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Dollari, dong e oro

Un anno fa la crisi non era ancora iniziata e il Vietnam era il "prossimo miracolo asiatico". "Giovane, prospero e sicuro di sé", queste le parole di The Economist. Oggi, invece, il Vietnam vieta l'oro. Le analogie con gli Stati Uniti di Roosevelt.

di La redazione di Soldionline 1 lug 2008 ore 16:53

a cura di Bill Bonner - BullionVault (BullionVault.it)

"Io, Franklin D. Roosevelt, presidente degli Stati Uniti d'America, dichiaro che tale emergenza nazionale è tutt'ora in atto e in accordo con la sezione di cui sopra." Queste sono le parole iniziali del'ordine esecutivo emesso il 5 aprile 1933 che permise la confisca dell'oro degli americani, valutato a quel tempo $20,67 all'oncia.

 

Nel gennaio 1934 Roosevelt fissò il prezzo dell'oro a $35, ovvero svalutò il dollaro del 69,3%. Se questo furto a livello nazionale abbia fatto bene all'economia, non si sa. L'economia americana si riprese solo dopo la seconda guerra mondiale, mentre la borsa tornò ai livelli del 1929 solo nel 1950.

 

Ora tocca lo stesso destino al Vietnam, diventato recentemente il maggior importatore di oro fisico al mondo. Gli investitori l'hanno comprato per gli stessi motivi per cui le persone l'hanno sempre comprato: come assicurazione contro il denaro cartaceo. La carta in questione è il cosiddetto "dong", la valuta ufficiale della Repubblica Socialista del Vietnam che ha perso 25% del suo valore in un anno.

 

Un anno fa un tipico investitore vietnamita avrebbe investito in azioni, ma ora la borsa vietnamita è scesa ogni singolo giorno durante il mese di maggio e ha già perso il 60% da gennaio.

 

Altri avrebbero investito nel mercato immobiliare, ma secondo Morgan Stanley i prezzi di appartamenti nei centri commerciali sono dimezzati dall'inizio dell'anno.

 

E il dollaro, un altro rifugio comune per gli investimenti? Il dong si è sempre mosso pressoché nella stessa direzione del dollaro. Dall'era di Roosevelt il dollaro è sceso da 1/20 di un'oncia d'oro ad 1/1000. In dong o in dollari il prezzo medio dell'oro dall'inizio dell'anno è 250 volte quello durante lo stesso periodo del 2007 con una perdita del 37% nel valore delle valute cartacee.

 

Un anno fa la crisi non era ancora iniziata e il Vietnam era il "prossimo miracolo asiatico". "Giovane, prospero e sicuro di sé", queste le parole di The Economist.

 

I vietnamiti hanno sempre ammirato gli americani. Così quando Ho Chi Minh dichiarò l'indipendenza dalla Francia nel 1945 dopo la rivoluzione d'agosto, il paese copiò da Thomas Jefferson: "tutti gli uomini sono creati uguali" iniziò. "Sono formati dal loro creatore con determinati diritti inalienabili tra cui il diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca del guadagno e della proprietà."

 

E infatti la banca statale vietnamita affrontata l'attuale crisi proprio come la Fed e Richard Nixon hanno affrontato crisi simili. La Fed ha rinnegato i suoi obblighi nei confronti dei suoi cittadini: dopo il 1933 questi non avevano più il diritto di riscattare i loro dollari contro oro. Nel 1971 Richard Nixon fece irrigidire i rapporti con gli stranieri, in particolare con la Francia, rifiutandosi di pagare oro per dollari. Ora arriva Mr Dung e fa chiudere le attività di chi importa oro in Vietnam. Egli ha "temporaneamente" revocato le licenze per ulteriori importazioni, scrive il Financial Times.

 

In passato se l'economia americana starnutiva, agli esportatori asiatici veniva il raffreddore. Il Vietnam è una delle economie più globalizzate e la sua borsa ne soffre le conseguenze. Quanto la Fed cerca di stimolare l'economia con credito facile, la liquidità in eccesso fa aumentare più velocemente i prezzi a Hanoi che a Houston.

 

Il FMI ha fissato l'inflazione mondiale media a 3,9% per il 2007 e a 4,7% per il 2008. Ma nei mercati emergenti l'inflazione è quasi del 12%. Poiché i prezzi delle materie prime e del cibo si sono impennati in dollari, anche il costo della vita è aumentato. E "gli investitori vietnamiti hanno preso la decisione razionale che l'oro è una buona protezione contro l'inflazione e il dollaro debole", dice al Financial Times il direttore di Dragon Capital con sede a Ho Chi Minh.

 

I vietnamiti hanno comprato talmente tanto oro che le importazioni di questo metallo prezioso in Vietnam sono raddoppiate nel 2007. Anche gli investitori in tutto il mondo vorranno fare una decisione razionale. Finché sono in tempo.

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