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Bond Corporate: la maggior tutela dei risparmiatori sta portando effetti collaterali indesiderati

di La redazione di Soldionline 12 lug 2006 ore 17:57


28 giugno,

Durante gli anni 2000-2003, dopo le vicende dei Bond Argentini, di Parmalat, di Cirio ecc., da più parti si levarono richieste di una maggiore tutela dei piccoli risparmiatori, soprattutto relativamente ai rischi delle obbligazioni con rating basso o prive di rating.

L'assunto alla base di queste richieste era che molti piccoli risparmiatori non sono in grado di valutare correttamente i rischi dei Bond Corporate (quelli cioè emessi da società e non da Stati Sovrani).
In effetti una serie di fattori possono concorrere a far sottovalutare i rischi e a incentivare l'investimento nei Bond Corporate in modo improprio; soprattutto a risparmiatori poco esperti:
· Sottovalutazione dei rischi: molti investitori tendono a considerare le obbligazioni come un investimento 'sicuro' a prescindere dal merito di credito dell'emittente (...tanto a scadenza il capitale verrà comunque restituito).
· Seduzione dei 'cedoloni': le cedole elevate delle obbligazioni a basso rating rappresentano spesso un incentivo all'investimento.
· Meno informazioni: le informazioni e le quotazioni sul mercato obbligazionario sono spesso meno disponibili e più difficili da interpretare.
· Meno trasparenza: spesso il collocamento delle obbligazioni ad alto rischio è 'spinto' dagli intermediari in quanto consente margini commissionali ben maggiori rispetto ad altri strumenti (questo aspetto fu particolarmente rilevante per le obbligazioni Argentine emesse in Lire).

Da quanto precede si può capire da dove nascano i problemi: i Bond ad alto rischio dovrebbero essere considerati quasi alla stregua delle azioni, invece molto spesso sono stati proposti e inseriti nei portafogli dei risparmiatori con molta leggerezza (sia di chi li ha proposti che di chi li ha acquistati), quasi fossero dei titoli di stato.

Dopo le vicende degli anni 2001-2003 la percezione è radicalmente cambiata sia da parte delle istituzioni che da parte dei risparmiatori e (come era facile prevedere) si è passati da un eccesso ad un altro. Le obbligazioni ad alto rischio sembrano essere diventate uno strumento più rischioso delle azioni. In effetti non è così; rispetto al titolo azionario un'obbligazione della stessa società presenta un profilo di rischio comunque minore.

In ogni caso, per evitare che si ripetano i dolorosi episodi dei primi anni 2000, sono stati presi numerosi provvedimenti:
· ogni nuovo titolo obbligazionario che si voglia distribuire ai piccoli risparmiatori deve essere esplicitamente approvato da Banca d'Italia;
· il prospetto informativo delle obbligazioni distribuibili ai piccoli risparmiatori deve essere predisposto nella lingua nazionale (prima era solo in inglese) e deve spiegarne le caratteristiche e i rischi in un linguaggio facilmente comprensibile;
· per evitare 'aggiramenti' della normativa, l'importo minimo acquistabile delle obbligazioni NON destinate ai piccoli risparmiatori è di 50.000 - 100.000 Euro;
· la stragrande maggioranza degli intermediari ha predisposto regolamenti interni per cui non vengono proposte più obbligazioni prive di rating o con rating molto basso, a meno che non vengano richieste per iscritto dal risparmiatore (alcuni istituti rifiutano addirittura l'operazione anche con la richiesta scritta).

Il complesso di questi provvedimenti rappresenta sicuramente un notevole aumento della tutela dei risparmiatori; gli effetti pratici tuttavia stanno portando ad una situazione secondo noi paradossale.
Per la stragrande maggioranza delle nuove emissioni obbligazionarie 'Corporate' infatti (oltre il 90%) non viene richiesta l'autorizzazione alla distribuzione al dettaglio (anche per l'onerosità della documentazione che andrebbe predisposta) e l'importo minimo trattabile è molto elevato (50.000 - 100.000 Euro).
E' da sottolineare che questo vale non solo per le emissioni ad alto rischio ma anche per quelle di emittenti con rating elevato.

Di fatto il mercato delle obbligazioni 'Corporate' sta diventando quasi inaccessibile ai piccoli risparmiatori, che devono per forza indirizzarsi verso i titoli di stato (con rendimenti mediamente minori) o verso soluzioni di risparmio gestito (con costi commissionali spesso elevati).
Ci sembra inoltre abbastanza assurdo che i piccoli risparmiatori non abbiano accesso a numerosissimi titoli obbligazionari a basso rischio (p.es. moltissime emissioni bancarie a tasso variabile con rating singolo o doppio 'A') e invece possono tranquillamente acquistare qualsiasi azione o magari sottoscrivere qualche nuova 'matricola' del listino senza alcuna limitazione.

In conclusione, le iniziative per tutelare i risparmiatori da investimenti obbligazionari troppo rischiosi stanno creando una situazione di svantaggio per le obbligazioni 'Corporate' rispetto ad altri strumenti di investimento anche più rischiosi.
Dato che i titoli obbligazionari 'Corporate' sono comunque uno strumento in generale meno rischioso dei titoli azionari, ci sembrerebbe più corretto limitare l'accesso solo alle emissioni più rischiose, concentrandosi invece sugli aspetti di comunicazione e trasparenza; sottolineando che i Bond 'Corporate' sono una sorta di 'via di mezzo' tra i titoli di stato e le azioni e migliorando l'accesso dei risparmiatori alle informazioni che li riguardano.




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