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Ucraina, default evitabile

Il Fondo Monetario Internazionale avrebbe pronti dei fondi per la nazione ucraina, che a sua volta potrà gestire gli impegni con le banche con alcune riserve disponibili

di Mauro Introzzi 5 mar 2014 ore 14:22
A cura di Nathan Griffin, Senior portfolio manager azionario Europa Emergente di Ing Investment Management

Secondo l'analista di ING IM il default dell'Ucraina può essere evitato. Il Fondo Monetario Internazionale avrebbe pronti dei fondi per la nazione, che a sua volta potrà gestire gli impegni con le banche con alcune riserve disponibili. L'esperto della banca olandese analizza anche lo stato delle tensioni tra l'Europa e la Russia e la situazione degli altri paesi emergenti europei. Di seguito i suoi commenti.

UCRAINA: DEFAULT EVITABILE
Sulla carta, la situazione debitoria dell’Ucraina sembra molto compromessa, ma noi riteniamo che il default possa essere evitato. Il FMI non è in grado di fornire supporto in quanto in Ucraina mancano interlocutori eletti democraticamente con cui negoziare, almeno fino alle elezioni previste per luglio. Nel mentre, il Fondo avrebbe però a disposizione 1,8 miliardi di dollari come prestito di emergenza.

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bandiera-ucrainaIn ogni caso, bisogna considerare che l’unica scadenza a breve dell’Ucraina è proprio il rimborso di un finanziamento al Fondo Monetario, per 3,8 miliardi di dollari. Crediamo quindi che questo debito possa essere riscadenziato. L’Ucraina ha anche alcuni impegni con le banche, ma dovrebbere essere gestiti con le riserve disponibili. In aggiunta, il Dipartimento del Tesoro Usa e l’Unione Europea hanno preso provvedimenti. La Russia, infine, ha dichiarato che lascerà all’Ucraina il tempo necessario per ripagare il debito da 2 miliardi di dollari contratto con Gazprom. Alla luce del supporto della comunità internazionale e del limitato flusso di debito in scadenza, non vediamo quindi un rischio di default da qui alle elezioni. Bisognerà poi vedere il risultato delle urne e, dando per buono che la situazione con la Russia sia nel fratempo risolta, in che modo l’Ucraina negozierà con il Fondo Monetario. Soprattutto considerando che entro la fine dell’anno vi sono scadenze più impegnative, che si vanno a sommare agli oltre 9 miliardi da rimborsare nel 2015.

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LE TENSIONI EUROPA-RUSSIA
Dal punto di vista politico – diplomatico, l’impatto delle tensioni tra Unione Europea e Russia non deve essere amplificato. L’Europa al momento è uno spettatore e la Russia non ha intrapreso alcuna azione militare che richieda l’applicazione di sanzioni economiche. Le principali conseguenze della crisi attuale ricadranno quindi sull’economia dell’Ucraina. L’outlook economico era già abbastanza compromesso, data la debolezza finanziaria e la mancanza di export del paese. Il vuoto di potere dei prossimi mesi e il collasso della valuta potrebbero amplificare le difficoltà. Inoltre la storia ci insegna che qualsiasi soluzione negoziata con il Fondo Monetario conduce a ulteriori avversità e downgrade. L’impatto sul resto della regione comunque non sarà rilevante, vista la situazione dell’Ucraina anche prima della crisi. Il paese più esposto è ovviamente la Russia, che ha i più rilevanti scambi commerciali, con il peso maggiore sull’export di gas. Qualunque siano le prossime mosse, è abbastanza prevedibile che l’Ucraina ridurrà il livello generale delle importazioni e dovrà fronteggiare un aumento dei prezzi del gas, riducendo così la domanda. Al di fuori della Russia, gli impatti saranno contenuti. Più o meno il 5% dell’export polacco è diretto verso l’Ucraina, quindi una percentuale abbastanza contenuta la cui riduzione non dovrebbe ripercuotersi significativamente sulla regione. Qualche ricadute più pesante si avrà a livello finanziario relativamente agli asset detenuti dalle banche estere, ma anche in questo caso la Russia è il partner più esposto. Maggiori rischi indiretti. La Banca Centrale Russa, infatti, per prevenire ulteriore instabilità finanziaria, ha aumentato il tasso di interesse dell’1,5%, andando così a toccare la domanda domestica. In aggiunta, gli spread sui CDS sono saliti decisamente e in mancanza di un’inversione per la Russia potrebbe aumentare il costo dei finanziamenti. Quindi ci spettiamo un rallentamento del Pil della Russia, con una crescita compresa tra 0 e 1% rispetto al consensus che si attesta sul 2%.     
  
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GLI ALTRI EMERGENTI EUROPEI
Parlando della regione nel suo complesso, a livello finanziario siamo cauti da un po’ di tempo e le nostre previsioni sono inferiori al consensus quasi ovunque, eccetto che per la Polonia. Siamo particolarmente attenti alla Turchia, dove le nostre stime sono significativamente al di sotto del consensus, dato che secondo noi il modello dell’ultimo decennio, guidato dai consumi, sta faticando a dare a causa dell’elevato ivello dei tassi e della debolezza valutaria. Oltre al fatto che ci aspettiamo ulteriori problemi politici. In ogni caso, l’attuale crisi dell’Ucraina non deve essere considerata a se stante, ma va valutata come un elemento trasversale rispetto ai mercati emergenti nel loro complesso. Per gli ultimi dieci anni, infatti, la crescita di queste economie è stata trainata dall’espansione Cinese e dai bassi tassi di interesse. L’inversione di questi fattori si traduce in un elemento di difficoltà e quindi in maggiori pressioni sociali e richiesta di riforme strutturali. Ma questo è un processo doloroso e impopolare, ed è per questo che vediamo ancora pochi esempi.
Al momento, suggeriamo un atteggiamento prudente verso i mercati emergenti e riteniamo che i rischi non siano ancora del tutto prezzati dal mercato.
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