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Facebook, l'esordio più atteso

Alle ore 17 italiane prenderà il via l'avventura di Facebook al Nasdaq. Peccato che per gli italiani non ci sia stata la possibilità di partecipare all'IPO. Ma non mancano i detrattori

di Mauro Introzzi 18 mag 2012 ore 12:20
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Prenderà il via oggi l'avventura di Facebook in borsa. Il social network fondato da Mark Zuckerberg, che conta ormai su più di 900 milioni di utenti, ha registrato il tutto esaurito nel collocamento, tanto che durante il road show con gli investitori istituzionali l'offerta e il prezzo massimo sono stati più volte ritoccati al rialzo.
Secondo le agenzie di stampa le contrattazioni inizieranno alle 11:00 di Wall Street (le 17.00 in Italia).

Al prezzo di esordio di 38 dollari, pari alla parte alta della forchetta indicata in sede di collocamento, la società sarà valorizzata più di 100 miliardi di dollari. Inizialmente il range di offerta era stato fissato a 28-35 dollari, ma il successo dell'IPO ha spinto i collocatori a alzare la forchetta a un range compreso tra i 34 e i 38 dollari. Contestualmente Facebook ha deciso di incrementare del 25% il numero delle azioni offerte, aggiungendo 83,8 milioni di azioni e passando quindi da 337,4 milioni a 421,2 milioni di titoli.

L'operazione è così diventata, per dimensioni, la seconda IPO di sempre di Wall Street, dopo quella di Visa (che ha raccolto 17,8 miliardi di dollari) e prima di quella di General Motors (15,8 miliardi di euro).

Accanto a una schiera di osservatori convinti che l'esordio del social network sarà trionfale, però, non mancano i dubbiosi. Qualcuno cita i conti della società, che nel primo trimestre ricavi in crescita ma redditività in contrazione. I primi tre mesi del 2012, infatti, hanno evidenziato un giro d'affari pari a 1,06 miliardi di dollari, il 45% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (ma il 6% in meno rispetto all'ultimo trimestre del 2011) e un utile pari a 205 milioni di dollari, in calo del 12% rispetto ai 233 milioni di dollari dello stesso trimestre dell'anno precedente.

Tra i detrattori anche chi cita la bassa efficacia del core business dell'azienda: quello della pubblicità. I suoi tassi di click sarebbero decisamente inferiori rispetto a quelli dell'altro colosso della rete quotato, cioè Google. Tanto che uno dei big spender del mondo publicitario americano, General Motors, ha deciso di non investire più nel canale in questione.

Ma, al di là di come andrà l'esordio di Facebook, il suo collocamento ha arricchito sicuramente molti soggetti. A parte il fondatore Mark Zuckerberg, multimilionario e ancora con la magioranza della società, l'operazione ha portato molto denaro anche nelle tasche dei collocatori e degli advisor. Felici anche gli amministratori dello stato della California: secondo alcune analisi nelle casse dello stato americano arriveranno ben 2 miliardi di dollari sottoforma di imposte. Non certo, però, il denaro del cofondatore Eduardo Saverin, che per risparmiare 67 milioni di dollari di imposte ha deciso di rinunciare alla cittadinanza americana a favore di quella a Singapore.
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