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EURO, nulla che indichi un allontanamento da una politica più flessibile

Le notizie della scorsa settimana provenienti dall’Eurozona sono coerenti con un allentamento della politica della BCE nel corso del meeting di giugno

di Edoardo Fagnani 21 mag 2014 ore 14:44
Secondo Sara Yates, Vice President - Global FX Strategist di J.P. Morgan Private Bank, le notizie della scorsa settimana provenienti dall’Eurozona sono coerenti con un allentamento della politica della BCE nel corso del meeting di giugno.
I motivi di questa affermazione sono tre:
- L'inflazione attuale è ancora bassa. Le ultime stime sull’inflazione nell’Eurozona ad aprile confermano questa lettura modesta che non dà alcun motivo alla BCE per cambiare la propria posizione. Il quadro dell’inflazione è infatti peggiorato con i dati del PIL francese e di quello italiano al di sotto delle aspettative.
bce_10- I dati sulla crescita hanno deluso anche nel primo trimestre. La BCE ha il compito di mantenere l’inflazione ancorata al 2% nel medio termine (2 anni). Questo target consente alla BCE di poter guardare oltre la bassa inflazione nel caso ritenga che la crescita riprenderà, l’output gap si chiuderà e l’inflazione crescerà. I dati attuali mostrano che l’Eurozona è cresciuta solo dello 0,2% nel 1° trimestre contro lo 0,4% previsto. Prendendo in considerazione i singoli Paesi, la preoccupazione principale è stata la contrazione dello 0,1 % vista in Italia. Queste notizie non danno sollievo a una BCE già preoccupata per i rischi di una bassa inflazione.
- I professionisti prevedono che l’inflazione rimarrà al di sotto dello 0,9% nel 2014, sotto l’ 1,3 % nel 2015,  sotto l’1,5% nel 2016 e sotto l’1,84% nel 2018. Visto che queste previsioni sono vicine alle aspettative di marzo dello staff della BCE, non c’è ragione di allarmarsi. Tuttavia, anche queste non danno nessun conforto alla BCE.

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La strategist ha ricordato che, dal momento che Draghi ha comunicato al mercato la possibilità di una politica più flessibile, il mercato ha iniziato a prezzare in modo che il tasso di rifinanziamento sia crollato da 22 punti base a 17. "Visto che i tassi di interesse sono importanti per le valute, questo crollo ha contribuito a trascinare l’euro al ribasso", ha precisato Sara Yates, che ha aggiunto "questo indica che la BCE dovrà fare di più che tagliare solamente il tasso refi a circa 15 punti base (come molti opinionisti di mercato si aspettano) se l’euro dovesse andare sotto pressione ulteriormente". Secondo la strategist questo “di più” si tradurrà in un linguaggio “dovish” e in un taglio del tasso di deposito, che potrebbe portare il cambio EUR/USD intorno a quota 1,35.

euro_dollaro_3Tuttavia, secondo Sara Yates, il cambio EUR/USD difficilmente scenderà molto al di sotto di 1,35, a meno che la BCE non agisca per invertire in modo deciso la riduzione del suo bilancio e/o i rendimenti USA a 10 anni sfondino quota 3%. "Riteniamo che ci sia qualche possibilità che la BCE annunci nel corso del meeting di giugno l’intenzione di fermare la fuga di liquidità creata dal Securities Market Programme. Tuttavia, crediamo che questo possa rallentare la velocità con la quale il bilancio della BCE si restringe piuttosto che aumentarla".
La strategist ritiene che ci sia troppa resistenza politica per avviare un programma di Quantitative Easing (che aumenterebbe notevolmente le dimensioni del bilancio) e che i rendimenti USA difficilmente si muoveranno al rialzo in modo sostanziale fino al quarto trimestre 2014. "Continuiamo a prevedere il cambio EUR/USD a 1,33 in un anno", ha chiosato Sara Yates.
Tutte le ultime su: bce , euro , dollaro
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