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L’economia statunitense questa volta salverà il mondo?

Il 2013 sta per finire e sui mercati torna a diffondersi una parola pericolosa, ovvero bolla! L’andamento dei mercati azionari alimenta questi timori

di Redazione Soldionline 19 dic 2013 ore 16:11

Articolo a cura di Axa IM

Il 2013 sta per finire e sui mercati torna a diffondersi una parola pericolosa, ovvero bolla!
L’andamento dei mercati azionari alimenta questi timori. Nel momento in cui scriviamo, i mercati azionari internazionali hanno guadagnato il 24% circa nel corso dell’anno. In termini reali si tratta del 20% circa, ovvero sette volte in più rispetto alla crescita del Pil globale che, secondo le ultime stime, è leggermente inferiore al 3%. L’indice MSCI globale supera di oltre il 20% il massimo storico raggiunto a maggio 2008.
I mercati azionari sono quindi sull’orlo del collasso? Noi crediamo di no. Da un’analisi delle economie reali e delle valutazioni del mercato emerge che i prezzi azionari non sono particolarmente tirati, mentre i titoli di stato sono ancora molto costosi, persino dopo un anno negativo. I fondamentali lasciano presagire un altro anno positivo per i mercati azionari e poco positivo per le obbligazioni. Ma attenzione, questa conclusione vale solo e soltanto se nel 2014 l’economia degli Stati Uniti crescerà abbastanza rapidamente da trascinare il resto del mondo verso la ripresa.

Quindi, perché questo non è avvenuto nel 2013?

Un anno fa era già evidente che il settore privato negli Stati Uniti fosse pronto a crescere: la situazione patrimoniale dei consumatori era positiva grazie a politiche fiscali e monetarie iperattive, e le imprese americane erano in buono stato. Ma il malfunzionamento delle istituzioni americane ha rovinato la festa: la stretta fiscale, seguita dalle incomprensioni tra la Fed e i mercati e alla fine dal lungo shutdown dei servizi governativi, ha contenuto la crescita del Pil dello 0,5%. Col senno di poi, questi shock non sembrano aver danneggiato molto l’economia, a conferma della solidità del paese.

E questo ci porta alle previsioni per il 2014. Presupponendo che la stretta fiscale non superi l’1% del Pil e che la Fed non consenta ai rendimenti obbligazionari di salire troppo o troppo rapidamente (da tempo sosteniamo che il target 2014 è del 3,5% per i Treasury a 10 anni), l’economia americana dovrebbe accelerare molto, consentendo ai mercati azionari di assorbire il calo della liquidità immessa dalla Fed. Dato che l’altra superpotenza mondiale, ovvero la Cina, difficilmente rallenterà molto (i leader cinesi hanno chiarito che non tollereranno una crescita inferiore al 7%), l’economia globale dovrebbe accelerare, consentendo al processo di “risanamento globale” di avanzare ancora e agli scambi globali di recuperare bene.

Sarebbe una buona notizia per il principale esportatore al mondo, l’Unione Europea, dove diverse economie, a partire da Regno Unito, Spagna e Irlanda, hanno già registrato un rialzo sorprendente. Questi sviluppi basteranno a tenere sotto controllo la tendenza deflazionista che è emersa tanto chiaramente da farsi notare dalla BCE? Probabilmente no. Anche se una BCE più reattiva potrebbe sorprendere i mercati con nuove misure di allentamento, convenzionali o non convenzionali, il punto cruciale è la ristrutturazione del sistema bancario, condizione necessaria per una ripresa trainata dal credito. Sarà una lotta politica difficile, ma c’è ragione di essere cautamente ottimisti. Dopo tutto, volontariamente o meno, le autorità hanno rotto i ponti col passato quando l’anno scorso hanno preso la decisione audace di intraprendere la strada dell’unione bancaria.

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