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Btp Italia maggio 2025, la composizione della domanda

di Edoardo Fagnani 22 mag 2020 ore 15:18 Le news sul tuo Smartphone

btp-italia_4Il Tesoro ha comunicato i dettagli della sedicesima emissione del BTP Italia maggio 2025, dedicata al finanziamento degli interventi relativi all’emergenza Covid-19.

 

L’ammontare complessivamente emesso, pari a 22,3 miliardi di euro, ha segnato un record assoluto dalla nascita del BTP Italia.

 

Con riferimento alla prima fase, dei 383.966 contratti conclusi sul MOT (il Mercato Telematico delle Obbligazioni e Titoli di Stato di Borsa Italiana) circa il 60% è stato di importo inferiore ai 20mila euro, mentre se si considerano i contratti fino a 50mila euro, si arriva circa all’88% del totale relativo a questa fase.

Sebbene le modalità di emissione non consentano di avere dati puntuali sulle caratteristiche degli investitori, il Tesoro ritiene che nel corso della prima fase la partecipazione di investitori individuali sia stata prevalente rispetto a quella del private banking (con una quota di rispettivamente 72% e 28%).

Per quanto riguarda la ripartizione geografica degli ordini ricevuti durante la prima fase, la quasi totalità degli ordini risulta provenire da investitori domestici.

 

Con riferimento alla seconda fase di collocamento dedicata agli investitori istituzionali, il 59% dell’ammontare emesso è stato collocato presso le banche e il 23,7% presso asset manager. Una quota pari al 6,3% è stata assegnata a banche centrali e istituzioni ufficiali, mentre il 7,2% dell’emissione è stato sottoscritto da hedge fund. La restante quota del 3,8% è stata allocata ad assicurazioni (il 2,8%) e istituzioni non finanziarie (l’1%).

Il collocamento del titolo nella seconda fase ha visto una presenza predominante di investitori domestici, che ne hanno sottoscritto il 51,9%, mentre il restante 48,1% dell’emissione è stato sottoscritto da investitori esteri. Tra gli investitori esteri la quota più rilevante, pari al 42,6%, è stata collocata in Europa, in particolare nel Regno Unito (il 27,9%), in Francia (il 5,7%), in Germania (il 3,7%), nella penisola iberica (l’1,9%), nei paesi nordici (l’1,6%) e presso altri paesi europei (l’1,7%). Il restante 5,5% dell’emissione della seconda fase è stato collocato presso investitori mediorientali (il 4,7%) e statunitensi (lo 0,8%).

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