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Crisi delle banche: un approfondimento su cosa sta realmente succedendo

Dopo un periodo di tregua, propiziato dalle generose iniezioni di liquidità delle Banche Centrali di tutto il mondo, è tornata di grande attualità la crisi dei sub-prime con tutte le conseguenze negative per il sistema bancario - finanziario. Delle origini e dei successivi sviluppi di questa crisi abbiamo già parlato in numerose occasioni (report del: 22 agosto, 5 settembre, 12 settembre e 24 ottobre)

di La redazione di Soldionline 8 nov 2007 ore 09:44

Oggi in particolare ci vogliamo concentrare sulle svalutazioni dei portafogli ABS delle banche, che dopo le notizie relativamente confortanti di inizio ottobre (quando sembrava che "il danno" fosse tutto sommato limitato), sembrano invece aver assunto dimensioni assai preoccupant.

L'impressione è che i timori di ulteriori massicce svalutazioni, che ha per ora coinvolto Merrill Lynch, Citibank e Morgan Stanley, possa estendersi a tutti i principali istituti statunitensi e non solo. La diffidenza sul settore bancario è tornata ai livelli massimi di settembre, con una conseguente massiccia correzione dei corsi azionari e dei valori obbligazionari.

Cerchiamo di analizzare un po' più in profondità i motivi delle sempre più massicce svalutazioni delle banche.

ABS: ECCO DOVE STA IL PROBLEMA

Al centro del problema ci sono ovviamente i cosiddetti titoli ABS, derivanti dalle cartolarizzazioni dei mutui fondiari delle famiglie americane con redditi bassi (gli ormai famosi sub-prime). La crisi che ha coinvolto questo settore, si è poi allargata a tutti i titoli derivanti da cartolarizzazioni di mutui fondiari statunitensi.

banca2_3In termini molto pratici: di questo tipo di operazioni ne sono state fatte troppe, per cui si è arrivati ad un punto in cui tutte le banche e gli investitori istituzionali stanno cercando di vendere questi titoli ABS (sia legati ai sub-prime che ai mutui normali) e nessuno e disposto a comprare.

In pratica si tratta di un mercato virtualmente chiuso ai venditori, nel senso che non essendoci compratori potenziali è estremamente difficile se non impossibile la negoziazione stessa dei titoli (a prescindere dal prezzo). Nessuno in questo momento sembra interessato al valore effettivo dei titoli anche per la notevole difficoltà di stabilirlo (data la notevole complessità di valutazione degli ABS).

Oltre a questo c'è da considerare che molti potenziali investitori interessati si stanno al momento mantenendo alla larga per il timore della innegabile pubblicità negativa che si creerebbe nel detenere questa tipologia di prodotti, a prescindere dal livello di acquisto.

Tutta questa situazione di nervosismo, incertezza e diffidenza sta rendendo la vita molto difficile alle grandi banche di investimento USA, che sono indubbiamente quelle più "nell'occhio del ciclone".

ABS: I PORTAFOGLI NON TROVANO PREZZO

I loro portafogli di ABS, che vorrebbero cercare di ridurre, non trovano prezzo sul mercato e quindi il loro valore viene drasticamente ridotto a livelli impensabili solo 2 mesi fa.

Il cosiddetto mark to market, cioè il prezzo al quale è possibile vendere un determinato titolo, si allontana sempre di più dal mark to model, cioè il valore dedotto da sofisticati algoritmi statistico-matematici, utilizzati da tutte le grandi banche e dalle agenzie di rating (e ritenuti in precedenza estremamente affidabili).

Gli interrogativi che ci poniamo sono essenzialmente due:

• posto che questi prodotti sono stati creati per diversi anni e distribuiti in tutto il mondo e a moltissimi investitori istituzionali, possibile che siano solo le banche USA ad essere state coinvolte così pesantemente?

• quale valore, tra quelli indicati dal mark to market e dal mark to model è più vicino al valore reale di questi prodotti?

Riguardo al primo interrogativo, che è già al centro delle preoccupazioni di molti analisti e operatori, l'impressione è che le banche USA siano in prima linea anche per quello che riguarda l'esplicitazione dei danni causati da questa crisi (il ché però non significa che li abbiano già esplicitati tutti).

In molti altri settori, primo fra tutti quello assicurativo e previdenziale, gli obblighi di valutazione al mark to market sono assai meno stringenti; è quindi probabile che l'impatto della crisi delle cartolarizzazioni su mutui non venga esplicitato in un'unica soluzione (come sta accadendo con le banche) ma "spalmato" su un periodo di tempo assai lungo, sotto forma di minori rendimenti futuri del portafoglio investimenti.

Inoltre, non è chiaro quale sia l'atteggiamento delle banche di altre arre geografiche riguardo alla detenzione e valutazione dei titoli ABS in portafoglio; questo problema riguarda in particolare molte economie emergenti, dove gli standard di trasparenza e di valutazione sono assai meno rigorosi che in USA e Europa.

Riguardo invece al secondo interrogativo, consci di andare decisamente controcorrente, riteniamo plausibile che i valori di mark to market di molti titoli ABS siano oggi eccessivamente sacrificati. In sostanza, dato che il valore di queste emissioni è direttamente legato alla percentuale di famiglie americane con mutuo che non saranno in grado di ripagarlo, non è escluso (a nostro parere) che alla prova dei fatti questa percentuale si riveli decisamente inferiore a quanto attualmente implicito nei prezzi.

ABS: LA CRISI CONTINUERA'

Questo ovviamente non significa che la crisi delle obbligazioni ABS (con tutto quanto ne consegue) non possa continuare per molti mesi o addirittura peggiorare. Il prezzo di questi titoli potrebbe quindi scendere ulteriormente, ma i valori finali di rimborso potrebbero alla fine regalare buone soddisfazioni ai pochi ardimentosi che avranno avuto il coraggio di acquistare.

In conclusione, questo rinnovato pessimismo che sembra coinvolgere soprattutto il settore bancario, soprattutto negli Stati Uniti, pur se ampiamente giustificato dai dati sulle svalutazioni (e dal modo "a singhiozzo" con il quale le banche li stanno rendendo noti), potrebbe alla fine risultare eccessivo, soprattutto se la crescita economica mondiale si manterrà robusta. Al contrario, il "silenzio" dietro al quale si stanno trincerando altri settori finanziari (in primis quello assicurativo) e le banche di molte aree geografiche, potrebbe nascondere problemi e situazioni altrettanto gravi, i cui effetti e conseguenze sono al momento del tutto imprevedibili e non ancora scontati dal mercato.

a cura di JC&Associati

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