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Non combattete la Banca del Giappone

Il 4 aprile la Banca del Giappone (BoJ) ha preso una decisione storica annunciando uno spettacolare programma di allentamento monetario per sconfiggere la deflazione

di Redazione Soldionline 30 apr 2013 ore 16:34

Articolo a cura di Christophe Bernard, Chief Strategist Vontobel Group
 
La storia ha insegnato ai money manager che non si scommette contro la Federal Reserve. Come dice il famoso adagio di Wall Street: «Don't fight the Fed». In altre parole: quando la banca centrale più potente al mondo aumenta o riduce i tassi di interesse è meglio investire di conseguenza. Analogamente gli investitori farebbero bene a recepire i segnali che vengono dal recente cambio di atteggiamento nella politica monetaria della Banca del Giappone.
 
Il 4 aprile la Banca del Giappone (BoJ) ha preso una decisione storica annunciando uno spettacolare programma di allentamento monetario per sconfiggere la deflazione. Il programma si articola sui seguenti punti (vedi grafico 1 nel documento allegato):
 
- portare il tasso di inflazione al 2% entro i prossimi due anni
- raddoppiare la base monetaria tramite massicci acquisti di bond governativi giapponesi (JGB)
- aumentare da tre a sette anni la maturity media dei JGB in portafoglio
 
Lo tsunami di liquidità della BoJ fa miracoli
Il tempo dirà se le iniziative concertate fra il governo del primo ministro Shinzo Abe's e la BoJ, guidata ora da Haruhiko Kuroda, avranno successo. Le questioni in gioco sono molteplici: il Giappone vive una fase di deflazione più che decennale, deve confrontarsi con trend demografici negativi e con una crescita economica fiacca. La risoluzione di questi problemi richiede riforme strutturali del mercato del lavoro. Nonostante la natura di lungo periodo di questi ostacoli, le iniziative delle autorità hanno già ottenuto un miglioramento del sentiment di imprese e consumatori, il cambio dello yen è sceso e i titoli azionari interni sono in rialzo. Questi trend probabilmente persisteranno fino a quando vi sarà la chiara volontà politica di conseguire questi obiettivi, indipendentemente dal risultato finale. Per i mercati finanziari spesso ciò che è importante è il viaggio e non la destinazione.
 
Il «consiglio» di Kuroda: acquistate azioni e immobili

Il messaggio della BoJ agli investitori nipponici è lampante: è tempo di abbandonare la liquidità e i titoli di stato per passare a impieghi più rischiosi, come azioni e immobili. Riteniamo che questa svolta vada a beneficio dei mercati a reddito fisso esteri e delle obbligazioni giapponesi. Inoltre, se non interverranno ulteriori fattori, essa probabilmente sosterrà i mercati azionari in tutto il mondo e limiterà il rischio di ribasso a breve termine determinato dal ristagno dell’economia globale.


A prescindere dalla reazione dei mercati, il nuovo corso della BoJ non è senza rischi. Naturalmente una forte contrazione della domanda di JGB provocherebbe un’impennata dei tassi di interesse nella terza economia del pianeta, determinando una situazione di bilancio precaria: ricordiamo infatti che il debito giapponese ammonta complessivamente al 240% del prodotto interno lordo. In ogni caso gli acquisti della BoJ copriranno del tutto le esigenze di finanziamento del governo – si parla di «monetizzazione» del deficit – un anatema per la sempre più sparuta schiera di banchieri centrali conservatori, secondo i quali gli istituti dovrebbero concentrarsi in primo luogo su obiettivi tradizionali come la tutela della stabilità dei prezzi.
 
Allora: come mai un allentamento monetario tanto aggressivo non ha determinato alcun rialzo dell’oro, che poco dopo l’annuncio della BoJ, contro ogni previsione, ha sofferto una delle più rovinose cadute della sua storia? Riteniamo che l’ennesima occasione mancata per l’oro di reagire a notizie favorevoli rappresenti esattamente la ragione per cui il sentiment degli investitori si è cristallizzato in un’improvvisa corsa alle vendite. Inoltre ci potrebbe essere anche una risposta molto semplice: dopo una corsa più che decennale e afflussi di denaro notevoli, viene a mancare ora l’acquirente «marginale». Questo significa che il mercato «toro» per il metallo giallo è terminato (vedi grafico 2 nel documento allegato)? La risposta potrebbe essere «sì», se le banche centrali riusciranno a porre fine alla politica monetaria espansiva prima che l’inflazione riparta. La risposta potrebbe invece essere «no» se l’inflazione eroderà la fiducia nelle valute cartacee. In ogni caso l’attuale equilibrio fra domanda e offerta richiede una notevole richiesta di investimento in oro, che probabilmente diminuirà nel prossimo futuro. Il metallo prezioso, il cui prezzo è attualmente di 1425 dollari l’oncia, troverà molto probabilmente un supporto verso quota 1100-1200 dollari, cioè al livello in cui le miniere meno efficienti cominceranno a tagliare la produzione.
 
Presto opportunità di acquisto per le commodity?

Gli ultimi dati economici sono stati generalmente al di sotto delle aspettative, soprattutto negli USA (per quanto dopo un primo trimestre «forte») e in Cina, mentre l’Europa versa ancora in difficoltà. Dati i forti fondamentali di medio periodo, riteniamo che l’economia USA riacquisterà dinamismo nella seconda metà dell’anno, dopo avere superato l’ostacolo costituito dall’aumento dell’imposta sul monte salari e dai tagli di spesa automatici. Mentre ormai è ampiamente attesa una correzione dei mercati azionari nel loro insieme, riteniamo che le banche centrali applicheranno politiche «accomodanti» per ammortizzare qualunque ribasso. Per questo manteniamo un atteggiamento neutro verso gli investimenti rischiosi, con l’idea di individuare buone opportunità per impiegare la liquidità a nostra disposizione. La caduta dei prezzi delle commodity e dei relativi mercati appare ormai ingiustificata e potrebbe ben presto offrire occasioni redditizie di acquisto, a condizione che la crescita economica globale riprenda nella seconda metà dell’anno.

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