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Petrolio, per Caboto i prezzi difficilmente scenderanno

di La redazione di Soldionline 12 mag 2005 ore 19:45 Le news sul tuo Smartphone
Il petrolio resta al centro delle riflessioni degli analisti di Banca Caboto: nel loro ultimo report macroeconomico settimanale gli uomini del gruppo Intesa sottolineano come per il greggio i mesi di marzo e aprile siano stati “estremamente importanti in quanto hanno permesso di sciogliere alcune gravi incertezze del mercato”. In particolare:
Si è chiarita la strategia dell’Opec, “che ha assunto un atteggiamento accomodante nei confronti dei consumatori (o, a volere usare un’interpretazione meno benigna, ha inteso massimizzare i propri ricavi, visti gli elevati prezzi)”. La produzione del cartello è tornata ai livelli record dello scorso agosto superando i 28,6 mln b/g in marzo (30,5 mln b/g se si considera anche la produzione irachena, rimasta costante a poco più di 1,8 mln b/g), quando invece normalmente in questo periodo dell’anno la produzione viene tagliata per andare incontro al calo stagionale dei consumi che si aggira, a livello mondiale, sui 2 mln b/g.
La “(ben remunerata) buona volontà dell’Opec si è tradotta in un incremento vorticoso delle importazioni, (da tempo oltre i 10,5 mln b/g) e conseguentemente delle scorte di greggio negli Usa”, che hanno superato I 324 mb, il massimo da otto anni a questa parte. Anche le scorte di distillati rimangono su livelli di sicurezza, oltre i 210 mln b/g; “è probabile che durante la stagione estiva vi sarà un massiccio drenaggio di entrambi gli stoccaggi, considerando i livelli record di consumi di benzine attesi per il mercato statunitense”.
Tuttavia, anche i segnali della domanda sono diventati più chiari “e vanno in direzione opposta a quelli ribassisti provenienti dall’offerta”. La domanda continua a crescere a livelli sostenuti, a causa in particolare della “forte crescita dei consumi di benzine negli Usa” che genera tensioni particolarmente forti sul mercato petrolifero, “data l’insufficiente capacità di raffinazione del Paese” che costringe gli Uas a importare volumi record non solo di greggio ma anche di prodotti raffinati. La forza della domanda e le sue strozzature principalmente sul lato americano sono dunque i fattori responsabili dei livelli di prezzo e “fanno ritenere difficile una discesa stabile dei prezzi sui livelli medi storici”. In sostanza, concludono gli analisti, “convivere nel medio-lungo periodo con prezzi del petrolio più elevati della norma potrebbe dunque rivelarsi una realtà”. (l.s.) Questo scritto è redatto a solo scopo informativo, può essere modificato in qualsiasi momento e NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate.

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