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Partenza col botto per il dollaro

Stiamo per vivere gli ultimi giorni di “thin market”, poi i mercati torneranno a mostrare dei livelli di liquidità consoni all’operatività cui siamo soliti far fronte

di Redazione Soldionline 5 gen 2015 ore 09:45

A cura di FXCM

Stiamo per vivere gli ultimi giorni di “thin market”, poi i mercati torneranno a mostrare dei livelli di liquidità consoni all’operatività cui siamo soliti far fronte. Ed è proprio il tema della liquidità ridotta quello che, come ogni anno, ci ha accompagnato durante questi giorni che si sono andati ad incastrare in mezzo ai festivi, ed all’apertura di stanotte in Asia si sono visti gli effetti. Gap up per il dollaro americano, guidato da flussi di acquisto di dollaro contro le valute europee, quelle che se aggiungiamo la condizione “notturna” risultavano ancor meno liquide rispetto a dollaro australiano, dollaro neozelandese (entrambi hanno mostrato gap più contenuti) e yen giapponese (che di gap, praticamente, non ne ha avuti). Una liquidità inferiore che è stata sfruttata per muovere il mercato andando ad impiegare flussi di capitale inferiori rispetto a quanto servirebbe tra un paio di giorni per ottenere gli stessi effetti, quelli che vogliono un euro ed una sterlina indirizzati verso territori di equilibrio inferiori rispetto ai livelli attuali. Già, questi i primi temi di riflessione dell’anno nuovo, nell’attesa che la Fed vada a decidere quando rialzare i tassi di interesse, un “future event” certo e scontato dai mercati, che stanno tentando di indovinare le tempistiche di intervento.
dollaro4Tempistiche che, comunque, prevedono all’interno degli scenari previsionali una più alta probabilità di assistere alle decisioni della Banca Centrale Europea come prima attrice, indipendentemente da quello che Draghi ed il suo Board decideranno di fare. Tutto questo, con la BoE vista come pura follower della Fed. Spieghiamoci meglio. Il fatto che la Fed debba soltanto (passateci l’utilizzo di questo avverbio) decidere quando intervenire sui tassi di interesse ha permesso al dollaro americano di tornare ad essere un attrattore di capitali, andando a distribuire gli acquisti di biglietto verde contro le major, a seconda dei diversi market mover che si sono andati a rincorrere. Questi market mover sono stati completamente rappresentati dalle aspettative degli investitori circa le future mosse delle diverse banche centrali e hanno portato, a fasi alterne, alla discesa di tutte le major contro il biglietto verde a causa del fatto che tutte le banche centrali, ad eccezione di quella europea e di quella anglosassone, hanno cercato la svalutazione della propria divisa. Una svalutazione che è arrivata anche per euro e sterlina a causa di due fattori ben distinti. Per quanto concerne la prima, le aspettative circa una potenziale implementazione di misure di alleggerimento quantitativo, inizialmente non formatesi per diversi operatori per poi essere diventato un qualcosa di concreto (Draghi, tra l’altro, si è dichiarato preoccupato per una potenziale deflazione nell’area euro e circa la potenziale incapacità da parte della BCE a far fede al proprio mandato che mira alla stabilità dei prezzi, andando a comunicare di essere pronti ad eventuali interventismi) hanno contribuito alla discesa dell’euro, sul quale, questa notte, si è tentato un attacco per far saltare i supporti di riferimento, complici una buona presenza di stop ed un “thin market”. Se ci concentriamo sulla seconda invece, dato il fatto che le attese di eventuali mosse sui tassi sono state accantonate da tempo, sono stati i diversi dati macro a dare linfa al movimento strutturale di ribasso, sul quale si è tentato, come sull’euro, un affondo in apertura asiatica in attesa del PMI delle costruzioni, in pubblicazione stamattina alle ore 10.30 che, in caso di non rispetto delle attese (59.00 vs 59.4 precedente), potrebbe pesare sul pound. Da qui partiremo con i ragionamenti  relativi al 2015, tenendo conto che le borse si trovano in correzione ma non possiamo escludere nuovi massimi per le americane, che le materie prime (petrolio in primis) non accennano a mostrare situazioni né tecniche  né di analisi propedeutiche ad una risalita importante (l’oro è ancora destinato a non ripartire fino a che le borse non dovessero crollare o dovesse tornare lo spettro dell’inflazione globale) e con il mercato che si mostra ancora dollaro-centrico, secondo le logiche viste velocemente.
GUARDA L'INFOGRAFICA: Andamento euro-dollaro negli ultimi quattro anni

ANALISI TECNICA VALUTE
Euro-Dollaro

Nessuna operatività durante la giornata di venerdì, a meno di aver lavorato sulle rotture ribassiste che hanno caratterizzato il cambio a partire dal primo pomeriggio di venerdì e che hanno condotto a raggiungere la soglia di 1 dollaro e 20 centesimi per ogni euro scambiato, un livello sul quale il mercato ha chiuso e che è stato abbandonato in fretta stanotte in apertura, confermando il trend strutturale a ribasso (se mai ce ne fosse stato bisogno) che sta caratterizzando la moneta unica. Ci troviamo ora di fronte ad una congestione che vede nell’area passante tra 1.1965 e 1.2000 delle resistenze statiche e dinamiche che potrebbero farci considerare acquisti di dollaro americano per ritorni verso 1.1925 che, se raggiunto con stocastico orario lontano dall’ipervenduto, potrebbe lasciare strada verso i minimi post gap, un limit raggiungibile anche in caso di rottura ribassista diretta di area 1.1910. Nel momento in cui i prezzi dovessero tentare delle risalite oltre area 1.2015 potrebbe essere possibile valutare eventuali estensioni che non dovrebbero, a nostro parere, essere considerate importanti fino a che i prezzi non dovessero raggiungere area 1.2040 con stocastico non in ipercomprato.

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Dollaro-Yen
Ottima la tenuta delle aree di resistenze studiate venerdì, con 120.75 che è intervenuto egregiamente come livello statico, sul quale lo stocastico a 4 ore ha raggiunto la zona di ipercomprato (come ricercato) ed è avvenuta la formazione di una divergenza ribassista oraria, a conferma della bontà del livello di acquisto di yen. Siamo ora di fronte ad un mercato molto sporco dal punto di vista tecnico, con un grafico orario che viene nettamente scansato da un 4 ore, sul quale siamo in situazione di attesa. Nel momento in cui, infatti, dovessimo assistere a rotture rialziste di area 120.75 potrebbe essere possibile valutare l’eventuale formazione di una divergenza ribassista a 4 ore tra prezzi e stocastico, per ritorni dapprima verso le resistenze abbandonate (area 120 ¾)ed eventuali estensioni verso 120 figura (sulle quali valutare il posizionamento dell’oscillatore che, fino a quando sarà impostato a ribasso e lontano dall’ipervenduto potrebbe segnalare potenziali continuazioni del movimento). La rottura potrebbe essere lavorata data la potenziale alta volatilità (i percentili di volatilità, derivati dalle volatilità implicite delle opzioni segnalano un valore di circa 88%) tentando di anticiparla su area 120.65, considerando però che in caso di mancato approfondimento rialzista occorre valutare degli stop sotto i punti di rottura, senza valutare reverse, a meno di assistere a discese oltre area 120.25, che potrebbero portare al raggiungimento di 120 e sulle quali valutare operatività ed eventuali estensioni oltre area 120 figura solo in caso di partenza a ribasso dei prezzi con lo stocastico a 4 ore che continua la discesa attualmente iniziata, senza compiere nuovi massimi rispetto ai livelli attuali.

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Sterlina-Dollaro
Cable cha ha mostrato una price action uguale a quella dell’eurodollaro, con conferma delle classi di volatilità tra i due cambi (il cable, meno liquido dell’EurUsd, ha mostrato volatilità superiore) e che venerdì ha effettuato la rottura attesa di area 1.5630, con i prezzi che hanno raggiunto entrambi i target segnalati, per poi estendere in maniera importante a ribasso. Siamo in attesa di eventuali correzioni verso la prima area di resistenza, passante tra 1.5335 e 1.5355, dove potrebbe essere possibile valutare potenziali acquisti di dollaro (in caso di stocastico orario in ipercomprato e girato verso il basso) per ritorni dapprima verso area 1.5320, per poi valutare eventuali estensioni verso 1.52 ¾ e verso la figura (qui, un trailing stop nell’ordine dei 20 punti potrebbe non essere un’idea malvagia, data la mancanza di punti intermedi tra 1.5275 ed i minimi della notte). Nel momento in cui i prezzi dovessero superare area 1.5385 il mercato potrebbe tentare delle estensioni verso 1.54 ¼.

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Dollaro Australiano-Dollaro Usa
Ancora nessuna operatività sull’australiano, sul quale attendiamo delle eventuali correzioni a rialzo prima di pensare all’operatività. L’area di interesse principale è rappresentata da 0.8085/0.8105, all’interno della quale potrebbe essere possibile valutare eventuali acquisti di dollaro americano, tenendo conto che in caso di superamento a rialzo di area 0.8115 il mercato potrebbe tentare delle estensioni verso 0.8130/45, zona all’interno della quale i prezzi potrebbero fermarsi da un momento all’altro, il che non permette a nostro parere un’operatività in reverse, così come una in rottura. Nel caso in cui i prezzi dovessero superare area 0.8135 con stocastico orario ben lontano dall’ipercomprato, allora potrebbe essere possibile vagliare delle potenziali operazioni in acquisto di dollaro australiano con target su 0.8160 e 0.8180 con stop sotto i punti di rottura, da posizionare in pari nel momento in cui le quotazioni dovessero mostrarci il raggiungimento di area 0.8145.

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