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Sul prezzo dell'oro il punto più basso deve ancora essere raggiunto

Dopo il recente collasso dei prezzi dell’oro, diversi investitori si stanno chiedendo quanto ancora possono scendere le quotazioni dell’oro e se esiste un catalizzatore che possa indicare che le vendite sono terminate

di Redazione Soldionline 23 apr 2013 ore 11:06
Articolo a cura di Jeremy Baker, Senior Commodity Strategist, Vontobel

Dopo il recente collasso dei prezzi dell’oro, diversi investitori si stanno chiedendo quanto ancora possono scendere le quotazioni dell’oro e se esiste un catalizzatore che possa indicare che le vendite sono terminate.

Sono domande a cui è difficile dare una risposta chiara. In generale però, riteniamo che il punto più basso debba ancora essere raggiunto. Detto questo, non può essere escluso un rimbalzo tecnico delle quotazioni del metallo prezioso nel breve termine, visto che negli ultimi giorni diversi commercianti di oro al dettaglio hanno iniziato ad acquistare il metallo giallo.

Inoltre, secondo diversi studi, l’oro potrebbe trovare un supporto entro i suoi costi marginali di produzione. Pensiamo però che questa tesi non abbia fondamento, dato che non esiste un livello universale per tutte le aziende di estrazione dell’oro. La cifra dovrebbe aggirarsi tra i 900 $/oncia e i 1.200 $/oncia, ma anche questo range lascia la porta aperta a ulteriori potenziali cali. Altri argomenti a favore di questa teoria riguardano le Banche Centrali e in particolare le tempistiche entro le quali interverranno, comprando oro. La realtà però, è che nemmeno le Banche centrali sono disposte “ad afferrare un coltello che sta cadendo”, cioè ad acquistare un bene il cui prezzo è in caduta libera.

Gli investitori statunitensi presentano un atteggiamento molto diverso nei confronti dell’oro.
È chiaro però che il grosso delle vendite della scorsa settimana è scaturito da un numero molto elevato di investitori. La pressione di vendita degli investitori  minori, come quelli retail che hanno investito via ETF tramite prodotti correlati, deve essere monitorata attentamente, visto che è da gennaio che si registrano flussi in uscita da parte degli ETF. Se questo trend continuerà o si intensificherà, la pressione ribassista aumenterà ulteriormente. Questo ragionamento vale soprattutto per i prodotti ETF dell’oro negli Stati Uniti. Gli investitori statunitensi infatti hanno un approccio molto diverso nei confronti del metallo prezioso e sono meno propensi a mantenerlo per ragioni strategiche nei propri portafogli. 

Un altro spunto sul sentiment degli investitori proviene dai posizionamenti di mercato rilevati nei dati settimanali della Commissione sul Trading dei Futures per le Merci (CFTC). I dati sui posizionamenti speculativi non commerciali, solo futures, hanno rilevato che il mercato era nettamente lungo sull’oro al Comex, anche se questa posizione è diminuita da ottobre dello scorso anno. Ancora più interessante è guardare al livello delle singole posizioni short e long.  Questo mostra che le posizioni long sono rimaste relativamente stabili negli ultimi mesi, mentre quelle short sono aumentate sensibilmente da gennaio. Il CFTC pubblica questi dati settimanalmente e il prossimo aggiornamento è previsto per oggi alle 3.30 pm (US EST). I dati aiuteranno a fare luce su come sono cambiate le posizioni degli investitori nelle ultime settimane, mostrando ad esempio se quelle short sono aumentate e quelle long sono state liquidate.
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