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Oro: analizziamo il suo comportamento contro argento, platino e palladio

La nota rilasciata la scorsa settimana relativo all’oro “Oro: molto positivo per il futuro la transazione tra l’India e il Fondo Monetario Internazionale” ipotizzava nuovi record storici nel medio termine

di Redazione Soldionline 13 nov 2009 ore 15:39
Articolo a cura di JCAssociati.it

La nota rilasciata la scorsa settimana relativo all’oro “Oro: molto positivo per il futuro la transazione tra l’India e il Fondo Monetario Internazionale” ipotizzava nuovi record storici nel medio termine.
Alla base della ipotesi la trasformazione dell’oro in valuta internazionale accanto alla tradizionale funzione di bene rifugio.
I risultati della settimana in corso, dimostrano come la corsa al rialzo non si sia arrestata e nuovi massimi siano stati raggiunti, nonostante il numero dei pessimisti a questi livelli di prezzo stia aumentando considerevolmente.
Ovviamente considerando l’oro in modo tradizionale saremmo d’accordo; viceversa se lo consideriamo una valuta potenzialmente sostitutiva (solo per pochissimi punti percentuali altrimenti la quantità trattabile non sarebbe sufficiente) di dollaro e euro, allora gli spazi di crescita sono a nostro avviso elevati.

 
Al fine di conferire una visione globale del mercato dei metalli preziosi, procediamo all’analisi delle serie storiche dei prezzi dell’oro nei confronti di argento, palladio e platino, che completano il gruppo.
Innanzitutto è evidente che questi ultimi tre metalli godono di una correlazione positiva con il primo; ciò significa che all’aumentare del prezzo dell’oro aumenta anche il prezzo di argento, palladio e platino.
Tra i tre, argento e platino risultano seguire più intensamente l’andamento dell’oro e infatti si caratterizzano per un coefficiente di correlazione più elevato (rispettivamente pari a 0,71 e 0,85) rispetto al palladio (0,33).
Risulta interessante anche analizzare i tre diversi rapporti (ratio) che mettono in relazione il prezzo dell’oro con quello dell’argento, del palladio e del platino.
Nel primo caso si osserva che tale rapporto ha raggiunto il picco massimo (80) nel novembre del 2008, ovvero in corrispondenza del crollo dei listini azionari, causato dal fallimento delle principali banche d’investimento e assicurazioni americane.
In tal caso è stato evidente il ruolo di bene “rifugio” giocato dall’oro, in grado di garantire una maggiore stabilità del proprio valore.
Il valore minimo del gold-silver ratio è stato registrato nel marzo del 2006 (50), quando l’oro valeva praticamente la metà di oggi ($589).
Attualmente questo rapporto è sceso ed è pari a circa 64, il che significa che si è ridotto il numero di once di argento necessarie per ottenerne una di oro.
La questione si presenta spinosa: quale dei due metalli risulta ora maggiormente sottovalutato? E, in particolare, quali saranno le prospettive future di questo rapporto?
Essendo l’oro un bene difensivo per definizione, ipotizzeremmo che a fronte di un miglioramento della congiuntura il gold-silver ratio dovrebbe scendere favorendo l’argento.
Se al contrario sposiamo la tesi per cui l’oro sta diventando una valuta sostitutiva per le banche centrali emergenti, allora un ritorno ai massimi in area 80 non sarebbe da escludere.

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Per quanto riguarda il rapporto oro e palladio, si osserva negli anni il progressivo deprezzamento del palladio.

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Quest’ultimo è maggiormente utilizzato a scopi industriali e nelle centrali nucleari di nuova generazione potrebbe essere un parziale sostituto dell’uranio.
In futuro torneremo quindi a focalizzarci su questo promettente metallo.
 
In ultima analisi, consideriamo il rapporto oro-platino.
Si riscontra che il massimo valore di tale ratio è in corrispondenza di dicembre 2008 (0,94). Attualmente il rapporto è pari a 0,78.

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Il platino in realtà a fronte di una possibile scarsità di oro disponibile sul mercato potrebbe in futuro momentaneamente fungere da sostituto. Qualora lo spread dovesse continuare ad allargarsi, potrebbe quindi avere senso puntare anche sul platino.

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