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Bond Dexia nella bufera

Nel giro di pochi giorni i titoli obbligazionari di questa banca sono scivolati di diversi punti. Tutta colpa di un downgrade che ha innescato una serie di reazioni a catena

di Redazione Soldionline 7 giu 2011 ore 12:27

Di Salvatore Gaziano (ufficiostudi@borsaexpert.it)

In quanto a volatilità le obbligazioni di Dexia Crediop non possono proprio definirsi un investimento a reddito fisso iper tranquillo. Basta vedere cosa è successo ai corsi di queste obbligazioni nella crisi finanziaria del 2008 con prezzi in caduta di diverse decine di punti percentuali. Il peggio sembrava passato ma qualche settimana fa sui titoli Dexia è sembrato ricominciare il tagadà con discesa delle quotazioni anche violente e scambi decuplicati.
Che cosa sta accadendo? MoneyReport.it ha provato a raccontare e ricostruire quello che è accaduto, intervistando anche il direttore finanza di Dexia Crediop, Stefano Catalano.
Il quadro che emerge è simile quasi a quello di un giallo con alcuni presunti colpevoli. Con la stessa Dexia Crediop che sta valutando se agire legalmente e la Consob che negli ultimi giorni è stata invocata a intervenire da numerosi risparmiatori che vogliono capire se tutto quanto è accaduto è normale e se non c’è qualcuno che ha fatto il furbo. Intanto i danneggiati sembrano essere i risparmiatori che nel momento di maggior discesa hanno liquidato le obbligazioni in pesante perdita e la stessa Dexia Crediop.

Ma  cosa è successo? Semplicemente una serie di fattori concomitanti che hanno innescato una serie di vendite in un mercato come quello obbligazionario già preoccupato per i possibili colpi di coda della crisi greca e che nel caso di questo gruppo guarda sia alla controllante (il gruppo franco belga Dexia) che alla controllata (Dexia Crediop), le cui emissioni sono numerose e distribuite fra i risparmiatori italiani.

sede-dexiaLa situazione della controllante
La capogruppo franco-belga Dexia in verità benissimo non sta. Da tempo sta affrontato un’importante ristrutturazione e per non farsi mancare nulla ha messo uno “zampino” pure nella crisi ellenica se le cose dovessero precipitare dato che detiene in titoli di Stato greci ha un’esposizione diretta di circa 3,5 miliardi di euro (circa il 22% del capitale secondo un recente report di Ubs) a cui si aggiunge una posizione di circa 1,83 miliardi sul debito sovrano portoghese (sull’Irlanda sembrano non avere posizioni) su un portafoglio complessivo obbligazionari di oltre 100 miliardi di euro.
Dexia non sta considerando la possibilità di una ristrutturazione della Grecia sul debito sovrano ha spiegato recentemente ai giornalisti l’ amministratore delegato di Dexia, Pierre Mariani, aggiungendo che il livello di capitale la banca avrebbe permesso di assorbire “ipotetico” perdita netta di circa 800/900 milioni di euro  nel caso di un cosiddetto taglio di capelli (haircut) così di circa il 30 per cento del debito pubblico greco.

E la situazione della controllata italiana, Dexia Crediop
Ma questa eventualità non è piaciuta molta  all’agenzia di rating Standard & Poor’s che ha deciso lo scorso mese di mettere sotto osservazione in negativo la società, anticipando un possibile downgrade dei rating di breve e lungo termine di un gradino.  A questa notizia ne è seguita un’altra più “antipatica” per i risparmiatori italiani dato che l’altra grande agenzia di rating, Moody’s ha abbassato il rating di lungo termine da A2 (discreto) a BAA2 (rischioso) e quello di breve termine da Prime 1 a Prime 2 (che significa che  l’emittente ha sì una capacità forte di pagamento delle obbligazioni nel breve periodo ma il  grado di sicurezza è tuttavia meno elevatorispetto ai titoli valutati “Prime-1”).
E propria questa decisione ha avuto probabilmente con qualche settimana di ritardo un notevole effetto dirompente sulle quotazioni delle obbligazioni Dexia Crediop poiché questo peggioramento del rating in realtà è stata inizialmente quasi snobbato dal mercato ma poi invece si è rivelato molto importante perché alcune banche (in primis Intesa San Paolo) hanno deciso di informare i sottoscrittori di questi bond che avevano anche provveduto negli scorsi a collocare in maniera attiva (fino al 1999 Crediop faceva di fatto parte del gruppo prima di essere ceduta a Dexia), segnalando il livello di maggiore rischiosità del titolo in portafoglio e adeguandosi così (ma su questo punto c’è dibattito) alla normativa Mifid.
Certo con l’intento di “tutelare” i risparmiatori ma anche probabilmente soprattutto se stessa se le cose (come era accaduto nella vicenda Lehman) sfuggissero di mano e per essere a posto nell’eventualità (si spera remota) che di fronte a un default un certo numero di risparmiatori (come ha fatto nella vicenda Lehman Brothers) facesse causa alla banca per non essere stati avvisati (come accadde nella vicenda Lehman) del cambio del giudizio sull’emittente dopo che il titolo era stato caldamente consigliato.A la guerre comme à la guerre…

E galeotta è stata la “letterina” per mandare il titolo in lettera...
Una “letterina” inviata a molti possessori di bond Dexia Crediop il cui tenore è quello di invitare i sottoscrittori del bond Dexia Crediop in portafoglio a “recarsi presso la Sua filiale per verificare l’esposizione del Suo portafoglio sull’emittente e valutare eventuali opportune azioni correttive al fine di riequilibrarlo in un’ottica di adeguata diversificazione del rischio, qualora l’esposizione dell’emittente in oggetto ecceda il 15%”.
Facile immaginare il primo effetto di questa lettera: per non sbagliare molti risparmiatori si sono sbarazzati a qualsiasi prezzo delle obbligazioni Dexia Crediop detenute, facendo crollare le quotazioni dei titoli maggiormente diffusi sull mercato “retail”. E siccome ribasso chiama ribasso (sia che sia motivato che immotivato) altri risparmiatori in possesso dei titoli Dexia senza nemmeno sapere il perché di questo ribasso hanno iniziato a sbarazzarsi dei titoli, preoccupati che qualcosa di fortemente negativo stava accadendo sul mercato. Quasi lo stesso principio della profezia che si auto-avvera.

Intanto sul mercato le notizie che giungevano due settimane f sul gruppo Dexia (a livello di capogruppo) venivano interpretate negativamente (i credit default swap sulla capogruppo Dexia che raggiungevano un massimo di periodo di 370 punti base)  a vedere l’andamento dei bond in Italia mentre invece a Bruxelles dopo la  sospensione del titolo (col senno di poi lo scopo era di evitare insider al rialzo ma qualcuno aveva pensato al peggio)  l’azione di Dexia guadagnava oltre il 2%.
In realtà l’annuncio fatto dai vertici di Dexia al termine di una mattinata convulsa ha avuto come obiettivo quello di tranquillizzare i mercati e la Commissione europea.
Dopo gli ingenti interventi statali ricevuti il management di Dexia ha promesso  un piano di dimagrimento molto forte e venerdi ha confermato che questo obiettivo verrà rispettato a costo di bilanci ancora in perdita pesante nel corrente esercizio.
Più nel dettaglio la banca franco-belga continuerà la vendita del suo portafoglio di asset “tossici”, offrendoli sul mercato (in particolare quelli legati al mercato immobiliare statunitense) con uno sconto più generoso e inoltre cedendo beni per un valore di altri 1,8 miliardi di dollari. E nella lista delle vendite compaiono Sabadell, in Spagna e soprattutto in Italia proprio Dexia Crediop che da oltre un anno è sul mercato in cerca di compratori. Una preoccupazione esagerata quella del mercato sui titoli Dexia Crediop secondo alcuni trader obbligazionari perchè se Dexia Crediop è da considerarsi così pericolosa perchè presta soldi alle pubbliche amministrazioni allora ci sarebbe da fuggire in massa anche dai Btp secondo il loro ragionamento.
Tutte queste notizie hanno evidentemente influito negativamente sul corso del titolo in cui la “letterina” inviata dalle banche italiane (fra cui sicuramente Intesa San Paolo) ha provocato un effetto “palla di neve” su diverse emissioni obbligazionari. Con effetti curiosi come indica la tabella sottostante che raggruppa alcune delle emissioni più diffuse di Dexia Crediop sul mercato Mot e Tlx. Come comportarsi di fronte a una simile giungla dei rendimenti?

Alcuni titoli Dexia Crediop quotati sul Mot e sul Tlx a confronto
L’effetto di questa “lettera” sul mercato è stato quasi quello di un terremoto a vederne le conseguenze con perdite anche di quasi una decina di punti percentuali. Guarda caso proprio le emissioni che sembrerebbero più diffuse fra i correntisti delle banche che hanno ricevuto la “letterina”.
Mentre su alcune emissioni come per esempio la Dexia Crediop con codice Isin IT0004302946 o quella di più recente collocamento come la IT0004698178 non è accaduto quasi nulla. La curva dei tassi delle obbligazioni Dexia Crediop è diventata così molto curiosa e solo negli ultimi giorni si è notato un certo risveglio dei compratori che ha fatto risalire dai minimi le obbligazioni più “bastonate” per quanto ancora lontane dai prezzi del mese scorso.
Su MoneyReport.it di questo mese si analizzano i rendimenti offerti da alcuni bond, valutando alcune strategie e come affrontare l’attuale situazione.
Intervistando anche il direttore finanza di Dexia Crediop, Stefano Catalano, che non si nasconde dietro un dito e che dice la sua, levandosi qualche sassolino dalla scarpa.

direttore-dexiaParla il direttore finanziario di Dexia Crediop

«Su MoneyReport.it avete raccontato abbastanza bene quello che è successo e stiamo valutando come procedere – spiega Stefano Catalano, direttore di Dexia Crediop - Ci sono dei sospettati e molte prove a loro carico. E mi riferisco ad alcun banche in particolare. Si è verificata una situazione molto concentrata nel consigliare sostanzialmente l’uscita dai nostri titoli in uno spazio di tempo ridotto. E con comportamenti commerciali da valutare. Secondo quello che abbiamo visto si è verificata una pressione ingiustificata nel far vendere i titoli Dexia Crediop in portafoglio a risparmiatori spesso ignari di tutto quello che stava accadendo e sulla situazione reale dell’istituto. Il risultato di questa pressione si è vista nei volumi dei nostri titoli: decuplicati. Con prezzi in fortissima caduta e che solo negli ultimi giorni hanno iniziato a riprendersi. Peraltro non siamo nemmeno certi che esista un obbligo Mifid da parte di queste banche a consigliare di vendere, peraltro con questa modalità discutibile, i titoli in portafoglio. Certo un’agenzia di rating ha cambiato il giudizio sul nostro debito ma al di là del fatto che giudichiamo non comprensibile questa decisione alla luce del nostro bilancio (vedi comunicato emesso da Dexia Crediop) ci sono anche i giudizi espressi-da altre società di rating come Standard & Poor’s e Fitch che invece ci assegnano rispettivamente un giudizio di A e A- ».
I vertici di Dexia Crediop non ci stanno insomma a questo gioco al massacro e non si sentono una banca “chiacchierata”: «siamo controllati dalla Banca d’Italia, i nostri azionisti sono invece controllati dalla Banca di Francia e del Belgio, i regolatori nazionali e comunitari monitorano costantemente la nostra attività e di questi tempi c’è il rischio che questo aggettivo possa essere male interpretato. Rispettiamo i risparmiatori nella maniera più trasparente possibile e non c’è alcun fattore imminente o futuro che possa far presagire qualcosa di seriamente negativo per il futuro del nostro gruppo».
E nell’intervista affronta altri punti sulla situazione di Dexia Crediop, sull’attuale business e la trattativa di cessione che ha una deadline precisa: entro il 1° novembre 2012. E il cui compratore rispetto all’attuale deve aver alcune caratteristiche precise…

moneyreport_2Estratto dall’inchiesta di copertina del n. 26 di MoneyReport. E’ possibile consultare i report completi su Dexia registrandosi a www.moneyreport.it

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