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Oro: quale bolla?

La domanda mondiale è in rapida crescita, e probabilmente non assisteremo a un’ulteriore quintuplicazione del prezzo. Ma chi dice che l’oro sia in una bolla non sa di cosa sta parlando

di Redazione Soldionline 21 giu 2011 ore 14:01
Di Adrian Ash – BullionVault.it

La domanda mondiale è in rapida crescita, e probabilmente non assisteremo a un’ulteriore quintuplicazione del prezzo nei prossimi dieci anni. Nessuno di questi due fatti significa però che l’oro sia in una bolla. In realtà, chiunque dica che l’oro sia in una bolla probabilmente non sa di cosa sta parlando.

Ecco i sei falsi miti di chi ritiene che l’oro sia in una bolla:

Falso mito #1: l’oro è troppo richiesto

Le pagine finanziarie internazionali dedicano all’oro pagine e pagine, ma il livello reale degli investimenti nel metallo giallo rimane basso. All’inizio degli anni ’80, le banche private raccomandavano ai clienti un’esposizione pari al 3% del portafoglio, molto più dello 0,5% mediamente dedicato all’oro nei portafogli odierni. Accade persino tra gli addetti ai lavori: i tre quarti degli oltre 500 analisti riuniti a Berlino  in occasione dell’ultima conferenza della LBMA, hanno dichiarato di non avere investito in oro. La saturazione è quindi estremamente lontana.

Falso mito #2: l’oro è salito a $1.500 senza una correzione 

Se paragonata ad altre bolle piuttosto evidenti, la scalata dell’oro non è abbastanza veloce. Il prezzo dell’oro è salito del 70% negli ultimi 3 anni, ma le azioni USA salirono del 160% nello stesso arco di tempo negli anni ’20, il Neuer Markt tedesco del 1600% dal 1997, e nel 1720 la Compagnia dei Mari del Sud crebbe di 9 volte in cinque mesi. Ciò che davvero stupisce oggi riguardo il bull dell’oro non è la velocità, ma la longevità, visto che è in essere ormai da 10 anni.

Falso mito #3: l’oro cadrà quando aumenteranno i tassi di interesse

Accadrà soltanto se i rendimenti saranno in grado di contrastare l’inflazione. Quando è lecito attendersi che accada? Gli investitori scelgono l’oro quando il denaro (il principale concorrente dell’oro nella sua funzione principale di preservare ricchezza) perde valore. I rendimenti reali negli Stati Uniti sono costati ai risparmiatori cash più del 3% in termini di potere d’acquisto negli ultimi 18 mesi. I rendimenti al momento sono al di sotto dell’inflazione per un margine che non era così profondo dall’estate del 1980, quando l’inflazione raggiungeva le due cifre.

Falso mito #4: l’inflazione è destinata a ridursi

L’aumento del costo della vita sta danneggiando lavoratori, risparmiatori e pensionati allo stesso modo. Nonostante i prezzi al consumo (CPI) siano  aumentati di appena l’11% negli ultimi 5 anni (la crescita più debole dal 1967) la situazione è difficile perché i redditi sono cresciuti ancora meno. Grazie all’ossessione della FED contro la deflazione e la conseguente politica monetaria espansionistica, l’inflazione non sembra proprio destinata a ridursi.

Falso mito #5: l’oro non è un investimento perché non produce rendimento

L’oro, è vero, non paga interessi né produce alcun rendimento: non lo produceva dieci anni fa a $260/oz, né oggi a $1.500 - a meno che non si investa tramite un prodotto derivato. L’oro non paga interessi né viene meno agli impegni: questo lo distingue dalle altre categorie di investimento, in particolar modo dai bond. È difficile accusare gli investitori in oro di “troppo ottimismo” (secondo  la definizione di bolla di Charles Kindleberger), e questo mercato avrebbe sintomi di “esuberanza irrazionale” (definizione di Robert Shiller) solo se continuasse a crescere dopo che la politica monetaria avesse cambiato rotta.

Falso mito #6: la bolla scoppierà quando l’economia mondiale si riprenderà

Il punto è: quando? In ogni caso, se escludiamo l’impatto sulle decisioni di politica monetaria relative ai tassi di interesse, la crescita economica ha poco a che fare con il prezzo dell’oro. L’oro cadde contro il dollaro durante le recessioni degli anni ’80 e ’90, per poi triplicare durante gli anni esplosivi 2003-2007. Durante gli ultimi 40 anni l’oro ha mostrato una correlazione negativa ma statisticamente insignificante con il PIL trimestrale USA: meno 0.11 anno su anno. I dati del PIL in Cina (i secondi compratori mondiali) indicano un dato di correlazione irrisorio: 0.08 dal 2005. Il prezzo dell’oro in rupie dal 1996 indica una correlazione di 0.32 con il PIL indiano.

Gli appassionati di questa tesi hanno cominciato a chiamare la bolla già dall’inizio del 2008, con il prezzo a $1.000/oz, poi di nuovo a $1.200 e $1.300 durante il 2009 e 2010. Di certo non si sono fermati ora che il prezzo ha raggiunto i $1.500. Eppure durante questo periodo non è cambiato nessuno dei fondamentali economici per i quali gli investitori comprano oro. Al contrario, probabilmente le ragioni degli investitori si sono ulteriormente rafforzate.

La politica monetaria rimane espansiva e i tassi di interesse sono insufficienti a bilanciare l’inflazione. I debiti nazionali hanno raggiunto livelli record; le banche centrali e gli investitori privati in Asia continuano ad accumulare oro nel momento in cui il centro del potere economico si sposta ad Oriente.

Tutto il resto è rumore, l’unico eccesso al quale è esposto l’oro in questo momento.
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