioni in obbligazioni “corporate”.

In ogni caso comunque il grosso del movimento (e quindi dell’opportunità di investimento), è ormai alle spalle.

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