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La ricerca di rendimenti alimenterà la domanda di obbligazioni asiatiche

Negli anni ‘90 dello scorso millennio gli investimenti nei mercati emergenti erano sinonimo di rischio elevato, ma secondo un’analisi condotta da Allianz Global Investors ci stiamo muovendo verso un nuovo equilibrio globale

di Redazione Soldionline 23 lug 2012 ore 17:28

Articolo a cura di Allianz Global Investors

Negli anni ‘90 dello scorso millennio gli investimenti nei mercati emergenti erano sinonimo di rischio elevato, ma secondo un’analisi condotta da Allianz Global Investors ci stiamo muovendo verso un nuovo equilibrio globale: oggi sono soprattutto i paesi asiatici a convincere, grazie a una crescita solida e livelli di indebitamento relativamente bassi rispetto ai paesi industrializzati, in passato definiti “sicuri”.
Lo studio “Obbligazioni asiatiche: un’asset class in crescita” rivela tuttavia che gli investitori non sono ancora del tutto consapevoli di questo mutamento del contesto fondamentale.
Secondo Allianz Global Investors, la ricerca di rendimenti probabilmente sarà il motore della futura domanda di obbligazioni asiatiche. In occasione della Conferenza sull’Asia svoltasi a Berlino qualche settimana fa, James Dilworth, Chief Executive Officer di Allianz Global Investors Europe, ha dichiarato in proposito: “In quanto asset manager responsabili, dobbiamo offrire ai nostri clienti alternative che consentano loro di conseguire i propri obiettivi finanziari anche in un contesto di depressione finanziaria”.
“Siamo persuasi che per ottenere rendimenti in uno scenario caratterizzato da bassi tassi di interesse a lungo termine e inflazione in aumento sia necessaria un’offerta completa di prodotti di investimento focalizzati sui mercati asiatici”. In questa prospettiva, Allianz Global Investors ha ampliato la propria gamma di prodotti con il lancio di un fondo obbligazionario asiatico, il fondo Allianz Flexi Asia Bond*.

Da detentori di capitale a investitori
La crisi asiatica del 1997, originatasi in Tailandia, contagiò Indonesia, Corea del Sud, Malesia, Singapore e Filippine. Dopo 15 anni questi paesi non solo si sono ripresi, ma hanno trovato nuova forza grazie a profonde riforme strutturali. In questo scenario si inquadra l’evoluzione da detentori di capitale a investitori.
Nel complesso i paesi asiatici in crescita, compresa la Cina, controllano oggi oltre il 60 percento delle riserve globali in valuta estera, circa il doppio rispetto a quando scoppiò la crisi. Nei paesi industrializzati, invece, in questo periodo la quota è scesa al 30 percento circa. Inoltre, i paesi asiatici presentano un avanzo anziché un disavanzo delle partite correnti, e questo li rende meno vulnerabili alle crisi nonostante i rigidi tassi di cambio.


Stefan Scheurer, Senior Analyst del team Global Capital Markets & Thematic Research di Allianz Global Investors, osserva che attualmente gli investitori si aspettano ancora rendimenti più elevati sui titoli di stato dei paesi in crescita, rispetto a quelli dei paesi sviluppati, per via dei maggiori rischi. Tuttavia, nello studio di recente pubblicazione, descrive come questo “premio sui mercati emergenti” stia attualmente diminuendo: l’assicurazione contro il default di paesi sviluppati quali Italia, Irlanda o Portogallo, per esempio, ha già superato di gran lunga i tassi relativi a Malesia, Filippine e Tailandia. “Questo dimostra quali livelli abbia già raggiunto lo sviluppo fondamentale dei paesi in crescita”, afferma Scheurer.

Possibile aumento della domanda di obbligazioni asiatiche

Scheurer ritiene che l'interesse per i titoli di stato asiatici aumenterà: “Con un rendimento medio che attualmente può arrivare al 4,2 percento annuo in termini di valuta locale, i titoli governativi dei paesi asiatici potrebbero risultare più interessanti rispetto ai titoli di stato dei mercati sviluppati che rendono il 2,3 percento1. Un bond decennale USA al momento comporta per l’investitore una perdita reale di potere d’acquisto, con un rendimento pari a -0,7% se si considera l’impatto dell’inflazione. Con i titoli di stato emessi dai paesi industrializzati prossimi ai minimi storici, gli investitori potrebbero mitigare l’esposizione al rischio e aumentare le aspettative di rendimento prendendo in considerazione le obbligazioni asiatiche”.
In passato anche il miglioramento dell’affidabilità creditizia nelle valutazioni delle agenzie di rating si è rivelato un indicatore dell’andamento dei rendimenti offerti dalle obbligazioni asiatiche. Spiega Scheurer: “Dopo un anno circa dalla revisione al rialzo del rating di uno stato asiatico da parte di un’agenzia di rating, i relativi bond sono scesi in media di 33 punti base”.2 Grazie a una sana politica di bilancio, solidi fondamentali e riforme economiche di successo, negli ultimi 10 anni i paesi asiatici sono riusciti, più di altri, a migliorare sensibilmente il proprio rating creditizio.

Obbligazioni asiatiche a completamento del portafoglio
Insieme ai titoli di stato, anche le obbligazioni societarie asiatiche offrono attualmente migliori rendimenti rispetto ai titoli equivalenti dei paesi industrializzati. Le obbligazioni asiatiche in genere possono beneficiare della solidità strutturale delle rispettive economie - in termini di elevati tassi di crescita, forte competitività, bilancia commerciale e avanzo di partite correnti - e del potenziale apprezzamento di valute quali il Renminbi cinese, la Rupia indonesiana o il Ringgit malaysiano nei confronti dell’Euro e del Dollaro USA. Alla luce dei moderati profili rischio-rendimento mostrati in passato rispetto ai titoli dei paesi industrializzati, le obbligazioni asiatiche potrebbero quindi apportare vantaggi di diversificazione a un portafoglio bilanciato

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