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Grecia e guerra valutaria

Ieri durante un webinar di esplorazione dei livelli relativi a scenari di medio e lungo periodo abbiamo promesso ai nostri trader delle riflessioni sul tema della guerra valutaria che avremmo potuto esprimere in mancanza di spunti di analisi a livello macroeconomico

di Redazione Soldionline 5 feb 2015 ore 10:07

A cura di FXCM.it

Ieri durante un webinar di esplorazione dei livelli relativi a scenari di medio e lungo periodo abbiamo promesso ai nostri trader delle riflessioni sul tema della guerra valutaria che avremmo potuto esprimere in mancanza di spunti di analisi a livello macroeconomico. Non è questo il caso, in quanto dalla BCE arrivano notizie che riguardano la decisione di non accettare più come collaterale di garanzia (a partire dall’11 febbraio) i bond sovrani al fine di ottenere liquidità tramite le aste di rifinanziamento tenute dall’istituto di Francoforte. Una decisione dovuta al fatto che non è possibile, allo stato dell’arte attuale, supporre che la revisione del programma (di ripagamento del debito) si concluderà con successo e in linea con le regole dell'Eurozona. La BCE inoltre ha precisato che i bisogni di liquidità delle controparti del sistema europeo, per le controparti che non hanno a disposizione garanzie alternative sufficienti, possono essere soddisfatti dalla Banca Centrale Nazionale, attraverso l'assistenza di liquidità di emergenza, all'interno delle regole esistenti dell'Eurosistema.

grecia4_1Un duro colpo per la Grecia che potrebbe pesare sulla moneta unica europea, la quale dopo i rimbalzi tecnici ragionati durante gli scorsi giorni, è tornata a scendere nel brevissimo periodo. Siccome ci piace mantenere le promesse però, qualche riga sul quadro della guerra valutaria andiamo a proporla, partendo dal concetto che essa non è mai terminata. Tutte le banche centrali che ne hanno necessità hanno infatti cercato delle svalutazioni competitive delle proprie divise, tramite dichiarazioni d’intenti più o meno velate e mosse di politica monetaria atte a raggiungere degli obiettivi macroeconomici che ci sono stati comunicati e che “nascondono” la volontà ed il desiderio di disincentivare gli acquisti di valuta domestica da parte degli investitori.

Il Giappone, con l’implementazione del piano di Quantitative e Qualitative Easing, implementato col fine ufficiale di uscire dalla deflazione e di riportare l’inflazione verso il 2%, è riuscito a portare lo yen ad una performance negativa di oltre il 20% contro il dollaro americano.

La Gran Bretagna ha agito diversamente ed in maniera furba a nostro parere, andando a creare delle aspettative sui mercati circa quelli che avrebbero potuto essere i primi rialzi di tassi (tra le grandi economie) prima dell’estate 2014, aspettative che una volta dissoltesi hanno portato a vendite massicce di pound, in modo tale che quando si procederà, molto probabilmente in coda alla Fed, con un rialzo di tassi, il valore del pound potrebbe salire ma senza raggiungere le due sterline per ogni dollaro americano, valori che sarebbero presumibilmente stati raggiunti di fronte ad un effettivo rialzo di tassi come prima banca centrale al mondo (parlando chiaramente di economie sviluppate ed in crisi).

Australia e Nuova Zelanda hanno comunicato con forza che le proprie divise risultavano (e risultano tutt’ora) molto sopravvalutare rispetto al dollaro americano e sono riuscite ad indirizzare il mercato verso soglie di equilibri inferiori contro il dollaro, zone che potenzialmente non rappresentano un livello di approdo definitivo. Se differenziamo queste ultime due economie, la Nuova Zelanda ha intrapreso un percorso di rialzo di tassi per frenare il settore immobiliare, riuscendo, paradossalmente, a disincentivare investimenti che avrebbero beneficiato di tassi di rendimento molto più alti rispetto alla media delle economie consolidate a livello mondiale grazie alla propria retorica che ha fatto consolidare aspettative di discesa del prezzo del dollaro neozelandese, legato anche alla discesa delle amaterie prime avvenuta. L’Australia, oltre che aver fornito dei target numerici di equilibrio accettabili (0.8500) contro il dollaro ha deciso di procedere con un taglio inaspettato di tassi, reiterando l’idea che il dollaro australiano si trova comunque sopravvalutato rispetto a quello che detterebbero i fondamentali macroeconomici, cercando dunque il realizzarsi di ulteriori discese avendo alleggerito in concreto la propria politica monetaria.

Se chiudiamo con le ultime tre economie che vanno a comporre il paniere delle coppie valutarie definite “major” (ossia quelle il cui prezzo viene quotato direttamente sul mercato interbancario contro il dollaro americano, denominatore comune, coppie quest’ultime diverse dai cross il cui valore viene determinato dall’incrocio delle major) e citiamo il Canada, la Svizzera e l’Europa, non ci discostiamo di molto a livello di concetti. Il Canada, dopo  oltre 5 anni di tassi fermi ha tagliato inaspettatamente il costo del denaro lo scorso 21 gennaio, portando ad una discesa importante la propria divisa, mentre sappiamo tutti che la Svizzera ha fallito nel proprio compito di cercare di mantenere il valore del franco artificiosamente basso contro l’euro, il che dimostra come non si possano introdurre rigidità sul mercato dei cambi confidando che esse riescano a contenere la naturale evoluzione del mercato. Questo riguarda altri argomenti e non ci troviamo nella sede corretta per affrontarli, ma il fatto che per anni sia stato controllato il valore del franco, fa annoverare anche la Banca Centrale Svizzera all’interno delle ricercatrici di svalutazioni valutarie. Terminiamo con l’Europa, che recentemente ha introdotto delle misure di quantitative easing, lasciate intendere per diverso tempo prima che tali misure fossero implementate, al fine di creare aspettative razionali da parte degli investitori che, di fronte a possibili iniezioni di liquidità in euro, hanno portato a vendite di moneta unica, sensibilmente ridimensionatasi nei confronti del dollaro americano. Un quadro che, se implementato con gli emergenti alle prese con problemi di diversa natura ma che comunque impattano sulla crescita, ci conferma come la guerra valutaria non sia mai terminata e probabilmente continuerà ancora per diversi mesi. Passiamo ora ai livelli tecnici.

 
ANALISI TECNICA VALUTE
EURO-DOLLARO
Buono il doppio quadro tecnico ragionato ieri sull’euro, con lo scenario difensivo che ha portato al raggiungimento dei target ipotizzati grazie al fatto che l’area passante per 1.1360 è stata raggiunta con stocastico a 4 ore lontano dall’ipervenduto. Ci troviamo ora con medie orarie che stanno tentando degli incroci ribassisti e con quelle a 4 ore che hanno mostrato la tenuta della media a 100 periodi, coincidente con i punti statici precedenti e con le resistenze dinamiche studiate su un 4 ore. Curiamo con attenzione la possibilità che avvengano delle rotture ribassiste dei supporti passanti in area 1.1300 (tolleranza da considerare a nostro parere fino a 1.1285), con la zona individuabile in 1.1260 che potrebbe, una volta raggiunta, lasciare spazio a tentativi di approfondimento verso 1.1215 ed eventualmente i minimi di periodo, tenendo conto che in caso di tenuta dei primi supporti indicati il mercato potrebbe tentare delle ripartenze verso 1.14 figura, da considerare operativamente sopra area 1.1335 (con 1.1360 come potenziale scoglio).

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DOLLARO-YEN
Questa notte l’area di 117.90 ha dimostrato la sua validità tecnica, confermando come l’idea di curare eventuali rotture di area 118.05 per pensare al raggiungimento degli ultimi massimi possa considerarsi ancora buona. Continuiamo a seguire le impostazioni delle giornate precedenti, senza cambiare approccio né livelli di attenzione, su un cambio che risulta anciora compresso.

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DOLLARO-STERLINA
Ottima tenuta dei livelli di supporto studiati ieri mattina, con le decorrelazioni ragionate sul dollaro americano (che domani potrebbe tornare a muoversi all’unisono sui dati americani relativi alla disoccupazione) che hanno portato ad una buona salita della sterlina che ha infine raggiunto tutti i targeet ipotizzati. Siamo ora di fronte a prezzi che hanno raggiunto le resistenze visualizzabili su un time frame a 4 ore, con la possibilità di seguire l’eventuale tenuta delle aree di supporto orarie passanti tra 1.5140 e 1.5160 per valutare acquisti di sterlina per ritorni verso 1.5180, 1.5210 e 1.5240 che, se raggiunti con stocastico orario lontano dall’ipercomprato potrebbero portare a tentativi di strappi rialzisti verso gli ultimi punti passanti per 1.5270, dove eventualmente studiare la possibile formazione di una divergenza ribassista a 4 ore.

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DOLLARO AMERICANO-DOLLARO AUSTRALIANO
Perfetta la reazione dopo la formazione della divergenza ribassista oraria ipotizzata ieri mattina, con i prezzi che hanno mancato il raggiungimento di area 0.7720 a causa del mancato superamento di area 0.7745, come studiato ieri. Siamo ora in congestione e studieremo all’interno del nostro Morning Meeting le potenzialità operative su questo cambio, seguiteci.

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