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Torna la volatilità sui mercati

La prima settimana del mese, quella che racchiude i market mover principali, ha rispettato le attese ed ha portato con sé altissima volatilità sui mercati

di Redazione Soldionline 9 dic 2014 ore 10:16

A cura di FXCM

La prima settimana del mese, quella che racchiude i market mover principali, ha rispettato le attese ed ha portato con sé altissima volatilità sui mercati. Il suo inizio già lasciava presagirlo con le ampie aperture in gap successive all’esito del referendum in Svizzera che ha visto la vittoria del no all’introduzione dell’obbligo per la SNB di arrivare a detenere entro 5 anni una quantità pari ad almeno il 20% delle proprie riserve in oro. Il tema dominante è stato ancora una volta quello duplice della forza del dollaro americano e del comparto azionario. I due benchmark, l’FXCM Dollar Index e l’indice S&P500, si sono infatti portati sui massimi assoluti rispettivamente a 11.500 e 2.078 punti. E né le comunicazioni della BCE, né i dati sul lavoro negli Stati Uniti hanno modificato queste fortissime tendenze rialziste. Sul primo versante, dopo aver lasciato i tassi invariati, Mario Draghi pur rivedendo al ribasso le stime su crescita ed inflazione nell’Eurozona fino al 2016, ha confermato la politica di “wait and see” sul fronte di nuove misure straordinarie che tuttavia sono state caldeggiate già a partire dal meeting di gennaio; il riferimento è stato naturalmente al Quantitative Easing europeo, che prevederebbe l’acquisto da parte della BCE di bond governativi.
forexSul secondo punto, la release sul lavoro USA  ha evidenziato un clamoroso dato di 321mila nuovi posti di lavoro creati rispetto alle attese di 225. In assoluto il dato più elevato nell’ultimo anno e che, per quanto possa essere analizzato nel dettaglio, è indubbiamente rappresentativo di un miglioramento che considereremmo quasi strutturale per quello che riguarda  il fronte occupazionale negli Stati Uniti. Entrambi gli eventi, ad ogni modo, hanno concorso alla conferma e all’acuirsi degli scenari bullish di biglietto verde e Borse, che abbiamo seguito con grande attenzione in maniera particolare proprio durante la settimana passata. La riapertura di questa ha invece messo in evidenza uno scenario di ripiegamento che riguarda proprio – e da qui la conferma di un’attuale e lampante correlazione di mercato – il dollaro americano e i listini azionari: l’FXCM Dow Jones Dollar Index, dopo i massimi a 11.520 punti sta ora testando le aree significative di supporto tra 11.450 e 11.465 punti, mentre il benchmark S&P500 è sempre più prossimo ai rilevanti supporti statici a 2.050/2 punti dopo i record a 2.080. Tali ritracciamenti entrano con pieno diritto nel novero dei meccanismi di un trend ed erano perfino auspicabili in quanto a conferma ed affidabilità dello stesso; tuttavia ora divengono ancora di maggior interesse gli scenari valutativi nell’ottica di potenziali ripartenze della direzione principale. Su entrambi i grafici, ma il discorso è estendibile con buona approssimazione a quasi tutti i grafici di trend ben marcati dei vari mercati, notiamo infatti dei contesti di possibili divergenze prezzo/oscillatore che pure potrebbero vedere realizzazione oltre i livelli appena citati. La priorità di analisi, come sempre, deve essere  attribuita ai livelli di prezzo e agli elementi che interagiscono con esso quali le linee di trend piuttosto che le affidabili medie mobili; elementi che, ad ora, ci suggeriscono la puntualità delle correzioni e le imminenti ripartenze. Un altro esempio è quello dell’Eurodollaro tra l’1,2345 e l’1,2375, anche se in questo caso non ci stupiremmo se glia acquisti  lo portassero fino ad area 1,24210 prima di riprese down del prezzo. Ad ogni modo, come impostazione, rimarremo con l’idea di attendere il prezzo proprio sui precisi supporti/resistenze ravvisabili a partire dai grafici giornalieri per poi poter decisamente rientrare in favore di trend, il che può apparire perfino banale ma spesso dimenticato con facilità dai trader. In quanto a market mover, porremo attenzione solo alle release delle 10,30 su Produzione Industriale e Manifatturiera del Regno Unito (occhio dunque alla sterlina), per quella che sarà una settimana importante, oltre che per il pound, per l’australiano visti i dati cinesi e quelli sull’occupazione australiana e per il dollaro neozelandese visto il meeting della RBNZ.

ANALISI TECNICA VALUTE
Cambio Euro-Dollaro
Ritracciamento dunque per il cambio principe, come brevemente accennato nella prima parte del contributo. Il grafico giornaliero ci richiama all’attenzione la potenziale formazione di una divergenza regolare rialzista tra prezzo e stocastico che andrà monitorata nei prossimi giorni. Più attuale è invece la reazione del prezzo in area 1,2345 che, se superato, potrebbe portare a buoni incrementi di volatilità fino a rivisitare l’area compresa tra 1,2375 ed 1,2390. Vista la rilevanza dell’area tecnica è lecito però, in primo luogo, contemplare il buon rapporto rischio/rendimento derivante da possibili operazioni in vendita  in direzione 1,23, cui segue l’ottimo 1,2285 prima dei minimi relativi.

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Cambio Dollaro-Yen
 “Il famoso obiettivo di 120 è stato dunque raggiunto e, sul superamento dei massimi di ieri, vi è la possibilità di salire ulteriormente verso 120,30 e 120,55. Va monitorata la divergenza potenziale regolare ribassista tra prezzo ed oscillatore stocastico sul grafico giornaliero, mentre possiamo ritenere invalidata quella su time frame H4. Ancora una volta non ci presenteremo venditori prima del superamento al ribasso di 119,70, guardando a 119,45 e 119,10 in estensione.” Questa l’ultima analisi della settimana scorsa. Le estensioni rialziste, grazie in particolare ai dati pro-dollaro di venerdì, sono state ben più potenti ed in grado di giungere fin addirittura nei pressi del livello di 122. Da lì le profonde correzioni, con il pattern di divergenza giornaliera dunque attivato. Restano tuttavia di indicazione il livelli che ci permetteranno eventualmente di lavorare in vendita  questo cambio. Dovremo infatti in primo luogo privilegiare idee di acquisto, soprattutto se gli approfondimenti dovessero riguardare area 119,10. La prima soglia di attenzione è tuttavia compresa tra 119,45 e 119,70 che potrebbe già consentire i primi respingimenti alla discesa, da sfruttare però al superamento al rialzo di area 120,00/20 per obiettivi a 120,90.

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Cambio Sterlina-Dollaro
Interdittorio il cambio durante la scorsa settimana, vista la de-correlazione che lo ha riguardato laddove più dio uno è stato il disallineamento con la dinamica di rafforzamento del biglietto verde riscontrata. Il daily pone in evidenza tuttavia l’ampio trend al ribasso e l’importanza di area 1,5720 quale resistenza strategica. Anche qui è dunque ravvisabile la divergenza regolare rialzista prezzo/stocastico che però vedrà il suo eventuale sviluppo proprio superando quel livello. Sul grafico a 4 ore è ora possibile vedere nel dettaglio le estensioni al rialzo fino a 1,5680/90 prima di nuove vendite in rivisitazione di 1,5625. 1,5585 il primo livello in caso di estensioni.

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Cambio Dollaro Australiano-Dollaro Americano

“E confermiamo dunque la tecnicalità di questo cambio che continua a mostrare forte debolezza. Il target resta quello dichiarato a 0,8320, con test possibili a partire da area 0,84 prima di nuove partenze al ribasso. 0,8360 il target intermedio. Long invece dopo 0,8430 in direzione 0,8465/80.” Queste le indicazioni fornite venerdì passato e che ancora una volta hanno messo in evidenza il quadro tecnico in assoluto più regolare tra i cambi valutari. Ritornando all’importante tema degli scenari correttivi suffragati dalle divergenze infatti, non troviamo su questo grafico conferme in questo senso. L’oscillatore stocastico sul grafico giornaliero è profondamente in ipervenduto e non pone alcuna prospettiva in questo senso. Il 4 ore continua ad essere estremamente affidabile e ci aiuta ad evidenziare i livelli di 0,8285 e 0,8320 quali resistenze molto tecniche per eventuali ripartenze al ribasso. Nuovi minimi ci porrebbero nell’ottica di guardare a 0,8190.
 
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Dax
Nuovi massimi visti anche sull’indice tedesco la settimana scorsa, dai quali poi sono partite ampie vendite in direzione di 10.020, 9.970 e ora 9.920 punti. Questo il primo punto da valutare per pensare ad acquisti di indice, previ tentativi anche in direzione 9.890 punti. Attendiamo comunque conferme di price action prima di andare a comprare uno strumento che, nel breve, appare in una spiccata fase di momentum bearish. Cedimenti di 9.890 potrebbero portare ancora una buona volatilità al ribasso in direzione 9.840 punti, livello che appare idoneo per nuovi acquisti.

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Oro
I violenti movimenti del metallo giallo che era lecito attendersi con la pubblicazione dei dati americani lo scorso venerdì non sono avvenuti e la price action è divenuta, se possibile, perfino meno precisa. Gli strappi al ribasso sotto 1.195/3 non sono stati tali da giungere in area 1.180 dollari l’oncia. Nel breve lo scenario tecnico resta dunque rialzista, con degli acquisti che da 1.200 potrebbero estendere fino a 1.210 in primo luogo. Sarebbe significativo il superamento di questo livello verso i massimi relativi a 1.220, mentre nuovi respingimenti ci restituirebbero ad un’ottica di vendita ancora una volta sotto 1.195. Ancora area 1.180 l’obiettivo.

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