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La seconda TLTRO non entusiasma

Ieri si attendevano i risultati della seconda tranche del TLTRO della Banca Centrale Europea, anche se il mercato non ha sembrato attribuire gran peso alla cosa

di Redazione Soldionline 12 dic 2014 ore 10:01

A cura di FXCM

La settimana che ci apprestiamo a concludere sta dunque scivolando via senza che sul fronte macroeconomico vi siano dei catalizzatori di rilievo in grado di provocare volatilità e modificare i quadri tecnici di breve termine. Anche la giornata di oggi sarà piuttosto scevra di release degne di nota e a tal proposito segnaliamo l’Indice di Fiducia del Michigan come l’evento che merita attenzione per i potenziali effetti sui prezzi nel trading intraday. Ieri si attendevano i risultati della seconda tranche del TLTRO della Banca Centrale Europea, anche se il mercato non ha sembrato attribuire gran peso alla cosa; d’altronde, e questo abbiamo avuto modo di constatarlo e riaffermarlo più volte nei giorni scorsi, le aspettative che vengono scontate sui prezzi per quello che riguarda l’Eurozona sono quelle relative al possibile Quantitative Easing che l’istituto centrale europeo, secondo alcuni analisti, potrebbe addirittura comunicare già dal prossimo meeting del 22 gennaio. Ma avremo modo di sviscerare tutta la questione da qui alle prossime settimane.
bce_12Ad ogni modo oltre 300 banche europee hanno chiesto liquidità a Francoforte per 129,8 miliardi di euro che, sommati ai primi 82 della scorsa tranche, portano ad un totale di 212 miliardi i primi due round di TLTRO rispetto ai potenziali 400 messi a disposizione. Ben distanti comunque questi numeri dagli obiettivi che l’istituto centrale si è posto in termini di espansione del proprio bilancio, attualmente di poco superiore ai 2mila miliardi di euro; e parliamo di 3 trilioni di euro. Ricordiamo però che saranno altre sei fino al 2016 le operazioni di TLTRO che vanno sommate agli acquisti di covered bond ed Abs che però, ad ora, trattano importi piuttosto risibili. L’eventuale acquisto di titoli pubblici, con un vero e proprio Quantitative Easing in stile Federal Reserve americana o Bank of England, potrebbe essere dunque la manovra di ultima istanza e quasi inevitabile, dato che si tratta dell'unico mercato che dispone dei volumi necessari per ottenere l'espansione desiderata del bilancio della Bce. Come accennavamo, tiepide le reazioni di euro e dei listini europei che ieri sono andati invece a muoversi in maniera piuttosto tecnica. Ricorderete come nei giorni scorsi abbiamo seguito in parallelo i mercati valutario ed azionario, evidenziando la macro-correlazione che, per quanto di difficile sfruttamento operativo, si è andata palesandosi tra il dollaro americano e le Borse. Fermo restando i trend primari che vedono entrambi in apprezzamento, con i ritracciamenti importanti che tuttavia li hanno caratterizzati in tutti i primi giorni di questa settimana. Ieri abbiamo invece assistito a buone riprese e la lettura dei grafici giornalieri è stata di non poco ausilio. Per quello che concerne l’FXCM Dow Jones Dollar Index, ottimi sono stati i pullback sui supporti a 11.370 punti, area di transito quest’ultima dell’ottima media mobile esponenziale a 21 periodi. Discorso medesimo si può attuare per il benchmark globale S&P500 il quale, nonostante gli scivoloni rilevanti degli ultimi 3 giorni, si è ben arrestato sui minimi a 2.025 dal quale è poi ripartito. L’elemento che non ben si inserisce in una semplice quanto efficace interpretazione della ripresa del trend è però legato alle chiusure alle quali abbiamo assistito ieri. Nel primo caso, essa è avvenuta relativamente lontana dai massimi del giorno e da quello del giorno precedente in area 11.460, il che avrebbe rappresentato un chiaro segnale di forza utile per pensare ad ottimi acquisti di biglietto verde. Nel secondo, il movimento della seconda metà di seduta è stato perfino più clamoroso, con dei riassorbimenti della domanda e la chiusura addirittura sui minimi di giornata che dunque si configura come una gravestone doji daily in grado di alimentare perciò nuove vendite verso area 2.110. Questo dunque il primo indirizzo che manterremo sull’azionario, salvo essere smentiti però su ampie risalite che trasformerebbero la configurazione in pattern smash con acquisti sopra i massimi a 2.050 punti. Scenario però al momento piuttosto distante. Nel caso del dollaro restiamo invece moderatamente rialzisti, passando però da eventuali ordini di acquisto sopra 11.450 punti. Attenzione dunque a fenomeni di de-correlazione tra i due mercati.

ANALISI TECNICA VALUTE
Cambio Euro-Dollaro
Il daily del cambio, con la sua chiusura distante dai minimi, desta più di una perplessità circa la decisa ripresa del cambio al ribasso pur giustificata dalla ottima tenuta delle aree di resistenza tra 1,25 e 1,2450 (area media mobile esponenziale a 21 periodi giornaliera). Ricordiamo che infatti il pattern di divergenza regolare rialzista prezzo/stocastico sul daily non può considerarsi terminato. Attenderemo per nuove vendite la violazione al ribasso dei minimi visti ieri a 1,2375 per rivisitare i ricorsivi livelli a 1,2345 e 1,2325. Il grafico orario suggerisce già dei potenziali ingressi sulle resistenze di breve a 1,24 che troverebbero evidentemente trovare conferma dai movimenti di rottura al ribasso. Idee long le ascriviamo invece al superamento di area pivot daily a 1,2420 verso 1,2450 e 1,25 naturalmente.

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Cambio Dollaro-Yen
Daily controverso anche su questo cambio: la tenuta del supporto a 117,80 è stato esemplare ma le riprese viste ieri sono state meno efficaci di quanto ci si potesse attendere. Ricordiamo il pattern ribassista di divergenza daily anche qui non ancora invalidato. Fondamentale è ora il supporto in area pivot daily a 118,55 per la tenuta e la ripartenza che diverrebbe importante sopra 119,10 in primo luogo e 119,45 in secondo. Area 120 naturalmente  l’obiettivo. Efficace, come dimostrato da grafico orario, un’eventuale operatività in breakout del supporto a 118,55 per strappi di volatilità in direzione 117,90 in primis e 117,45 successivamente.

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Cambio Sterlina-Dollaro
Chiusure giornaliere ancor meno convincenti sul daily del cable che dopo i tentativi di minimo giornaliero a 1,5655 è ottimamente risalito a 1,5725. Pienamente in atto dunque la divergenza regolare rialzista prezzo/stocastico su questo time frame, con possibile accentuazione dunque dei fenomeni di de-correlazione che questo cambio ha mostrato rispetto alla preponderante dinamica dollaro-centrica del mercato. Il 4 ore si presenta ancora come grafico rialzista anche se resistenze di rilievo si pongono già a partire da area 1,5760. Sensato dunque apparirebbe attendere dei lievi ritracciamenti per comprare il supporto a 1,5695 in direzione 1,5725 e 1,5760 appunto. Quei livelli, in ottica di volatilità contenuta, potrebbero poi favorire nuove vendite che, altrimenti, sono da attendere sotto 1,5655 per target a 1,5625.

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Cambio Dollaro Australiano-Dollaro Americano
Continua a confermare debolezza l’australiano che ieri ci ha mostrato perfino nuovi minimi a 0,8215. Il daily risulta meno controverso dei precedenti e i presupposti short ancora sussitono. Il 4 ore ci mostra infatti ancora interessanti aree di vendita a 0,8280 per la rivisitazione dei minimi. Anche il suo eventuale superamento al rialzo, che porrebbe la chance di vederlo a 0,8320, ci indurrebbe però di nuovo a potenziali short verso i supporti. Il grafico orario, ad ogni modo, ci conferma la possibilità di vendite in area pivot daily a 0,8280 verso i minimi. In caso di volatilità contenuta, eventuali acquisti si potrebbero contemplare previa tenuta degli stessi, ma naturalmente in ampio controtrend con tutte le controindicazioni del caso.

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Dax
Per quello che concerne le chiusure daily vale esattamente quanto spiegato nella parte introduttiva del contributo. Al momento si dimostrano forti i supporti a 9.740 che possono favorire acquisti in direzione 9.810. I buoni swing dell’oscillatore stocastico sull’affidabile time frame a 4 ore ne darebbero buona conferma, con allunghi dunque auspicabili a 9.840 e 9.900 punti. Varrà tuttavia la pena attendere l’esaurimento del pattern di divergenza inversa ribassista – meno efficace perché non ben inserito in trend ribassista -  del grafico orario che, se invece dovesse ben manifestarsi, potrebbe indurci a dei sell stop sotto i minimi in direzione 9.675 ma guardando al più importante 9.585.

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Oro
Il forte segnale rialzista lanciato martedì risulta confermato e ancora l’orientamento long è quello che privilegiamo sul gold. Il superamento di 1.232 e soprattutto di 1.237 ne fornirebbero una conferma decisiva. Il 4 ore ancora suggerisce acquisti in area 1.216 dati dalle ottime confluenza grafiche. Lo stop può essere ravvicinato e tramutarsi in reverse in direzione 1.204. Questa l’operatività per il venerdì sull’oro.

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