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Conviene ancora investire in obbligazioni societarie?

La settimana scorsa la società statunitense di telecomunicazioni Verizon ha emesso l’ammontare record di $49 miliardi di obbligazioni societarie (con scadenza fino a 30 anni), destinate a finanziare il riacquisto del 45% di Verizon Mobile, detenuta da Vodafone

di Redazione Soldionline 19 set 2013 ore 14:45
Articolo a cura di Chris Iggo, CIO Fixed Income Axa IM

Verizon: la maxi-emissione
La settimana scorsa la società statunitense di telecomunicazioni Verizon ha emesso l’ammontare record di $49 miliardi di obbligazioni societarie (con scadenza fino a 30 anni), destinate a finanziare il riacquisto del 45% di Verizon Mobile, detenuta da Vodafone.
Gli acquirenti di questa emissione sono stati per lo più investitori istituzionali (fondi pensione USA, fondi comuni e fondi assicurativi). Si è trattato di una vera e propria maxi-emissione, la più grande della storia. Ma cosa ne pensano gli analisti? Le opinioni sono contrastanti. C’è chi ritiene che l’emissione sia il tentativo (riuscito) di prendere a prestito denaro prima del grande rialzo dei tassi d’interesse che segnerà la fine della bolla speculativa dei bond. Altri commentatori  ritengono invece che sia l’inizio d’una serie d’emissioni obbligazionarie destinate a finanziare l’imminente campagna di fusioni ed acquisizioni che interesserà le aziende USA.
La situazione è probabilmente molto più semplice: gli investitori non si sono lasciati scappare l’opportunità di acquistare obbligazioni d’una società considerata solida, che offre un’eccellente cedola annua del 6,55% sulla scadenza trentennale. Questo vuol dire che, per i prossimi 30 anni, anche se i tassi d’interesse dovessero muoversi, sarà sufficiente che Verizon non fallisca per assicurarsi un buon rendimento: classico ragionamento da investitore “cassettista”.

Fine della "bolla speculativa" delle obbligazioni?
Molti operatori pensano che il trentennale trend decrescente dei tassi d’interesse USA sia giunto a fine corsa. Si sente parlare di “scoppio della bolla speculativa dei bond” e il timore è che possano tornare i rendimenti obbligazionari a doppia cifra degli anni ’80, con conseguente violento calo dei prezzi.
È chiaro che, migliorando le condizioni di salute dell’economia, la Fed stia contemplando l’ipotesi di ridurre gradualmente la cura intensiva a base di massicce dosi di liquidità - il c.d. “Tapering”.  In sostanza, si tratta di ritornare alla normalità, dopo un regime di politica monetaria estrema caratterizzato da tassi d’interesse eccezionalmente bassi. Tassi d’interesse a doppia cifra sono una possibilità remota: si tratterà, verosimilmente, di un rialzo controllato.

Novità positiva: i tassi reali USA in crescita
Il fenomeno in corso degno di nota è la crescita dei tassi d’interesse reali (cioè i tassi nominali al netto dell’inflazione) dopo un lungo periodo nel quale sono stati negativi.
Negli ultimi 50 anni i tassi d’interesse reali sono stati negativi per periodi di tempo prolungati solamente in due occasioni: negli anni ’70, a causa dell’elevata inflazione dovuta agli shock petroliferi, e in seguito alla crisi Lehman, per via dell’elevatissima avversione al rischio degli operatori. Negli anni successivi alla crisi del 2008 gli investitori impauriti hanno infatti acquistato a qualsiasi costo obbligazioni di Paesi “sicuri”, anche se il rendimento (nominale) offerto risultava prossimo a zero e inferiore all’inflazione.

Andamento dei tassi reali a medio-lungo termine USA

Con la prospettiva del “Tapering” e fondamentali economici più saldi è normale che i rendimenti reali siano ora in crescita. Il tasso reale a lungo termine USA è attualmente inferiore all’1%, mentre la media storica è intorno al 2%: gli spazi di crescita non sono quindi trascurabili.
Lo scenario costituito da un’economia americana più solida, con inflazione stabile e rendimenti reali nuovamente appetibili è positivo per il mondo delle obbligazioni, specialmente corporate. Interessanti, tra queste, le “High Yield” (maggiormente legate alla dinamica delle azioni, il cui trend è positivo) e i titoli con scadenze brevi (presentando un orizzonte temporale corto, eventuali rialzi dei tassi d’interesse hanno un basso impatto sul valore del bond).

E i corporate bond in Europa?
Diversamente da quanto sta per accadere negli USA e in Gran Bretagna, le condizioni economiche in Europa sono ancora precarie e, per il momento, non si intravede la fine della politica dei tassi d’interesse bassi. La BCE, infatti, non si stanca di ribadire il messaggio: i tassi resteranno bassi finché l’economia non si sarà ripresa. A fronte della maggiore incertezza economica, il settore dei Corporate bond europei si caratterizza oggi per la minore vivacità, in termini di nuove emissioni, rispetto a quello statunitense. E così, grazie ad una buona domanda da parte degli investitori, i rendimenti delle obbligazioni societarie europee restano stabili, più bassi di quelli USA, almeno finché il mercato resterà insensibile all’instabilità politica italiana e, più in generale, all’evoluzione della crisi del debito sovrano nell’eurozona.
 


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