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Puntare sulle commodities o sulle azioni del settore?

Materiali di base e, soprattutto, titoli del settore energetico hanno oggi valutazioni interessanti, unite a una rara solidità di profitti e cash flow. Vale la pena investirci? La risposta sarebbe sì se non fosse per la correlazione con l'azionario.

di La redazione di Soldionline 16 apr 2008 ore 15:56

A cura di Boris Secciani (www.toptrader-mag.com)

E' forse tempo di ricominciare a considerare l'investimento in titoli azionari legati a alle materie prime. Chi mi segue sa che in questi mesi non sono mai stato un grande fan, preferendo, pur con tutti i rischi e le incertezze, l'investimento diretto sulle risorse tramite futures.

Pesavano infatti in alcuni casi come i materiali di base una corsa a perdi fiato negli anni scorsa, a cui si aggiungevano elementi speculativi quali un'infuocata attività di M&A, nonché valutazioni al di sopra della media. Nel caso dei materiali di base la situazione è ancora parzialmente simile: nell'ambito del Msci world nel primo trimestre 2008 questo comparto è ancora quello che ha performato meglio (-3% in dollari) grazie agli altissimi prezzi delle risorse.

Il P/E forward, a circa 12, è più o meno in linea con la media mondiale. E proprio qui viene l'interessante: probabilmente questa metrica ha per questo segmento del mercato un affidabilità molto maggiore rispetto alle previsioni di crescita degli earnings piuttosto avventuriste (vedi: http://www.toptrader-mag.com/ttm/battaglia-earnings). I profitti, nonostante gli alti e crescenti costi di estrazione, lavorazione, distribuzione etc. sono ritenuti in crescita del 10%. Un livello che tutto sommato appare ragionevole, a meno che non via sia una brutale recessione globale, seguita da un crollo dei corsi delle commodities...e in un simile scenario probabilmente lo stato del vostro portafoglio non sarebbe poi la prima cosa di cui vi dovreste preoccupare. Un discorso simile, e ancora più spinto, vale per il comparto energetico.

In questo caso il P/E forward ha un 10% di sconto rispetto alla media del mercato mondiale. Con il petrolio che continua a macinare nuovi record qualche spunto di interesse c'è. Ancora adesso, come negli ultimi anni, le aziende europee continuano a essere trattate con una certa svogliatezza dagli investitori, tanto che con un forward P/E di 9 presentano le quotazioni più economiche di questo segmento di mercato. Interessante il fatto che le società asiatiche del settore sono quelle che hanno avuto l'andamento peggiore (-24%) nel primo trimestre e quelle con il forward P/E più caro.

Perché è interessante questo elemento? Perché ci fa capire come a livello petrolifero la correlazione con il resto del mercato azionario appare comunque piuttosto elevata. Più bassa è per i materiali di base, dove però a mio avviso i rischi sono maggiori, anche in virtù di una maggiore sensibilità delle materie prime sottostanti rispetto al petrolio a una recessione. Vi è dunque del valore oggi su questi due comparti, che fanno insieme circa il 20% della capitalizzazione del  Msci world (11,8% l'oil&energey, l'8,7% i materiali di base)?

Difficile a dirsi, la capacità di generare redditività è indubbia, e in un frangente come questo di incertezza sui risultati aziendali, si tratta di un valore non da poco. Difficile anche che si arrivi a un tracollo dei prezzi delle commodities (semmai quello di cui sono convinto è un sostanziale aumento del loro, già elevato, livello di volatilità) , personalmente io continuerei a tenere i soldi sotto il materasso per un po', se uno proprio ha la necessità di investire sull'azionario potrebbe avventurarsi a comprare un indice del settore petrolifero, i materiali di base  li lascerei comunque stare (se non altro per una logica di rotazione), sappiate però che i rischi di mancato realizzo in termini di capital gains degli altissimi prezzi del petrolio sono molto alti.

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