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Europa: cosa devono fare i Paesi per risollevare l'economia del Vecchio Continente

Secondo Didier Saint-Georges, di Carmignac Gestion, bisogna riflettere sul significato economico dei risultati delle elezioni del 25 maggio. Ecco come svoltare

di Mauro Introzzi 1 lug 2014 ore 11:50
di Didier Saint-Georges, Member of the Investment Committee di Carmignac Gestion

EUROPA: SIGNIFICATO DELLE ELEZIONI DEL 25 MAGGIO
Senza pretendere di fare un’analisi politica, ogni investitore europeo, osservando il rimbalzo di oltre il 50% dei mercati azionari europei nel corso degli ultimi due anni, deve riflettere sul significato economico dei risultati delle elezioni del 25 maggio. Inviando al Parlamento Europeo circa 140 deputati (pari al 25% di tutti i seggi) contrari all’integrazione europea, l'opinione pubblica esprime un livello di protesta mai raggiunto in precedenza, durante i ventidue anni di vita dell'Unione. Dopo cinque anni di crisi, la performance dell'economia reale si presenta in effetti disastrosa a livello globale: una crescita media inferiore all'1% e un tasso di disoccupazione prossimo al 12%, vale a dire 26 milioni di persone.
 
Naturalmente una simile situazione si traduce nel successo della retorica populista con le sue conseguenti accuse scagliate contro il mercato, Bruxelles, Francoforte, le banche, i ricchi, gli immigrati e via dicendo. I vari governi, colpevoli di inettitudine, non potranno ignorare questo forte monito. L’investitore non potrà nemmeno evitare di riflettere sulla stagnazione della crescita europea.
È chiaro che negli Stati Uniti la gestione della crisi è stata molto più rapida che in Europa.  Gli insegnamenti delle vicende svedesi e giapponesi degli Anni Novanta del secolo scorso erano tuttavia alla portata di tutti. L'America, però, ne ha fatto maggior tesoro (in particolare quando si è trattato di ristrutturare rapidamente il sistema bancario per agevolare l'implementazione di una politica monetaria estremamente accomodante).
 
logo-carmignac-gestionEUROPA: COME SVOLTARE

In un prossimo futuro questo ritardo dovrebbe essere finalmente recuperato anche in Europa, grazie non solo al completamento del programma di attuazione del capitalization ratio delle banche (a seguito dell'"Asset Quality Review" tuttora in corso), ma anche all'attuazione di una politica monetaria radicalmente non convenzionale da parte della BCE. L'assunzione di un ruolo più ampio da parte dell'istituto centrale è essenziale e costituisce una condizione indispensabile per la ripresa. Tuttavia, per assicurare il rilancio della crescita dell'economia reale sarà necessario fare molto di più.  Una semplice osservazione riassume il ritardo accumulato dall'economia europea: nel 2013, i risultati delle aziende europee erano pari solo al 55% dei livelli toccati nel 2007 (risultati per azione delle società dell'Eurostoxx 600). In quello stesso anno, i risultati delle aziende statunitensi (le 500 società dell'indice S&P) superavano già del 30% i livelli pre-crisi.
Non stupisce quindi che in Europa gli investimenti, i consumi e, di conseguenza, l'occupazione stiano arrancando.
 
Una riduzione degli oneri a carico delle imprese è quindi indispensabile, e dovrà essere finanziata dai tagli alla spesa pubblica, per sostenere l'aumento dei margini netti (ai minimi dal 2002, mentre negli Stati Uniti sono ai massimi storici). Questo processo è stato abbastanza ampiamente avviato, ma la sua evoluzione potrà essere solo graduale.
 
L'esecutivo dei diversi paesi europei non ha altra scelta se non correggere gli errori di gestione del passato
, proseguendo (o avviando) coraggiosamente le indispensabili riforme strutturali. Nella migliore delle ipotesi, quindi, la crescita economica continuerà a essere vincolata alle limitazioni associate al processo di riduzione dell'indebitamento.
È comunque possibile riconquistare la fiducia dei cittadini articolando una visione e un'azione chiara. In Italia il successo di Matteo Renzi alle elezioni europee indica che una simile proposta rappresenta un'alternativa credibile alla demagogia.
Per quanto riguarda il progetto europeo, nessuno dubita che sia indispensabile migliorarne la gestione affinché non venga più vissuto dagli Stati membri come un ostacolo, ma come una carta vincente. Come molto opportunamente ha dichiarato Michel Barnier, nel 2050 nessun paese europeo da solo sarà nel G8 se non apparterrà a un'Europa forte.
 
Per l'investitore, è giustificato nutrire un'identica e chiara fiducia. Per quanto ci riguarda, continuiamo ad avere fiducia nel progressivo miglioramento dell'economia europea, come dimostrano le nostre posizioni nel debito sovrano italiano, spagnolo e portoghese e nelle obbligazioni corporate del settore finanziario.
Tuttavia, la nostra lucidità sulle prospettive di crescita, che qui sono molto più deboli che altrove, ci induce ad aprire posizioni in azioni di società leader globali, che hanno la capacità di resistere alle pressioni deflazionistiche.
 
Il nostro entusiasmo è quindi rivolto ad alcuni temi trasversali (in particolare nei settori dell'energia, della tecnologia e della sanità) e ad alcune dinamiche locali molto forti, come l'India, dove riteniamo l'elezione di Narandra Modi a primo ministro una vera e propria svolta. Per finire, teniamo alta la guardia poiché la lentezza della ripresa mantiene l'Europa in una situazione particolarmente vulnerabile agli shock esterni.   

CARMIGNAC: STRATEGIA DI INVESTIMENTO

investimento_4VALUTE - La BCE svaluta l'euro
Le dichiarazioni di Mario Draghi a proposito delle ripercussioni dell'apprezzamento dell'euro sugli obiettivi d’inflazione e stabilità dei prezzi all'interno dell'unione monetaria e a proposito delle azioni concrete che la Banca Centrale Europea intende intraprendere a inizio giugno, hanno contribuito a sgonfiare sensibilmente la moneta unica durante il mese. La nostra strategia valutaria, che favoriva il dollaro, ne ha beneficiato sotto tutti gli aspetti. Abbiamo assecondato questo movimento prendendo parziali profitti sulla nostra esposizione al biglietto verde.
 
Contemporaneamente abbiamo ridimensionato il nostro posizionamento sullo yen giapponese all'interno di Carmignac Patrimoine (con un'esposizione totale del 7,7% a fine mese), data la scarsa chiarezza delle intenzioni della Bank of Japan. A fine maggio, la nostra allocazione sul dollaro statunitense è rimasta elevata.

OBBLIGAZIONI - Volatilità temporanea sui tassi d'interesse sovrani europei
Verso la metà del mese, il processo di convergenza dei tassi sovrani europei ha subito una breve battuta d'arresto (con i tassi tedeschi in calo a quasi l'1,3% e i tassi italiani e spagnoli di nuovo al di sopra del 3%). Questo scossone, dovuto alle deludenti statistiche di crescita registrate dall'Eurozona durante il primo trimestre 2014, è stato ridimensionato nella seconda metà del mese. Continuiamo a credere alla riduzione del premio al rischio tra i Titoli di Stato dei paesi periferici e i Titoli di Stato rifugio, e abbiamo pertanto mantenuto le nostre posizioni sul debito dei paesi dell’Europa meridionale. Abbiamo tuttavia approfittato del rimbalzo dei rendimenti italiani e spagnoli per liquidare una parte delle nostre coperture sul rischio di tasso (riduzione delle posizioni sell sui Treasury statunitensi). Abbiamo infine continuato a prendere profitti sulle obbligazioni corporate statunitensi per focalizzarci sulle obbligazioni corporate europee, in particolare quelle del settore finanziario.

AZIONI - Forte rimbalzo delle azioni emergenti

Nel mese di maggio, le azioni globali hanno conosciuto un nuovo rialzo, trainate in particolare dai paesi emergenti. Da soprattutto la Russia e l'India, che hanno beneficiato rispettivamente dell'allentamento delle tensioni in Ucraina e dell'elezione del riformatore Narendra Modi a primo ministro indiano. Le nostre posizioni indiane nelle banche (ICICI), nelle infrastrutture (GMR, Larsen&Toubro) o nei consumi (United Spirits) sono state quindi tra quelle che hanno maggiormente contribuito alla performance mensile. In Europa abbiamo ridotto sensibilmente la ponderazione della tematica relativa alla stabilizzazione dell'economia dell’area liquidando la maggior parte delle nostre posizioni bancarie (Banca Intesa, Unicredito, Société Générale) dopo che avevano registrato un andamento in borsa degno di nota.
Le nostre posizioni europee restano quindi focalizzate su alcuni leader mondiali come Novartis, Richemont, Volkswagen, attivi in settori ben strutturati e con una forte capacità di influenzare gli aumenti dei prezzi. Riteniamo tale caratteristica di fondamentale importanza nel contesto delle pressioni deflazionistiche che affliggono l'Eurozona.

MATERIE PRIME - Mantenuta l'esposizione al settore energetico

Nel mese, Carmignac Commodities ha registrato una solida performance, superando ancora una volta l'indice di riferimento. Il fondo continua a beneficiare pienamente dell'esposizione al settore energetico. Abbiamo comunque continuato a individuare e a investire in titoli promettenti, collegati al settore delle materie prime. Durante il mese abbiamo pertanto aperto una posizione sul titolo Sulzer, società svizzera produttrice di macchinari, tra cui pompe per il settore petrolifero.

FONDI DI FONDI - Esposizione azionaria prossima ai massimi consentiti

Nel mese, i nostri fondi di fondi hanno registrato una performance positiva, sebbene inferiore all'indice di riferimento. L'aumento dell'esposizione durante il mese fino al massimo consentito in ciascun fondo ha contribuito a questa performance.
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