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BCE, le decisioni della riunione del 16 dicembre 2021

La BCE ha confermato l’orientamento accomodante della propria politica monetaria, anche se ha deciso di rivedere il ritmo degli acquisti netti di attività nei prossimi trimestri

di Edoardo Fagnani 16 dic 2021 ore 16:40

bce-buildingNella riunione di giovedì 16 dicembre 2021 la BCE ha confermato l’orientamento accomodante della propria politica monetaria, anche se ha deciso di rivedere il ritmo degli acquisti netti di attività nei prossimi trimestri, sulla base della ripresa economica e delle prospettive di inflazione nel mesio termine.

Di conseguenza, alla luce dell’attuale incertezza, il Consiglio direttivo della BCE deve mantenere flessibilità e restare aperto a tutte le opzioni nella conduzione della politica monetaria.

 

Le decisioni della BCE nella riunione del 16 dicembre 2021

Nel dettaglio, la banca centrale ha confermato i tassi di interesse: il saggio di riferimento resta fermo allo zero mentre quello sui depositi è negativo e pari al -0,5%.

La banca centrale ha segnalato che i tassi resteranno su livelli pari o inferiori a quelli attuali finché non vedrà l’inflazione raggiungere il 2% ben prima della fine del suo orizzonte di proiezione e in maniera durevole per il resto dell’orizzonte di proiezione, e finché non riterrà che i progressi conseguiti dall’inflazione di fondo siano sufficientemente avanzati da essere coerenti con lo stabilizzarsi dell’inflazione sul 2% nel medio periodo. Questo potrebbe implicare un periodo transitorio in cui l'inflazione si attesti moderatamente oltre il target fissato.

Inoltre, la BCE ha segnalato che nel primo trimestre del 2022 l'ammontare del pandemic emergency purchase programme (PEPP) sarà ridotto per terminare - come previsto - entro la fine di marzo 2022; i proventi saranno reinvestiti almeno fino alla fine del 2024. In ogni caso, la futura riduzione del portafoglio del PEPP sarà gestita in modo da evitare interferenze con l’adeguato orientamento di politica monetaria. La flessibilità rimarrà, quindi, un elemento della politica monetaria ove i rischi per la sua trasmissione mettano a repentaglio il conseguimento della stabilità dei prezzi. In particolare, in caso di ulteriore frammentazione del mercato connessa alla pandemia, i reinvestimenti del PEPP potranno essere adeguati in maniera flessibile nel corso del tempo, fra le varie classi di attività e i vari paesi in qualsiasi momento. Inoltre, gli acquisti netti del PEPP potrebbero essere ripresi, se necessario, per contrastare gli shock negativi connessi alla pandemia.

In linea con una riduzione graduale degli acquisti di attività, affinché l’intonazione della politica monetaria rimanga coerente con lo stabilizzarsi dell’inflazione sull’obiettivo di medio termine, il Consiglio direttivo della BCE ha stabilito che gli acquisti netti nell'ambito dell'asset purchase programme (APP) si attesteranno a un ritmo mensile di 40 miliardi di euro nel secondo trimestre del 2022 e si ridurranno a 30 miliardi nel trimestre successivo. Da ottobre 2022 gli acquisti proseguiranno a un ritmo mensile di 20 miliardi di euro, fino a quando sarà necessario a rafforzare l’impatto di accomodamento dei suoi tassi di riferimento e termineranno poco prima che inizierà a innalzare i tassi di riferimento della BCE. Il Consiglio direttivo intende inoltre continuare a reinvestire, integralmente, il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro dell'APP per un prolungato periodo di tempo successivamente alla data in cui inizierà a innalzare i tassi di interesse di riferimento e, in ogni caso, finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario.

Il Consiglio direttivo continuerà a seguire le condizioni di finanziamento delle banche e ad assicurare che la scadenza delle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine della terza serie (OMRLT-III) non ostacoli l’ordinata trasmissione della politica monetaria. Inoltre, il Consiglio direttivo riesaminerà regolarmente come le operazioni mirate di rifinanziamento contribuiscono all’intonazione della politica monetaria; le condizioni specifiche delle OMRLT-III cesseranno di essere applicate a giugno del prossimo anno. Il Consiglio direttivo valuterà anche l’adeguata calibrazione del sistema a due livelli per la remunerazione delle riserve, affinché la politica dei tassi di interesse negativi non limiti la capacità di intermediazione delle banche in un contesto di abbondante liquidità in eccesso.

Infine, la BCE resta pronta ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno, per assicurare che l’inflazione si stabilizzi al target del 2% nel medio termine.

 

Le reazioni degli analisti alle indicazioni della BCE

Antonio Cesarano - Chief Global Strategist di Intermonte - ha evidenziato che la BCE ha optato per ridurre gli acquisti in modo un po’ più marcato rispetto alle attese, ribadendo l’intenzione di non volere rialzare i tassi nel 2022:

La BCE ha optato per ridurre gli acquisti in modo un po’ più marcato rispetto alle attese, ribadendo l’intenzione di non volere rialzare i tassi nel 2022 grazie al fatto che l’inflazione rientrerà dai picchi sull’orizzonte temporale di tre anni, come testimoniato dalle stime su inflazione 2023 e 2024.

Inoltre, Christine Lagarde ha sottolineato che i rischi sull’ìnflazione rimangono orientati al rialzo.

Tutto questo comporta in prospettiva minori acquisti mensili già a partire dal primo trimestre, quando il PEPP decelererà rispetto ai 50/60 miliardi di euro mensili sperimentati nel quarto trimestre. I minori acquisti prospettici che hanno il sapore di una BCE più hawkish (dopo la sorpresa in questa direzione anche della Bank of England) hanno comportato come reazione di breve tassi in rialzo ed aumento della pendenza di curva, con allargamento dello spread a causa del maggiore impatto sui Paesi che più hanno beneficiato in precedenza del QE.

 

Fabio Castaldi - Investment manager di Pictet Asset Management - ha segnalato che la riduzione degli acquisti è più brusca rispetto alle attese, mentre l'APP (Asset Purchase Program) è stato rinforzato di soli 90 miliardi di euro complessivi:

Nel caso della Banca Centrale Europea, viene confermata la progressiva riduzione degli acquisti sotto il Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP), ampiamente scontata dai mercati, fino alla sua chiusura a fine marzo 2022; un APP (Asset Purchase Program) rinforzato di soli 90 miliardi di euro complessivi appare deludente rispetto alle attese degli operatori (fra i 120 miliardi e 150 miliardi).

Non solo la riduzione degli acquisti è più brusca rispetto alle attese ma la mancanza di flessibilità del programma del APP nel deviare, negli acquisti da parte della BCE, dal Capital Key Ratio offrirà meno supporto ai titoli governativi dei paesi periferici rispetto alla flessibilità del PEPP o a programmi ponte a cui si poteva pensare per garantire una transizione più ordinata in questo contesto.

La BCE si lascia aperta l’opzione di riattivare il PEPP (e di reinvestire in titoli in scadenza nell’ambito di questo programma in maniera flessibile) se le condizioni di mercato lo dovessero richiedere, ovvero nello scenario di un allargamento eccessivo e ingiustificato degli spread dei paesi periferici.

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