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Nel 2016 il prezzo del petrolio potrebbe scendere a 20 dollari al barile

Lo ha detto Nariman Behravesh di IHS Insight nel corso di una intervista con Bisinessinsider. Causa della discesa la strategia dell'Arabia Saudita, che potrebbe proseguire per ancora due anni.

di Marco Delugan 21 gen 2016 ore 13:54

Ha perso più del 70% rispetto all'estate del 2014, e veleggia intorno ai 27 dollari al barile. Ma il peggio deve ancora venire. Lo ha dichiarato Nariman Behravesh, capo economista presso IHS Insight nel corso di una intervista con Businessinsider al World Economic Forun di Davos, in Svizzera.

E' possibile che il petrolio scenda a 20 dollari al barile nel 2016? Sì, è possibile. Ma se dovesse accadere, sarebbe comunque una discesa temporanea perché, a quel livello di prezzo, per molti estrarlo diventerebbe antieconomico, e quindi smetterebbero.

Gran parte della responsabilità della discesa del prezzo del petrolio è da attribuire all'Arabia Saudita, che ha una tale capacità estrattiva da poter influire sull'andamento del prezzo.

discesaLa strategia saudita ha l'obiettivo di mettere fuori mercato molti concorrenti, ma soprattutto le estrazioni americane tramite le nuove modalità dello shale oil e del fracking.

Ma le scelte saudite stanno mettendo in difficoltà anche la propria economia. Il deficit di bilancio del 2015 è infatti salito a 98 miliardi di dollari. L'Arabia Saudita sta quindi spendendo più di quando guadagna, e questo soprattutto a causa della flessione del prezzo del petrolio.

Secondo Behravesh, inoltre:

I sauditi hanno intenzione di andare avanti. Anche se con un bilancio in difficoltà, possiedono ancora ampie riserve di valute tali da permettergli di resistere ancora uno o due anni. Chi sta vincendo, in questo frangente, sono i consumatori dei paesi emergenti e dei paesi sviluppati, come ad esempio l'India. Mentre stanno perdendo i paesi produttori con alti costi di estrazione, come la Russia e il Venezuela.

Tra i delegati di Davos anche il rallentamento della Cina viene considerato un rischio chiave per l'economia globale.

Ma la flessione cinese è in atto da tempo, così come l'eccesso di capacità produttiva industriale e l'ingente debito pubblico e privato sono problemi noti, per questo non dovrebbero essere più causa di grossi scossoni per le economie occidentali.

Le vere cause dei recenti problemi finanziari cinesi sono state lo scoppio della bolla azionaria, la risposta caotica del governo, e la pressione al ribasso sullo yuan. Queste cose hanno spaventato i mercati e minato la fiducia nella classe politica cinese.

Behravesh ha poi aggiunto che:

L'esposizione del mondo sviluppato verso la Cina è limitata. I legami finanziari sono deboli. Usa ed Europa non esportano molto in Cina. I mercati globali si tranquillizzeranno.

E quali sono gli altri rischi chiave per quest'anno? Secondo Behravesh è la crescente tensione tra Iran e Arabia Saudita.

Nell'improbabile eventualità di una guerra, l'impatto sul mercato del petrolio potrebbe essere davvero problematico.
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