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Analisi sul cambio Euro/Dollaro

Data l’aumentata volatilità dell’Euro verso le altre valute e il Dollaro, cerchiamo di approfondire un aspetto importante per gli investitori obbligazionari, legato proprio alle oscillazioni delle divise rispetto ai tassi di interesse

di Redazione Soldionline 16 apr 2010 ore 10:06
Articolo a cura di JCAssociati.it

Data l’aumentata volatilità dell’Euro verso le altre valute e il Dollaro, cerchiamo di approfondire un aspetto importante per gli investitori obbligazionari, legato proprio alle oscillazioni delle divise rispetto ai tassi di interesse.
L’obiettivo di questa nota è quindi quello di verificare quale sia la relazione che lega l’andamento dei tassi di cambio al movimento dei tassi di interesse. Nello specifico intendiamo osservare come variano i tassi di mercato a breve e lungo termine, rispettivamente l’Euribor a 3 mesi e il tasso swap a 10 anni, al variare del tasso di cambio Euro-Dollaro.
Normalmente la relazione tra tassi di interesse e tasso di cambio dovrebbe essere inversa, ovvero ad una rivalutazione del tasso di cambio dovrebbero corrispondere tassi di interesse più contenuti e viceversa.
Una valuta via via più forte favorisce l’afflusso di capitale di investimento dall’estero, conferendo inevitabilmente benefici a tutti i mercati finanziari, tra cui anche quello obbligazionario. Inoltre attraverso la rivalutazione, si attenuano in genere le spinte inflazionistiche a beneficio dei mercati del reddito fisso (soprattutto per i titoli a medio-lunga scadenza).

Per verificare come si siano mossi i tassi in relazione all’Euro/USD, abbiamo preso in considerazione un arco temporale che comprende l’ultimo decennio, ovvero il periodo che va da gennaio 2000 ad oggi.

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L’analisi degli ultimi dieci anni non sempre conferma l’esistenza di una relazione inversa tra le due variabili.
Nel periodo che va da gennaio 2000 a gennaio 2001 si è assistito ad un deprezzamento del tasso di cambio Euro/USD pari a circa 13 punti percentuali. Parallelamente i tassi a breve hanno subito un notevole incremento, pari a circa l’1,5%, confermando quindi una relazione inversa. Lo stesso non è valso invece per i tassi a lungo termine, che sono rimasti sostanzialmente stabili.

Dal 2001 alla fine del 2004 si è osservato come alla progressiva rivalutazione dell’ Euro nei confronti del Dollaro, sia corrisposta una graduale riduzione dei tassi di interesse. Ad un apprezzamento del tasso di cambio superiore ai 40 punti percentuali infatti, ha fatto seguito una riduzione dei tassi sia a breve sia a lungo termine, rispettivamente pari a circa 3 e 2,5 punti percentuali.

Tra il 2005 e il 2006 invece il cambio ha subito una nuova svalutazione, pari a circa 9%. I tassi swap a 10 anni hanno registrato un conseguente riduzione mentre l’Euribor a tre mesi è rimasto pressoché stabile.
In generale comunque, dal 2000 al 2006 la relazione tra oscillazione del tasso di cambio e movimenti dei tassi di interesse si è comportata prevalentemente in maniera “classica”, cioè inversamente.

Nel periodo compreso tra il 2006 e il marzo 2009 invece la relazione è risultata decisamente diretta. Tra il 2006 e il 2007 ad una rivalutazione del tasso di cambio è corrisposto una aumento dei tassi di interesse. Tra il 2008 e il marzo 2009 ad una svalutazione dell’Euro nei confronti del Dollaro ha fatto seguito un riduzione dei tassi di interesse.
In concomitanza con l’inizio della ripresa economica, la relazione è tornata ad essere inversa. Da marzo 2009 la valuta unica europea è stata in grado di recuperare terreno nei confronti del Dollaro e alla rivalutazione del tasso di cambio è corrisposta una graduale riduzione dei tassi di interesse. La correlazione, che viene misurata in un intervallo compreso tra -1 (minima correlazione) e +1 (massima correlazione), riporta un valore pari a -0,90 nel caso dell’ Euribor e -0,22 rispetto ai tassi a lungo termine.

Da dicembre 2009 ad oggi la relazione è nuovamente tornata positiva. La crisi del debito che ha coinvolto in primis la Grecia, e poi anche molte delle economie dell’Eurozona finanziariamente meno solide, ha provocato un persistente indebolimento dell’Euro nei confronti delle principali valute. I tassi di mercato non hanno però invertito il loro corso, continuando a mantenersi stabilmente bassi. La correlazione tra il tasso di cambio Euro-Dollaro e i tassi a breve e lungo termine è infatti positiva ed elevata, rispettivamente pari a 0,89 e 0,85.

Nel complesso, dalla nascita dell’Euro a oggi, i movimenti valutari non ci sembrano essere stati particolarmente significativi per determinare o influenzare il livello dei tassi di interesse; ciò è probabilmente anche un effetto dell’importanza della valuta europea e della sua stabilità (ai tempi della Lira avremmo certamente raggiunto conclusioni diverse).

Considerando inoltre l’atipicità e l’estrema intensità degli effetti provocati dalla crisi del 2008, è difficile prevedere se le recenti oscillazioni dell’Euro potranno avere un effetto sui tassi di interesse. Nel frattempo la crisi greca sembra sempre più rilevante sui mercati valutari, mentre non sembra esserlo per quelli azionari e obbligazionari, non è detto però che se le tendenze delle ultime settimane dovessero continuare, gli effetti non possano palesarsi in maniera improvvisa e violenta.

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