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Petrolio: la discesa del prezzo mette in difficoltà le valute dei paesi produttori

I paesi con regime di cambio flessibile hanno già visto scendere il valore della propria valuta nel 2015. Ora potrebbe essere la volta dei paesi con cambio fisso, come l'Arabia Saudita e la Nigeria

di Marco Delugan 8 gen 2016 ore 14:18

La discesa del prezzo del petrolio mette in difficoltà i bilanci dei maggiori paesi produttori, ma l'effetto domino potrebbe colpirne anche le valute.

Quelle flessibili, hanno già registrato discese a doppia cifra nel corso del 2015, ma anche quelle a cambio fisso - come il riyal dell'Arabia Saudita, da più di trent'anni vincolato al dollaro - potrebbero cedere alla pressione dei mercati valutari.

Ne parla OilPrice.com in un articolo pubblicato il 6 gennaio 2016.

Anche se l'Arabia Saudita non sembra avere intenzione di abbandonare il cambio fisso, i mercati stanno scommettendo sul contrario, e cioè sulla possibilità che il governo non riesca a difendere la parità col dollaro per problemi di budget e per il progressivo esaurimento delle riserve valutarie necessarie.

petrolio_14Alle difficoltà di bilancio, l'Arabia Saudita ha per ora risposto con misure di austerità, come la riforma dei sussidi per l'acquisto dei carburanti, con l'aumento delle tasse e riducendo la spesa pubblica.

Secondo molti analisti, escludendo la strada delle riduzione della produzione di greggio per aumentarne il prezzo, opzione contraria alla strategia attuale, l'unica altra possibilità che resta all'Arabia Saudita è l'abbandono del cambio fisso.

La moneta saudita è stata vincolata a 3,75 riyal per un dollaro, ma il mercato dei future lo vede a 3,82, il massimo degli ultimi 16 anni.

Secondo Peter Kinsella, analista di Commerzbank, il cambio fisso rispetto al dollaro è ormai insostenibile. Ma la svalutazione della moneta ha i suoi rischi:

1) le importazioni diventano più dispendiose;
2) l'inflazione può diventare un problema serio;
3) i debiti denominati in dollari diventano più dispendiosi.

Così, secondo Jason Tuvey, economista del medio oriente per Capital Economics, le autorità saudite si avvieranno alla svalutazione della moneta solo come “ultima spiaggia”.

E se si aggiunge la guerra, per ora solo diplomatica, in corso tra Arabia saudita e Iran, sembra difficile che una scelta di questo tipo possa essere presa, almeno a breve termine.

Ma anche altri paesi produttori stanno subendo pressioni per svalutare la propria moneta. Come la Nigeria, il cui presidente Muhammadu Buhari ha ancora recentemente negato questa possibilità, anche se con toni più morbidi che nel recente passato.

Christine Lagarde, Direttore Operativo del Fmi, ha recentemente dichiarato che la Nigeria dovrebbe inserire elementi di flessibilità nella sua politica monetaria in modo da alleviare le difficoltà della popolazione nigeriana e che le autorità non dovrebbero esaurire le riserve di valuta estera del paese solo per rincorrere vincoli troppo rigidi.

Oltre al problema delle valute che sta colpendo i produttori di materie prime, i mercati emergenti hanno perso attrattività agli occhi dei maggiori veicoli di investimento a livello internazionale. L'economia cinese sta rallentando, e la sua moneta è recentemente scesa al minimo degli ultimi sei anni. Il real brasiliano e la lira turca sono diminuiti di un altro 2% all'inizio del 2016. e il Canada, un altro grande produttore di petrolio ha visto scendere la sua moneta al minimo degli ultimi 12 anni.

Nel frattempo il dollaro è cresciuto, sia per questioni di politica monetaria sia perché funge da bene rifugio nei momenti di instabilità economica.

Con il Brent sotto i 35 dollari al barile per la prima volta in 11 anni, la finanza internazionale continuerà a fuggire dalle valute dei paesi produttori di petrolio almeno per la prima parte del 2016.

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