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Alcuni marchi globali da rivalutare: American Eagle Outfitters, Villeroy & Boch, Carter’s

Il report sui brand globali della scorsa settimana era stato dedicato a Playboy, Gap e Starbucks. Questa settimana ci focalizziamo su Carter’s, Villeroy & Boch (con un breve excursus su Waterford wedgwood) e American Eagle Outfitters.

di La redazione di Soldionline 6 lug 2007 ore 10:02








Alla base della nostra analisi vi è la convinzione che internet e la globalizzazione permettano in alcuni settori di aggirare parzialmente le barriere all'entrata. Rendendo maggiormente possibile il successo di un'idea o di un prodotto innovativi.
A maggior ragione questo vale quando si parte da un brand globalmente riconosciuto.
Lo scopo della nostra analisi è quindi quello di scovare società con un marchio forte, che per innumerevoli ragioni non siano pienamente apprezzati (e prezzati..) dal mercato.
L'idea sottostante è infatti che la forza del brand dovrebbe garantire, una volta che dovessero venire rimosse le criticità esistenti, una maggiore facilità per il management a tornare su numeri e prospettive interessanti.


American Eagle




Fonte: Thomson Financial


American Eagle Outfitters, catena retail con sede a Pittsburgh negli Stati Uniti, produce, distribuisce e vende capi di abbigliamento a marchio proprio.
Il marchio AE come viene diffusamente chiamata la catena negli Stati Uniti, rientra nel cosiddetto stile 'preppy ' termine usato tradizionalmente per descrivere uno stile di vita tipicamente universitario e/o manageriale. Tra i competitors principali di AE figurano infatti marchi come Polo Ralph Lauren, Brooks Brothers e Abercrombie and Fitch.
Ad esempio nel range di età 15-25 negli Stati Uniti, AE è al momento il secondo marchio considerato più trendy dopo Old Navy (controllato da Gap)
Il gruppo è estremamente dimensionato sul territorio con quasi 1000 punti vendita tra Stati Uniti, Porto Rico e Canada, posizionati soprattutto nei centri commerciali.
Tra i principali testimonials che indossano AE senza contratti pubblicitari, Justin Timberlake, Drew Barrymore e Eva Longoria.
AE ci sembra molto interessante sia da un punto di vista industriale (posizionamento geografico e potenziale di espansione, versatilità dei marchi e dei prodotti....), che finanziario.
Innanzitutto vanno a nostro avviso sottolineati i multipli. Sulle stime del 2009 (AE ha l'anno sfalsato per cui il 2008 è l'anno corrente) prezza solo 5x l'ebitda e 11,6x gli utili. Tali multipli sono sensibilmente inferiori alla media di settore.
Una valutazione così contenuta lascerebbe ipotizzare qualche criticità latente, ed infatti negli ultimi trimestri AE ha sovente deluso (seppure marginalmente) le stime del mercato. Per cui sembrerebbe esserci (e non è un limite da poco...) un difetto di comunicazione con il mercato.
Nondimeno AE ha tutte le caratteristiche che noi vogliamo da un punto di vista finanziario.
Innanzitutto su una capitalizzazione di circa $5,5 miliardi ha quasi $1 miliardo di cassa netta. Al contrario della maggiore parte delle altre catene retail che hanno una posizione finanziaria netta mediamente pesante. Poi va sottolineato che AE produce free cash flows per circa il 7% della capitalizzazione.
Infine vanno considerati i margini (sia a livello di ebitda che di netto), in assoluto tra i più alti del settore. Addirittura leggermente superiori a quelli invidiabili di Abercrombie and Fitch, che sulle stime per il prossimo esercizio (2009) ha multipli molto simili (12x gli utili e 5x l'ebitda).
Evidentemente i timori di un pesante calo della congiuntura negli Stati Uniti, pesano in questa fase di mercato per entrambi i gruppi molto di più di multipli potenzialmente appetibili.

Villeroy & Boch




Fonte: Thomson Financial

Villeroy & Boch è un gruppo tedesco impegnato nella produzione e nella distribuzione di prodotti in ceramica e vetro. Le attività della società sono articolate in tre divisioni: Piastrelle, Bagno & Benessere, Vasellame da tavola.
Il marchio è conosciuto soprattutto per i prodotti di ceramica per la casa, venduti in Europa in tutti i negozi più esclusivi (ad esempio La Rinascente in Italia).
La scelta strategica della società è quella di diventare un marchio leader in Europa per quanto riguarda il lifestyle e l'arredamento di interni. Il marketing avviene attraverso l'offerta, sia agli architetti che ai clienti finali, di soluzioni complete per il design e la decorazione della loro casa, proposte come ' La Casa di Villeroy & Boch'.
Nell'implementare questa strategia, la società punta fortemente sul prestigio e la riconoscibilità del proprio marchio, da anni sinonimo di stile e buon gusto.
L' elemento centrale, tuttavia, è l'attenzione che Villeroy & Boch dedica al design dei propri prodotti. Se l'ambizione del management è quella di vendere uno stile di vita, al pari di un produttore di abiti o di accessori, è molto importante intercettare i diversi gusti e le sensibilità della propria clientela.
Per questo Villeroy & Boch propone una linea 'classica', una 'country' per le case in stile cottage, una 'easy' più improntata alla praticità e al dinamismo, e infine una 'metropolitan' dallo stile più minimalista.
Da un punto di vista finanziario, il principale elemento di criticità è costituito dalla bassa marginalità.
La società ha conseguito infatti, nel 2006, un Ebitda margin di circa l'8%, e un Ebit margin del 3,5%, valori sensibilmente inferiori rispetto alla media di settore.
Tenendo conto della forza del marchio, tali margini sono a nostro avviso migliorabili.
A fronte di un fatturato che sfiora il miliardo di euro, infatti, l'Ebitda si è assestato nel 2006 a 77 milioni, l'Ebit a 33 milioni e l'utile netto a 17 milioni.
L'azienda ha una posizione finanziaria netta positiva (quasi 40 milioni di euro su poco più di 400 di capitalizzazione) e ha un multiplo sull'ebitda stimato per il 2008 a 4,3x.
Sullo stesso periodo il p/e stimato è circa 17x.
Il principale competitor (anche in termine di marchi) è la britannica Waterford Wedgwood, che possiede Wedgwood e Rosenthal, che si trova per altro a fronteggiare un notevole debito e perdite di esercizio,
Il settore nel suo complesso appare dunque interessato da un processo di turnaround, che sta cercando di riportare i margini a livelli accettabili.
La concorrenza cinese dovrebbe infatti in futuro passare in secondo piano, proprio grazie alla esclusività, alla forza e alla internazionalizzazione del marchio.
In questa ottica riteniamo perciò che Villeroy & Boch possa essere un titolo da monitorare con attenzione, soprattutto se il management riuscisse effettivamente ad aumentare i margini.

Carter's





Fonte: Thomson Financial


Carter's è leader nella produzione e vendita di abbigliamento ed accessori per bambini da 0 a 14 anni di età.
Carter's gestisce oltre 180 punti vendita negli Stati Uniti e i suoi prodotti sono distribuiti da catene retail come JcPenney's, Kohl's e Sears. Alcune linee di prodotto sono prodotte in esclusiva per Wal-Mart.
Il nome della società apparentemente non dovrebbe suggerire granchè ai consumatori europei, ma consideriamo che tra i marchi proprietari vi è anche OshKosh B'Gosh, un tempo considerato in assoluto tra i brand più trendy per l'infanzia.
La società è stata acquisita per circa $312 milioni di dollari nel 2005.
La storia di investimento sottostante è abbastanza semplice: la società non sembra completamente valorizzata, basti osservare la scarnezza del sito (Internet al contrario sta diventando a nostro avviso il principale canale per sviluppare e diffondere brand e prodotti) che a nostro avviso non pubblicizza, spiega e differenzia sufficientemente i prodotti e l'offerta globale del gruppo.
Inoltre la presenza all'infuori degli Stati Uniti è molto limitata. Considerando che la sola HoshKosh è distribuita in oltre 50 paesi, vi sarebbe spazio per una ulteriore espansione del marchio Carter's.
La generazione di cassa è estremamente interessante, in quanto già nel 2007 il free cash flow è nell'ordine del 7% e, permette una notevole flessibilità strategica al management, inclusi i mezzi per ulteriori acquisizioni.
I multipli sono al momento discretamente appetibili, con il p/e atteso nel 2008 di 14.6x e un Ev/Ebitda di 7,7x.
Considerando che negli ultimi due anni la società ha sovente battuto le stime del mercato, che le prospettive di crescita rimangono buone e che potrebbe esserci ancora spazio per migliorare i margini operativi, Carter's è una società che potrebbe valere la pena monitorare costantemente.


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