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George Soros e l’Euro senza Germania

In queste settimane monta un grande dibattito, del mondo politico e dell'opinione pubblica, sull'eventualità che l'Italia esca dall'euro. E se ad uscire fosse la Germania?

di Antonio Mansueto 22 apr 2013 ore 13:07
a cura di Antonio Mansueto, analista finanziario

Riguardando il nostro periodo storico, un giorno, forse, parrà più che ovvio che i debiti sovrani di paesi europei in crisi (paesi non più sovrani della loro moneta) siano stati oggetto, in questi anni, di crolli e di attacchi speculativi.

La fragilità di questo mercato è venuta al dunque dopo una prima fase di grazia, o forse di incoscienza, in cui a tutti i titoli sovrani europei veniva assegnato rischio zero.

Tra le cause di questa caduta vi è la concomitanza di alcuni fattori:
- la fragilità strutturale evidenziatasi nelle economie di alcuni paesi emittenti,
- il fatto che l’Euro non abbia avuto un timoniere (ovvero una vera banca centrale),
- il fatto che a livello europeo le tesi monetarie restrittive abbiano comunque prevalso,
- e per finire la circostanza che i debiti sovrani dei vari paesi europei non siano garantiti dall’UE.

Ad inizio del 2012, in un breve articolo pubblicato dall’Associazione Italiana Analisti Finanziari, il sottoscritto aveva proposto l’ipotesi che consentendo alla Germania di uscire dall’euro (temporaneamente e non certo uscire dalla UE di cui è colonna portante) la crisi monetaria dell’Eurozona poteva essere risolta.

Tutto partiva dal seguente ragionamento. Consideriamo un paese che abbia un persistente ampio deficit commerciale, perché un aumento del credito interno ha aumentato i livelli di consumo eccessivo e quindi ridotto i livelli di risparmio. Il conseguente aumento del debito è insostenibile e dovrà alla fine essere risolto da una inversione del deficit commerciale. Una situazione ad esempio affrontata dalla Spagna, causata tanto dalla repressione dei consumi in Germania, come da distorsioni sul mercato interno. L'unica soluzione che avrebbe la Spagna per evitare livelli molto elevati di disoccupazione per molti anni, sarebbe il default o la svalutazione. Soluzione drammatica, la prima, mentre la seconda è resa impossibile dall’attuale “governo di fatto” restrittivo dell’Euro.

Molti sostengono che, storicamente, paesi in surplus non accettano le loro responsabilità nell’aver creato distorsioni commerciali. E così è per la Germania, che addita le esistenti distorsioni fiscali e strutturali dei paesi colpiti, ma non riconosce il forte effetto della trappola monetaria in cui questi paesi si sono venuti a trovare a causa dell’euro e degli accordi di Maastricht. Né, quindi, acconsente ad un allentamento monetario ovvero all’introduzione di Eurobonds o di meccanismi di garanzia europei dei titoli sovrani dei paesi europei.

La Francia negli ultimi anni ha dovuto ammorbidire la sua posizione. Per i singoli paesi più deboli, uscire dall’euro potrebbe essere un disastro, e l’uscita dell’Italia -è oggi opinione diffusa- oltre che essere un disastro sociale per l’Italia e per i mercati finanziari, causerebbe anche un rapido sfaldarsi di Euro e progetto di Unione Europea.

A questo punto i paesi della zona euro potrebbero forzare un accordo rapido e più efficace nella gestione monetaria, per risolvere l’impasse, dando alla Germania la possibilità di non farne parte e di "uscire" temporaneamente dall’Euro, restando ovviamente un paese fondamentale e determinante per la UE, e permettendo ai paesi dell’Eurozona di svalutare l’Euro e di emettere finalmente gli Eurobonds.

La Germania potrebbe gestire con meno problemi, rispetto a paesi più fragili, il ritorno alla sua vecchia moneta, la quale, in questo caso, certamente si apprezzerebbe, causando un trend più debole per le esportazioni tedesche, trend negativo mitigato dall’efficienza produttiva delle aziende tedesche.

Probabilmente, senza un tale tentativo, anche la via preferibile, un accordo pienamente soddisfacente tra tutti i paesi dell’Eurozona inclusa la Germania, non si verificherebbe mai. Posta di fronte a un bivio, la Germania potrebbe forse giungere a preferire una politica monetaria più mediata per la moneta unica, che tenga conto di come, sino ad oggi, le scelte intraprese abbiano danneggiato i paesi più deboli.

george-sorosGeorge Soros ha riproposto con forza in questi giorni in un suo intervento in Germania queste tesi (La ricetta di Soros per l'Europa), inserendosi nella campagna elettorale tedesca, documentando tali idee con doviziosi raffronti storici e analisi politiche, giungendo a una chiara e comunicativa semplificazione finale della proposta.

In sostanza, secondo George Soros, agli elettori tedeschi, oggi in campagna elettorale, dovrebbe essere proposta una seguente scelta: accettare o la creazione di Eurobonds, o che la Germania esca dall’euro per il bene dell’Unione Europea e, quindi, della Germania stessa.


George Soros ha anche precisato che, pur comprendendo l’impatto politico di una tale ipotesi, non si tratta di una posizione “contro la Germania”, ma una soluzione che eviti di distruggere il progetto di grande valenza politica e sociale dell’Unione Europea.

Aggiungeremmo che questo ridarebbe fiato all’economia dei paesi più in crisi, e darebbe tempo alla UE per completare ed introdurre le proprie regole di fiscal compact ed efficienza economica: occasione che certo bisognerebbe impegnarsi a non perdere.

Tuttavia, lo stesso George Soros, non ha potuto fare a meno di notare come sia difficile distinguere tra il caso economico e la valenza politica che la Germania ha nell’Unione Europea e nell’Euro.

Resta pertanto aperta una domanda cui nemmeno Soros riesce a rispondere: come fare a portare la Germania di fronte a una tale scelta, senza confondere l’euro con l’Unione Europea, senza quindi causare un deterioramento politico intorno a questo progetto che, invece, tale proposta vorrebbe consolidare e rafforzare.

Antonio Mansueto
: antonio.mansueto@antoh.com
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