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Qualche occasione nell'Est Europa?

La maggior parte delle economie sviluppate come anche quelle emergenti cresceranno nel 2013 più di quanto abbiano fatto nel 2012, ma sarà una ripresa ancora blanda.

di Redazione Soldionline 5 feb 2013 ore 11:34

Articolo a cura di Marcus Svedberg, Capo Economista di East Capital

La maggior parte delle economie sviluppate come anche quelle emergenti cresceranno nel 2013 più di quanto abbiano fatto nel 2012, ma sarà una ripresa ancora blanda. Molte economie rimarranno sotto il loro potenziale con tassi di disoccupazione ancora elevati. In questo contesto, mentre le economie sviluppate saranno ancora concentrate su misure di austerità,  quelle  emergenti, senza problemi di deficit o indebitamento, potranno comunque crescere a un tasso consistentemente più elevato sulla spinta di politiche più espansive.

Ci sono tuttavia ancora molti rischi nell’economia globale e nel sistema finanziario internazionale ma la probabilità che questi riemergano con forza si è ridotta negli ultimi sei mesi.  Non tanto il fiscal cliff statunitense, ma la crisi dell’Eurozona rimane la maggiore preoccupazione. All’interno della nostra regione, l’area dell’Europa centrale e sud-orientale sono quelle che potrebbero risentirne maggiormente dato l’alto livello di integrazione ma le molte misure messe in piedi nel corso della seconda metà del 2012 ne riducono il tail risk, e l’andamento dei differenziali dei CDS sull’area conferma una generale normalizzazione, essendo passati dal 5% al 3% di media. La riduzione dei rischi in Turchia e nei Paesi baltici è stata premiata dai mercati azionari e anche dalle agenzie di rating mentre è cresciuta in Ungheria e Slovenia.


Come già nell’anno passato, Russia e i Paesi della CSI rimangono i più forti dal punto di vista macroeconomico, anche perché meno integrati nell’economia europea, ma sono più soggetti alle fluttuazioni dei prezzi delle materie prime e al sentiment  dei mercati; inoltre, nel caso di moti paesi del CIS, l’assetto  politico-istituzionale rimane debole .

Più nello specifico, in Russia la crescita dovrebbe rimanere attorno al 3.5% sostenuta soprattutto da una forte domanda interna, mentre una contrazione del prezzo del petrolio e di altri beni esportabili, principalmente materie prime,  potrebbe creare problemi al bilancio. I prossimi eventi sportivi, come le Olimpiadi invernali di Sochi o i Mondiali di calcio del 2018, ma non solo, porteranno nuovi investimenti in grandi progetti infrastrutturali. Le finanze pubbliche rimangono eccellenti e l’inflazione rimane vicina ai minimi storici.

In Turchia la situazione macroeconomia è in miglioramento dopo la contrazione dell’economia fra il 2010 e il 2011. Quest’anno la crescita dovrebbe tornare al 4% anche grazie a un’espansione dei livelli di export, mentre la domanda interna rimane fluttuane. A sostegno della crescita c’è spazio per ridurre i tassi. Il deficit corrente rimane alto ma finanziabile e l’inflazione è vicina a quella prevista.

In Polonia è in corso un rallentamento, che avviene però da livelli alti, quindi non si parla di recessione. La domanda interna rimane debole, sia in termini di consumi che di investimenti,  mentre i settori dell’export stanno vedendo un miglioramento. Come in Turchia, potrebbero esserci politiche economiche espansive e l’inflazione è sotto controllo.

In conclusione se la situazione economica globale è in fase di lento miglioramento, con una riduzione del rischio, l’Europa dell’est non fa differenza, con una crescita nell’insieme più lenta che in passato ma anche più sostenibile. In generale il quadro macro rimane moderatamente positivo con possibilità di politiche monetarie espansive in aiuto alla crescita, inflazione bassa e nessuna preoccupante situazione fiscale.

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