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Risultati vincenti con le strategie di gestione della volatilità

Due bolle azionarie negli ultimi dieci anni e l’intensificarsi della volatilità del mercato hanno fatto faticare gli investitori passivi

di Redazione Soldionline 30 ago 2012 ore 10:52
Articolo a cura di Kunal Ghosh, Portfolio Manager Global Emerging Markets e Brandon Michael, Product Specialist di Allianz GI

Due bolle azionarie negli ultimi dieci anni e l’intensificarsi della volatilità del mercato hanno fatto faticare gli investitori passivi. Le strategie di gestione della volatilità consentono agli investitori di conservare l’esposizione sul mercato azionario riducendo molto il rischio, con la possibilità di ottenere un rendimento più alto attraverso un’alternativa  interessante rispetto alle strategie azionarie passive. Queste strategie rappresentano il fulcro naturale della componente azionaria di un portafoglio. 

L’anomalia del beta
Secondo la pietra miliare della moderna teoria finanziaria, il modello CAPM (Capital Asset Pricing Model), gli investitori ottengono una remunerazione proporzionale al grado di rischio assunto. Tuttavia, la ricerca empirica sui rendimenti del mercato azionario in oltre 40 anni si contrappone alla teoria del modello sul rapporto tra rischio e rendimento, dimostrando che i titoli a più basso beta hanno fatto meglio di quelli a beta più alto.
Questa “anomalia del beta” esprime il differenziale tra rendimento previsto secondo il modello CAPM e il modello CAPM
empirico. Le strategie di gestione della volatilità sfruttano questa inefficienza scardinando il paradigma che si fonda sulla gestione rispetto a un indice ponderato per la capitalizzazione di mercato. Al contrario queste strategie tendono a costruire un portafoglio con la più bassa volatilità possibile. Alla base di questa anomalia c’è un collegamento con la preferenza degli investitori per rendimenti “da lotteria”, come spiega Daniel Kahnemann nel suo lavoro che gli è valso un Premio Nobel.
Alla base del processo di costruzione di un portafoglio a bassa volatilità c’è l’utilizzo di un modello sofisticato di previsione dei rischi che contribuisce alla creazione di un portafoglio col rischio più basso possibile, prendendo in considerazione titoli con una correlazione bassa o negativa. La finanza comportamentale può contribuire a ottimizzare la previsione del rischio. Per differenziarci dalla concorrenza possiamo incorporare un modello alpha con le stime di
rendimento per costruire il portafoglio finale con la gestione della volatilità che consiste in 50-80 titoli che nel complesso presentano una bassa volatilità e fondamentali interessanti.

A chi si addice una strategia di gestione della volatilità?
Le strategie di gestione della volatilità sembrano il perfetto sostituto dei portafogli passivi che offrono un’alpha pari a zero ed esprimono la volatilità del mercato sottostante. Lungo un ciclo economico, le strategie di gestione della volatilità in genere presentano una volatilità pari al 60-70% soltanto della volatilità dell’indice ponderato per la capitalizzazione. La riduzione della volatilità può produrre un indice di Sharpe più interessante, ed è su questa base che queste strategie andrebbero valutate.
Le strategie di gestione della volatilità possono produrre rendimenti più alti rispetto agli approcci più tradizionali in parte per gli effetti del compounding. Offrendo potenzialmente una volatilità molto più bassa rispetto al mercato queste strategie sono ideali per il “rendimento del capitale”. Queste strategie dovrebbero tendenzialmente produrre un rendimento più alto in mercati stabili o al ribasso. Invece, nei mercati azionari in cui il beta viene remunerato eccessivamente (bolle), le strategie di gestione della volatilità in genere offrono un rendimento complessivo positivo
ma inferiore all’indice ponderato per la capitalizzazione di mercato.

L’orientamento sulla riduzione del rischio complessivo in portafoglio, abbinato a un approccio che non tiene conto dell’indice in termini di ponderazione per paese, settore e titolo, distingue una strategia di gestione della volatilità dalla concorrenza. Buona parte delle soluzioni di gestione della volatilità offerte è strettamente collegata agli indici ponderati per la capitalizzazione di mercato o a bassa volatilità. Se da una parte investire in un indice a bassa volatilità significa incrementare l’indice di Sharpe, dall’altra ci si avvicina troppo all’indice ponderato alla capitalizzazione di mercato per poter sfruttare pienamente l’anomalia della bassa volatilità.

Perché prendere in considerazione le strategie di gestione della volatilità nello scenario attuale?
Le strategie di gestione della volatilità contribuiscono a contenere la volatilità del mercato azionario e possono produrre rendimenti più alti nel corso del tempo. Se abbiniamo all’anomalia il classico comportamento umano caratterizzato dall’avidità (la cosiddetta preferenza per guadagni da lotteria) queste strategie ci sembrano  vantaggiose. Inoltre, i migliaia di miliardi di dollari investiti nelle strategie passive potrebbero potenziare questa
anomalia, poiché gli indici ponderati per la capitalizzazione per definizione investono eccessivamente in titoli che hanno prodotto storicamente un buon rendimento e che presentano quindi un beta più alto. Le strategie di gestione della volatilità non andrebbero prese in considerazione come decisione di investimento tattica solamente nei periodi di forte volatilità. Al contrario, le strategie di gestione della volatilità dovrebbero rappresentare un investimento azionario core strategico e possono essere un valido sostituto dei portafogli passivi poiché ricercano rendimenti superiori al mercato con un rischio molto più basso.
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