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Petrolio in calo: Iran vicino al collasso!

Prima settimana di ottobre volatile per il future sul Crude Oil, ma si conferma il trend al ribasso nel breve-medio termine

di Redazione Soldionline 8 ott 2012 ore 11:15
a cura di WeOptions

Prima settimana di ottobre volatile per il future sul Crude Oil, ma si conferma il trend al ribasso nel breve-medio termine.
Il rallentamento della crescita cinese e la crisi dell’area Euro sembrano prevalere sul lato domanda, nonostante i piccoli segni di progresso dell’economia statunitense testimoniati dai dati positivi dei non-farm payroll e del US Manufacturing PMI. Parallelamente la produzione statunitense di Oil si mantiene superiore di oltre il 10% rispetto al livello produttivo raggiunto nel 2011 e nulla ha potuto l’ultimo dato EIA (Energy Information Administration) sulle scorte di greggio in calo di 0,5 milioni di barili a fronte di attese per una crescita di 1,5 milioni: il mercato ha creduto ad una lagging indication.

Ma sono solo i fondamentali a condurre il ribasso del prezzo dell’Oil? Mentre la causa del veloce spike rialzista di giovedì scorso può essere esclusivamente ricondotta all’escalation delle tensioni tra Siria e Turchia, i rischi geopolitici in Medio Oriente rimangono, a nostro avviso, elemento di forte incertezza. l’Iran è sotto i riflettori! Il rial iraniano ha perso un terzo del suo valore nei confronti del dollaro durante la scorsa settimana e l’80% da inizio anno; il paese si troverebbe vicino al collasso con inflazione galoppante.
Le sanzioni decise a inizio 2012 stanno ottenendo il loro effetto? Dal 1° luglio alle navi europee è proibito di trasportare il greggio iraniano e alle assicurazioni del vecchio continente di assicurare le petroliere battenti bandiere straniere per il trasporto di petrolio iraniano; considerando che il 90% del naviglio mondiale si assicura in Europa, gli ayatollah stanno avendo grossissime difficoltà a vendere il loro greggio anche nei confronti di paesi rimasti “amici” come Cina, India e Corea del Sud: nessuno vuole assicurare petroliere esposte ai possibili incidenti (più o meno casuali) che in mare aperto possono sempre accadere. Così, mentre annegano nel petrolio che non riescono a vendere, in Iran si trovano molto vicini alla paradossale situazione di dover importare energia per il fatto che non sanno raffinare. Sembra che il regime abbia i giorni contati.

Tutto cìo mentre le acque del golfo persico sono super-trafficate da petroliere saudite: ricordiamo che la spare capacity araba ha raggiunto quota 10 milioni di barili al giorno, sia per far fronte al calo iraniano dovuto alle sanzioni, sia per le paure di un imminente raid israeliano alle strutture nucleari iraniane.
Ora, se Theran crolla sotto il peso della pressione inflazionistica e della rivolta di piazza (in settimana è stato chiuso per sciopero il Grand Bazaar di Theran), la paura di un attacco israeliano è destinata a rientrare, così come il premio sul prezzo dell’Oil che sconta questi eventi; il termine delle sanzioni economiche darebbe il colpo di grazia al greggio. Ciò spiegherebbe le recenti pressioni al ribasso sull’Oil e il parallelo rialzo dell’Oro, dovuto al possibile riposizionamento su safe heaven degli investitori internazionali, in risposta al QE3 della FED.

La situazione rimane molto incerta e lo scenario sopra descritto potrebbe non concretizzarsi ma lo spread delle quotazioni del future sul crude Oil relativo alle prime due scadenze mensili è praticamente rimasto invariato durante la discesa delle ultime settimane: se fosse stato solo un problema di domanda debole si sarebbe allargato, influendo principalmente sulle quotazioni del contratto novembre e non anche sulle scadenze dei mesi successivi.
In settimana abbiamo assunto posizione di vendita naked CALL, strike e scadenze lontane.

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