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Markit, forte peggioramento settore manifatturiero eurozona a marzo 2020

I primi dati dopo l’emergenza coronavirus arrivano dal dato Ihs Markit Pmi del Settore Manifatturiero dell'Eurozona

di Redazione Soldionline 1 apr 2020 ore 15:56

A cura di Labitalia/Adnkronos

 

investimenti-europaLa pandemia da coronavirus (Covid-19) ha causato un forte peggioramento delle condizioni operative del settore manifatturiero dell'eurozona. Produzione, nuovi ordini e acquisti sono diminuiti bruscamente; è stato registrato un forte taglio dei livelli occupazionali e si intensificano ad un livello record le restrizioni sulla catena di distribuzione. L'ottimismo per quanto riguarda il futuro è crollato al livello minimo storico. Dopo le dovute destagionalizzazioni, l'indice destagionalizzato Ihs Markit Pmi del Settore Manifatturiero dell'Eurozona ha registrato un valore al di sotto della soglia del 50.0 per il quattordicesimo mese consecutivo, crollando notevolmente dal valore più alto in un anno di febbraio di 49.2 sino a raggiungere a marzo 44.5. Tale valore è risultato al di sotto della precedente stima flash ed è stato il più basso in 92 mesi. Gli ultimi dati hanno mostrato come tutti i sotto settori hanno registrato un peggioramento delle condizioni operative rispetto al mese precedetene, ma quello dei beni di investimento ha riportato la contrazione maggiore.

A livello nazionale tutti i Pmi - continua l'indagine di Ihs Markit - sono risultati più bassi rispetto al mese precedente. L'Italia ha osservato il declino maggiore delle condizioni operative, con il rispettivo PMI in discesa al livello più basso in quasi 11 anni. La Grecia, dopo aver riportato costantemente la crescita migliore durante i recenti mesi, è stata a marzo la seconda nazione a registrare i dati peggiori. Francia, Irlanda e Spagna hanno tutte registrato risultati minimi in anni, mentre l'Olanda è stato l'unico paese a riportare a marzo un Pmi al di sopra del livello di non cambiamento di 50.0, anche se si è trattato un incremento marginale.

In tutta l'eurozona, la contrazione della produzione manifatturiera è stata la maggiore da aprile 2009, riducendosi notevolmente in linea con il crollo dei nuovi ordini manifatturieri, anch'essi diminuiti a livelli mai osservati in poco meno di 11 anni. Forte crollo anche per le esportazioni, incluso il commercio intra-eurozona, diminuite ad un tasso elevato che è stato il più alto da marzo 2009. Gli ultimi dati hanno segnato il diciottesimo mese consecutivo di riduzione degli ordini esteri. Francia, Germania e Grecia hanno registrato le contrazioni maggiori delle esportazioni.

A marzo, le imprese manifatturiere hanno continuato a fare i conti con innumerevoli ostacoli in ordine di assicurarsi forniture all'interno e all'esterno dei mercati europei. L'ultima indagine ha mostrato come i tempi medi di consegna sono peggiorati al tasso maggiore in quasi 23 anni di raccolta dati, con le aziende di tutte le nazioni che hanno riportato considerevoli ritardi per le consegne di materiali. Il peggioramento dei tempi medi di consegna si è verificato nonostante le imprese abbiano registrato una forte riduzione della loro attività di acquisto.

A marzo è stata riportata la sedicesima contrazione mensile consecutiva dell'attività di acquisto, il tasso di declino segnalato dall'indagine è stato il maggiore registrato da metà 2012. Gli sforzi per aumentare il capitale circolante in risposta alla contrazione della domanda e alle esigenze produttive hanno incoraggiato le aziende a ridurre a marzo sia le giacenze di materie prime e semilavorati sia quelle di prodotti finiti. Le imprese manifatturiere hanno inoltre tagliato i loro livelli del personale, riportando a marzo la maggiore riduzione netta dei livelli occupazionali registrata dall'indagine in più di dieci anni. La diminuzione dei posti di lavoro è stata particolarmente acuta in Austria, Germania e Irlanda.

L'abbassamento del costo di parecchie materie prime e semilavorati, più la contrazione dei prezzi dei beni petroliferi, ha causato a marzo un forte crollo dei prezzi di acquisto. L'attuale periodo di deflazione si estende adesso a dieci mesi, e l'ultimo crollo dei prezzi è stato il più alto dallo scorso novembre. Anche i prezzi di vendita sono crollati al livello maggiore mai registrato dall'indagine in quattro anni. Per concludere, peggiora sempre di più a marzo l'ottimismo per l'attività futura a causa delle preoccupazioni per quanto riguarda l'impatto a breve e lungo termine della pandemia da Covid-19 sull'attività economica globale. L'ottimismo ha riportato il crollo mensile maggiore da quando è iniziata la raccolta dei dati a luglio 2012 ed è risultato il più basso mai registrato dall'indagine.

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