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BCE: TASSI ANCORA IN AUMENTO, MA DI 50 PUNTI BASE

Il saggio di riferimento è salito al 2,5%, mentre quello sui depositi è passato al 2%. Inoltre, il consiglio direttivo prevede di aumentare ulteriormente i tassi

di Edoardo Fagnani 15 dic 2022 ore 17:00

bce_19Come nelle attese, è proseguita la stretta della politica monetaria della BCE, anche se con ritmi meno sostenuti rispetto alle precedenti due riunioni. In particolare, l’istituto centrale ha alzato i tassi di interesse di 50 punti base, portando il saggio di riferimento al 2,5%.

Tuttavia, il Consiglio direttivo ritiene che i tassi di interesse debbano ancora aumentare in misura significativa a un ritmo costante per raggiungere livelli sufficientemente restrittivi da assicurare un ritorno tempestivo dell’inflazione all’obiettivo del 2% nel medio termine.

Nel corso della conferenza stampa a commento delle decisioni di politica monetaria, la numero uno della BCE, Christine Lagarde, ha precisato che dovremo aspettarci aumenti dei tassi di interesse nell'ordine dei 50 punti base per un certo periodo di tempo.

 

Le decisioni della BCE nella riunione del 15 dicembre 2022

Nel dettaglio, la banca centrale ha aumentato di 50 punti base i tassi di interesse, e, sulla scorta della consistente revisione al rialzo delle prospettive di inflazione, prevede ulteriori incrementi. In particolare, il Consiglio direttivo ritiene che i tassi di interesse debbano ancora aumentare in misura significativa a un ritmo costante per raggiungere livelli sufficientemente restrittivi da assicurare un ritorno tempestivo dell’inflazione all’obiettivo del 2% nel medio termine. Di conseguenza, il saggio di riferimento è salito al 2,5%, mentre quello sui depositi è passato dall'1,5% al 2%.

Inoltre, il Consiglio direttivo intende continuare a reinvestire, integralmente, il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del Programma di acquisto di attività (PPA) sino alla fine di febbraio 2023. Successivamente il portafoglio del PAA sarà ridotto a un ritmo misurato e prevedibile, in quanto l’Eurosistema reinvestirà solo in parte il capitale rimborsato sui titoli in scadenza. Il ritmo di questa riduzione sarà pari in media a 15 miliardi di euro al mese sino alla fine del secondo trimestre del 2023 e verrà poi determinato nel corso del tempo.

Per quanto riguarda il PEPP (pandemic emergency purchase programme), il Consiglio direttivo intende reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del programma almeno sino alla fine del 2024. In ogni caso, la futura riduzione del portafoglio del PEPP sarà gestita in modo da evitare interferenze con l’adeguato orientamento di politica monetaria. Il Consiglio direttivo continuerà a reinvestire in modo flessibile il capitale rimborsato sui titoli in scadenza del portafoglio del PEPP, per contrastare i rischi per il meccanismo di trasmissione della politica monetaria riconducibili alla pandemia.

Inoltre, a fronte dei rimborsi degli importi ricevuti dalle banche nelle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine, il Consiglio direttivo riesaminerà regolarmente come le operazioni mirate contribuiscono all’orientamento della politica monetaria.

Infine, il Consiglio direttivo ha confermato di essere pronto ad adeguare tutti gli strumenti a disposizione nell’ambito del proprio mandato per assicurare che l’inflazione torni all'obiettivo del 2% a medio termine. Lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria può essere utilizzato per contrastare ingiustificate, disordinate dinamiche di mercato che mettano seriamente a repentaglio la trasmissione della politica monetaria in tutti i paesi dell’area dell’euro, consentendo così al Consiglio direttivo di assolvere con più efficacia il mandato di preservare la stabilità dei prezzi.

 

Le reazioni degli analisti alle indicazioni della BCE

Altaf Kassam - EMEA Head of Investment Strategy and Research di State Street Global Advisors - prova a fornire un'indicazione sulle prossime mosse della BCE:

Alla fine il Consiglio direttivo si è orientato verso un rialzo ridotto con una comunicazione da falco. In particolare, non ha escluso la possibilità di un altro rialzo di 75 punti base in futuro, rafforzando la propria comunicazione in funzione dei dati e “meeting-by-meeting” degli ultimi mesi, assicurando che questo rialzo ridotto non fosse interpretato come “dovish” e non tradisse alcun cambiamento nell'orientamento politico restrittivo generale.

Questa mossa dimostra che la BCE continua a seguire l'esempio della Fed, nonostante abbia iniziato più tardi e quindi sia ancora oggetto di critiche per essere rimasta indietro rispetto alla curva.

Guardando avanti, non ci aspettiamo che la BCE rallenti nuovamente il ritmo dei rialzi dei tassi fino alla metà del prossimo anno, e non è probabile un taglio dei tassi prima del 2024. Dato il consenso sul rialzo odierno, le previsioni della BCE sull'inflazione per il 2025 sono state riviste al rialzo e hanno mostrato che il rischio per l'inflazione è ancora al rialzo.

Come dimostrano queste previsioni, il 2023 si preannuncia un anno difficile e la Banca Centrale ha bisogno della massima flessibilità possibile.

 

Dello stesso tenore il commento di Dave Chappell, gestore mercato obbligazionario di Columbia Threadneedle Investments:

Come ampiamente previsto, la BCE ha effettuato un rialzo di 50 punti base, ma il tono, sia del comunicato sia delle parole della Lagarde durante la conferenza stampa, si è rivelato un po' più da falco. Il fatto che i tassi di interesse "aumentino in modo significativo" ha suggerito che i futuri rialzi potrebbero rimanere dello stesso tenore, cosa a cui la Presidente non ha opposto resistenza, sebbene la dipendenza dai dati influenzerà il futuro percorso dei tassi.

Il Quantitative Tightening inizierà con la cessazione del reinvestimento di parte delle obbligazioni in scadenza a partire dall'inizio di marzo, e il ritmo di circa 15 miliardi di euro al mese di roll-off sarà rivalutato alla fine del secondo trimestre.

 

Pasquale Diana - Head of Macro Research di AcomeA SGR - ritiene verosimile un paio di rialzi di 50 punti base nei prossimi due meeting:

Che sta succedendo all’interno della BCE? Appare ragionevole pensare che la BCE sia meno unita al suo interno che nei mesi scorsi, adesso che il tasso sui depositi è salito dal -0,50% al 2%, un livello già restrittivo e destinato a salire ancora di più. Infatti, la Lagarde ha indicato che la decisione di oggi ha ricevuto ampio supporto ma non è stata unanime. Un rialzo di 50 punti base (invece che 75 punti base) ma con un tono chiaramente hawkish è stato probabilmente un compromesso accettabile per il Consiglio.

Appare quanto mai probabile che alla luce del messaggio di oggi molti osservatori dovranno rivedere al rialzo le proprie attese sui tassi, in gran parte a causa di una funzione di reazione della BCE chiaramente più hawkish delle attese. Un paio di rialzi di 50 punti base nei prossimi due meeting ad esempio – totalmente verosimile visto il tono di oggi - porterebbe il tasso sui depositi al 3% già a metà marzo. Non è escluso che la BCE vada anche oltre, a meno che l’inflazione di tipo core non inizi a rallentare chiaramente come sta facendo negli USA.

 

Antonio Cesarano - Chief Global Strategist di Intermonte - si è soffermato sulle dichiarazioni di Christine Lagarde a commento delle decisioni di politica monetaria:

Una Lagarde molto dura e netta è arrivata a richiamare i mercati sul fatto che le aspettative sul tasso di approdo finale son troppo basse per poter essere compatibili con l'obiettivo del 2% in tempi celeri.

In merito al rialzo di 50 punti base ha precisato che il passaggio da 75 a 50 punti base non è da intendersi come pivot e che la BCE continuerà a rialzare a questo ritmo in futuro.

L'atteggiamento molto duro della Lagarde può essere sintetizzato da questa sua frase: “We have more ground to cover, we have to go longer, and we are in this long game.

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