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C'è pericolo di una sopravvalutazione dei mercati azionari?

Risparmiatori ed investitori già da tempo devono affrontare le difficoltà legate a tassi di interesse di lungo termine artificialmente bassi, come ci ricordano l’attuale livello dei rendimenti dei Treasury USA e la temporanea flessione sotto l’1% del rendimento dei titoli governativi decennali tedeschi

di Redazione Soldionline 15 set 2014 ore 12:05

 

A cura di ALLIANZ GLOBAL INVESTORS

Risparmiatori ed investitori già da tempo devono affrontare le difficoltà legate a tassi di interesse di lungo termine artificialmente bassi, come ci ricordano l’attuale livello dei rendimenti dei Treasury USA e la temporanea flessione sotto l’1% del rendimento dei titoli governativi decennali tedeschi. Come se non bastasse, ora il Premio Nobel Robert Shiller ventila anche l’ipotesi di una possibile sopravvalutazione dei mercati azionari. I suoi dubbi nascono dall’osservazione del cosiddetto “CAPE”, il “Cyclically Adjusted Price-Earnings” (il rapporto prezzo/utili depurato degli elementi ciclici, noto anche come “P/E di Shiller”), che, diversamente dal P/E tradizionale, si basa sulla media rolling degli utili aziendali a 10 anni. In questo modo il CAPE viene depurato delle oscillazioni cicliche fornendo un quadro migliore dei livelli di valutazione. Siamo dunque di fronte a un’ ”irrazionale esuberanza 2.0”? Torna alla mente lo spiacevole ricordo di quanto accaduto agli inizi del dicembre 1996, quando l’allora Presidente della Fed Alan Greenspan scosse i mercati azionari con una dichiarazione analoga. Se ciò fosse vero, le azioni non sarebbero più un investimento interessante.

analisi_19In merito all’attuale contesto di mercato, gli investitori devono però sapere che:

1. L’azionario USA è effettivamente caratterizzato da valutazioni elevate. Guardando ai dati storici, il CAPE risulta circa una deviazione standard superiore alla media di lungo periodo dal 1870. Un confronto: il P/E di Shiller oggi si attesta attorno a quota 26, ma ha raggiunto il livello massimo di 46 nel 2000. Nessun confronto è possibile con il contesto di allora.

2. Le valutazioni dei mercati azionari appaiono tuttavia molto eterogenee:
a livello globale il listino statunitense risulta il più caro. Anche alcuni Paesi emergenti si attestano al di sopra dei P/E di Shiller di lungo periodo, ma le deviazioni dalle medie storiche sono meno significative. Il listino tedesco, dopo la recente flessione, è tornato ad essere correttamente valutato. Le altre borse europee presentano valutazioni ancora più eque, e molte risultano anche particolarmente attraenti.

3. In ogni caso, valutazioni elevate, come per gli Stati Uniti, non indicano necessariamente che siamo vicini ad una severa correzione, come sottolinea lo stesso Shiller. Al contrario, la storia insegna che i mercati azionari possono sopportare livelli di valutazioni elevati per diverso tempo.

4. Prevediamo che la tendenza rialzista proseguirà, non da ultimo poiché risulta sostenuta dai fondamentali.

5. Il contesto economico e monetario dovrebbe continuare a favorire le asset class più rischiose, e più redditizie. Tra queste, anche le azioni.

Più che di “irrazionale esuberanza 2.0” sembra si tratti di “financial repression 2.0”.

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